Il bosco in un cortile a Milano: l’esordio dell’architetto inglese Asif Khan al Fuorisalone

Asif Khan esordisce alla settimana del design milanese con un padiglione che racconta chi siamo. Il suo lavoro è un’allegoria sull’evoluzione della vita nello spazio urbano. E domestico.

Asif Khan, The Litta Variations/ 4th movement, Foto di Maurizio Tosi
Asif Khan, The Litta Variations/ 4th movement, Foto di Maurizio Tosi

Da oltre quattro anni Palazzo Litta figura fra gli highlights del Fuorisalone: anno dopo anno, a giudicare dagli sguardi dei visitatori, resta una sorpresa scoprire quale sarà il racconto che prenderà piede dall’austero cortile settecentesco per svilupparsi poi nelle stanze del palazzo, tematizzando le tendenze del design e dei nostri stili di vita. Da sempre il cortile d’ingresso è il tessuto connettivo degli allestimenti, perché le tematizza dando il titolo all’edizione in corso, sintetizzata attraverso un’installazione di grandi dimensioni in cui si anticipa al visitatore la chiave di lettura di quanto vedrà. L’installazione nel cortile è concepita per accogliere il visitatore, accrescerne curiosità e aspettativa, e nel contempo consentirgli una piccola sosta prima della visita.

VARIAZIONI AL LITTA

Anche quest’anno l’allestimento dello spazio d’ingresso è giocato su questi elementi: vuole sorprendere, raccontare, rilassare, svelare. “The Litta Variations/ 4th movement”è il titolo, l’architetto inglese Asif Khan, l’autore. Le forme? Una selva, un colonnato, un altro pianeta, una piazza, un…. Tempietto nel Bosco. Già, perché “Tempietto nel bosco” è un po’ tutto questo: una piastra rialzata, accogliente e monumentale insieme, seminata di colonne prismatiche rosse in legno alte fino all’imposta del piano nobile tra le quali muoversi e riposarsi su amache e sgabelli liberamente disposti all’interno del “bosco”. Al centro della selva-labirinto è uno specchio libero in marmo che vuole citare l’archetipo della piazza, una pausa nel ritmo fitto delle colonne e del viavai circostante. Nel suo approccio olistico e colto insieme, Khan ha voluto dare forma alla più autentica esperienza dello spazio che ogni persona fa nel corso della propria esistenza indipendentemente dal proprio background: il bosco, la natura, il camminare sulla terra, il riposo nomade.

UN TEMPIETTO NEL BOSCO

E ha voluto ripercorrere attraverso questi semplici elementi, nei gesti essenziali che ciascuno compie per viverli, tutta la tradizione architettonica classica dal colonnato, all’agorà, alla griglia rinascimentale: natura e ordine. “La consapevolezza dell’esperienza umana in architettura guida il nostro modo di pensare” dice Khan. “La relazione della gente con i materiali, la natura e in particolare con la tecnologia: noi la ricerchiamo e lavoriamo con essa”. Perché le “Litta variations” che Khan anticipa attraverso il suo Tempietto nel Bosco rappresentano le evoluzioni del processo creativo nel tempo, del lavoro negli studi di design, e in definitiva i mutamenti nello stile di vita di ciascuno di noi. Per questo non si ferma solo al passato e al presente, ma ammicca al futuro con ironica curiosità: il rosso delle colonne di legno e della ghiaia a pavimento allude alla superficie di Marte, il nostro prossimo orizzonte.

– Aurelia Debellis

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Aurelia Debellis
Aurelia Debellis è architetto e giornalista freelance. Formatasi fra Genova, Barcellona e Milano, lavora oggi presso una società di ingegneria e architettura operante in Italia e all’estero mentre scrive di architettura per Artribune, Archetipo e testate di settore sul web. Nelle edizioni 2011 e 2012 ha curato, insieme a Renata Sias per la rivista US ufficiostile (gruppo IlSole24Ore), il premio US award per i migliori uffici dell’anno. Ha collaborato con lo IED di Milano tenendo corsi monografici per l’indirizzo didattico internazionale di Interior Design. Ha sviluppato progetti propri di design come la fontana municipale di Lądek Zdrój (Polonia) e interiors nell’hôtellerie.