Progettare con lentezza. Incontro con la designer-pastora Ines Schertel

Alla collettiva dedicata ai materiali insoliti allestita al Nhow di Milano partecipa anche la designer brasiliana, che alleva le pecore che forniscono la lana per i suoi pezzi e che ha fatto sue le tecniche di infeltritura manuale dei nomadi dell’Asia Centrale.

Ines Schertel, Caudilho. Courtesy Ines Schertel
Ines Schertel, Caudilho. Courtesy Ines Schertel

Ines Schertel, nata a Porto Alegre, vive in una tenuta nel sud del Brasile e alleva un gregge di trecento pecore. Con la loro lana, lavorata secondo tecniche di infeltrimento manuale e colorata con pigmenti botanici, produce arazzi, sedute per sgabelli, vasi il cui impatto ambientale può essere misurato con precisione dal momento che tutti i passaggi avvengono “in casa”. Alcuni di questi oggetti, pezzi unici realizzati appositamente per l’occasione, sono esposti a Milano nell’ambito della collettiva Materica, allestita all’hotel Nhow e dedicata ai materiali inusuali o all’uso insolito di materiali più consueti. “Lo slow design era entrato a far parte della mia vita e del mio lavoro prima ancora che me ne accorgessi”, ci spiega la designer-pastora, che abbiamo intercettato durante l’allestimento della mostra. La scelta di lasciare la metropoli di São Paulo per vivere in una fattoria di São Francisco de Paula con il marito e quella di usare la lana delle sue pecore come materia prima per una progettazione lenta e rispettosa dell’ambiente sono avvenute in contemporanea e senza alcun tipo di pianificazione. “Avevo già l’allevamento quando vivevamo in città, era una specie di seconda vita parallela alla prima. Ogni volta che facevo la tosatura mi innamoravo sempre di più di quel materiale nobile”.

LA TECNICA

La lana viene pressata a mano con acqua e sapone d’oliva, seguendo un procedimento che riprende le tecniche ancestrali usate dai nomadi dell’Asia Centrale da più di seimila anni, in modo da ottenere un effetto “a strati” con sfumature imprevedibili. “In questo modo è nato il primo tessuto dell’umanità, prima che esistessero il filo e il telaio”, prosegue Ines Schertel.
Già in tempi molto antichi i nomadi delle steppe pressavano la lana e la usavano per realizzare tappeti, borse, vestiti, scarpe… in questo modo costruivano perfino le case! La loro storia mi ha toccata e sono andata fin là per poter vivere con loro. Sono stati giorni meravigliosi, ho imparato la loro tecnica e l’ho reinterpretata a modo mio: in questa maniera i miei pezzi parlano il mio linguaggio”. La lavorazione di ogni oggetto, artigianale in ogni suo passaggio, segue i ritmi lenti della natura e può durare fino a tre mesi.

Ines Schertel con lo sgabello Truvisca. Courtesy Ines Schertel
Ines Schertel con lo sgabello Truvisca. Courtesy Ines Schertel

IL PROCEDIMENTO

Per realizzare gli arazzi Viracão, Graxaim e Caudilho, per esempio, sono necessari circa 90 giorni: la designer lavora separatamente le varie parti, che poi vengono tinte facendole bollire con pigmenti naturali ‒ foglie, fiori di eucalipto, semi ed erbe selvatiche come la carqueja e il raiz de São João. Lo sgabello Porva, con una seduta formata della sovrapposizione di diversi strati di lana infeltriti e tinti manualmente e gambe di legno certificato Tauari, richiede circa un mese di lavoro. “La mia giornata è lunga e impegnativa, mi alzo presto e cammino nella foresta per raccogliere gli elementi che mi serviranno per tingere la lana. In ogni stagione dell’anno ne approfitto per ammirare la natura e osservare i suoi cambiamenti”, racconta ancora Schertel, che ha fatto della lentezza una scelta di vita. “Più vado avanti, più ho rispetto per il materiale con cui lavoro. Per questo non voglio puntare sulla quantità: al contrario, voglio produrre sempre meno pezzi ma questi devono essere di grande qualità”.

Giulia Marani

www.inesschertel.com.br

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.