Green Island: una storia verde nel quartiere Isola di Milano. Intervista aspettando il Fuorisalone

Focus su uno dei progetti più longevi del Fuorisalone, impegnato dal 2001 nella riflessione sul rapporto tra spazio urbano e natura e sulla valorizzazione di ecodesign, artigianato e altre pratiche green. Alla vigilia dell’edizione numero diciotto, abbiamo incontrato l’ideatrice Claudia Zanfi, storica dell’arte con la passione per i giardini.

Green Island
Alcune immagini da Green Island, il programma internazionale incentrato sul verde urbano e sulla ricerca di uno stile di vita sostenibile nelle città contemporanee ideato da Claudia Zanfi.

Ha diciott’anni ma non li dimostra. Green Island, il programma internazionale incentrato sul verde urbano e sulla ricerca di uno stile di vita sostenibile nelle città contemporanee ideato da Claudia Zanfi, nasce nel 2001 con una vocazione ecologica in anticipo sui tempi. Il luogo dove tutto è cominciato è il quartiere Isola, all’epoca non ancora territorio di movida e di locali di tendenza ma zona liminale dalla reputazione non impeccabile, separata dal centro da un muro e da uno spesso fascio di binari. Nel corso degli anni, le iniziative si sono moltiplicate mantenendo come filo conduttore il tema del green, di pari passo con la riqualificazione del quartiere e la nascita di un distretto del design.

I PROGETTI

In accordo con uno dei principi ispiratori del progetto, la ricerca di un nuovo equilibrio tra spazio pubblico urbano e natura, le installazioni pensate per la settimana del design hanno spesso e volentieri investito la Stazione Garibaldi. L’hub ferroviario, frequentato da migliaia di passeggeri ogni giorno, si è trasformato di volta in volta in un’Oasi Verde (nel 2007, con il giardino pensile disegnato da Andrea Branzi e collocato al primo piano), in un coloratissimo Frutteto Urbano (nel 2010, quando l’atrio della stazione ha ospitato dozzine di alberi da frutto impiantati in vasi colorati firmati dal designer olandese Ton Matton e nutriti con un sistema di alimentazione eco-sostenibile) o ancora in location nella quale passeggiare su un tappeto fiorito di oltre 120 metri quadri e imparare a riconoscere le erbe spontanee lombarde (Flora Binaria, del 2012) realizzata insieme al duo ReRurban. Nel 2015, l’anno di Alveari Urbani, i passeggeri in transito hanno trovato ad accoglierli una serie di arnie contemporanee, disegnate da alcuni tra i grandi nomi del progetto internazionale (Atelier Van Lieshout, Studio Snøhetta, Daniel Gozalez, Katja Loher e altri ancora), pensate per essere integrate nel tessuto della città, oltre ad assaggi di miele biologico e a una colonia di api in piena attività con tanto di apicoltrice a raccontarne il lavoro.

LA DICIOTTESIMA EDIZIONE

Per la diciottesima edizione di Green Island, Claudia Zanfi e il suo studio Atelier del Paesaggio hanno concepito un percorso botanico attraverso Zona Isola che si propone di valorizzare l’ecodesign e l’artigianato e si articola intorno a tre temi: fiori, legni e creatività. Nelle prime due “stanze”, la “stanza botanica” (allo spazio RivaViva) e la “stanza della creatività” (negli spazi di MoMo, bistrot gemellato con un’associazione Pro-Senegal, e nelle vetrine del negozio Tiger della Stazione Garibaldi), le opere di design e artigianato etnico dialogano con gli scatti della fotografa piacentina Cinzia Castagna, che mostrano vegetazione e fioriture in una veste nuova, come sculture vegetali – con la loro architettura interna ed esterna – veri e propri “oggetti di design”, creati dalla sapiente mano della natura invece che da quella del progettista. Nella “stanza dei legni” (all’Algranti Lab), esperti artigiani introdurranno i visitatori ai segreti del legno e delle diverse lavorazioni artigianali. Ci sarà anche un piccolo lavoro di street art, una sorta di “caccia al tesoro” con indizi calpestabili: il percorso di Green Island attraverso il quartiere Isola sarà segnalato da foglie verdi dipinte sui marciapiedi da una coppia di giovani artisti. Ne abbiamo parlato con la Zanfi.

Con le sue diciotto edizioni, Green Island è una tra le realtà più longeve della design week. In che modo si differenzia rispetto alle altre proposte?

Oltre ad essere stato un progetto pioniere nel suo genere – nel 2001 non era così scontato parlare di green – il nostro è un progetto culturale a tutto tondo. Parla di ambiente e di società prima che di prodotto e per questo si distingue da altre iniziative a vocazione più commerciale. Inoltre, di solito quello che facciamo non si esaurisce entro i limiti temporali della design week. Volendo usare una metafora vegetale che ben si adatta al tema, una volta seminato c’è un continuo raccolto.

Perché proprio all’Isola?

Prima che diventasse quello che conosciamo, l’Isola era un quartiere malfamato. C’erano, però, numerose botteghe artigianali: fabbri, liutai, falegnami, piccoli gioielli di quello che oggi siamo abituati a chiamare design autoprodotto ma che allora si chiamava semplicemente artigianato, o artigianato artistico. Penso per esempio a Algranti Lab, il laboratorio fondato da Costanza Algranti che produce mobili a partire da legni riciclati. Noi siamo stati tra i primi ad aprire uno studio in via Cola Montano e abbiamo attivato delle sinergie con le altre realtà di zona. Siamo partiti dalla fotografia, che seguivo da anni anche grazie alla mia esperienza come curatrice al Museo d’Arte Galleria Civica di Modena, e da via Pepe, dietro la casa del Terragni, dove c’era un muro di confine tra la stazione e il quartiere che abbiamo trasformato in una galleria a cielo aperto con una serie di fotografie in gradissimo formato. Col tempo è nato un network molto bello, chiunque avesse un negozio con affaccio diretto sulla strada ha voluto partecipare e far vivere il quartiere.

Lo spazio urbano è al centro della sua riflessione, come sarà secondo lei la città del futuro?

Mi interesso da molto tempo a questi temi, è vero, ma non sono un’urbanista. Credo però, e di questo ormai siamo tutti consapevoli, che le nostre città dovranno necessariamente essere più sostenibili. È necessario ridurre l’inquinamento – non soltanto quello delle auto, per il quale comunque a Milano si sta facendo molto, per esempio incentivando l’uso della bicicletta – ma anche facendo un uso più responsabile dei riscaldamenti e dei condizionatori. Bisognerebbe, inoltre, continuare ad incentivare la creazione di spazi verdi e la loro gestione da parte dei cittadini, come è già stato fatto per esempio a Milano con gli orti urbani e la campagna ‘Adotta il verde pubblico’, attività in grado di far rivivere spazi verdi abbandonati e di creare socialità.

– Giulia Marani

Green Island 2018. GARDENS / dal 17 al 22 aprile 2018 (opening il 16 aprile)
a cura di Claudia Zanfi e Atelier del Paesaggio
Zona Isola, varie location
www.amaze.it

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map.artribune.com/milano

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CuratoreClaudia Zanfi
Spazio espositivoRIVA VIVA
Indirizzovia Porro Lambertenghi 18 - Milano - Lombardia
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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.