La quotidianità è tutt’altro che banale, specie se a darle un nuovo volto è un designer capace di unire elementi reali all’universo dell’invenzione e della fantasia. Ecco una panoramica sugli oggetti più curiosi realizzati da Dominic Wilcox.

Chi avrebbe mai pensato che la banalità non fosse affatto normale? Sicuramente Dominic Wilcox (Sunderland, 1974). Chi avrebbe mai pensato che potessero esistere, nella realtà della routine, scarpe con la strada di casa impressa sulla suola; cestini per la spazzatura a xilofono; pennette screen-touch da naso; binocoli per vedere il futuro; navi con la prua a incastro per le banchine; materassi a forma d’uomo rannicchiato oppure reindirizzatori del suono composti da imbuti? Nuovamente Wilcox.
Per l’artefice inglese, l’oggetto di per sé non può esistere se non come riposizionamento del pensiero. Attraverso quelli che lui definisce “piccoli commenti sulla vita di tutti i giorni”, ma che potrebbero essere denominati invenzioni, progetti, proiezioni, inferenze o, più semplicemente, fantasie, Wilcox travalica la fisicità oggettiva e la linearità formale del fai-da-te funzionale per costruire il processo di design.

Dominic Wilcox con i suoi Future viewing binoculars
Dominic Wilcox con i suoi Future viewing binoculars

DESIGN E QUOTIDIANITÀ

Ogni espediente concepito da Wilcox si trasforma in una serie di artefatti che comprendono anche: una macchina incubatrice/sterilizzatrice per stringersi la mano; un allestimento di mostre di pittura per cani; un cucchiaio che dosa le quantità; un’automobile senza guidatore, nella quale dormire sotto una calotta di vetro colorata; così come un orologio con piccoli diorama sulle lancette è stato formulato per instillare in chi li guarda, anche semplicemente in fotografia, diversi tipi di reazioni. Spingendo l’assurdo ad aderire ai limiti con la realtà, il sorriso di chi scopre una tazza da caffè con un ventilatore incorporato può trasformarsi in un desiderio di appropriazione ed emulazione, come se il pensiero tornasse a portata di mano e finalmente libero dall’impossibilità di verificarsi come contingenza.
Il riuso di oggetti dalla provenienza quotidiana, riproposti, ricomposti, ripensati e riutilizzati, rendono il legame tra progetto e design la distanza più breve tra la sua immaginazione e l’immaginazione di chi guarda, tra la necessità di una realizzazione immediata e il suo opposto immateriale.

Ginevra Bria

http://dominicwilcox.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36
Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.