Pierre Charpin. Il “designer dell’anno” in mostra a Parigi

Una piccola mostra poetica, immersa e allo stesso tempo astratta rispetto al brusio della fiera Maison&Objet, mette in luce il talento discreto e coerente di un grande protagonista contemporaneo del design francese.

Pierre Charpin, scenografia per la mostra Quali cose siamo curata da Alessandro Mendini al Triennale Design Museum di Milano, 2011. Photo Atelier Charpin
Pierre Charpin, scenografia per la mostra Quali cose siamo curata da Alessandro Mendini al Triennale Design Museum di Milano, 2011. Photo Atelier Charpin

Cosa ci fa una mostra in una fiera? Benché da anni i grandi appuntamenti commerciali legati al mondo del mobile ci abbiano abituato alla presenza di piccole esposizioni di nicchia – il più delle volte installazioni (come IMM Cologne con Das Haus) o percorsi curatoriali legati alla lettura in nuce di temi e tendenze (ad esempio il Salone del Mobile di Milano) –, la mostra personale ci appare ancora come un esile corpo estraneo gettato in pasto a professionisti orientati alle ragioni del business più che a quelle della cultura. Non che le due dimensioni non possano convivere, ovviamente, ma resta il sospetto che la loro commistione interessi tutto sommato una minoranza piuttosto sparuta, non troppo coinvolta dal potenziale evocativo e, perché no, economico di questo possibile scarto.

UN DESIGNER IN FIERA

Dobbiamo ringraziare la fiera parigina Maison&Objet, allora, per aver da tempo istituzionalizzato il format di una mostra dedicata a un “Designer dell’Anno”, accendendo i riflettori, per quanto riguarda questa edizione 2017, su una personalità d’oltralpe attiva già da decenni eppure mai veramente nota al grande pubblico – i grandi numeri delle fiere, appunto.
Classe 1962, Pierre Charpin attraversa i settori della progettazione lavorando senza soluzione di continuità con la produzione del mobile industriale, con il complemento oggetto, la ceramica, l’edizione limitata su commissione (come con la Galerie kreo, di cui è ormai da anni un vero e proprio protégé). Due le linee di ricerca che sembrano non abbandonarlo: una certa vena concettuale, che si tiene lontana dalla provocazione gridata per prediligere un contesto d’uso effettivo, e una dedizione verso un tratto geometrico smussato, rigoroso ma mai punitivo, sublimazione attualizzata del segno di Le Corbusier (matrice ancora oggi comune a numerosi designer francesi, in lui più pronunciata che in altri).

Pierre Charpin, Slice, 1998. Riedizione by Cinna, 2016
Pierre Charpin, Slice, 1998. Riedizione by Cinna, 2016

LA MOSTRA E I PRODOTTI

A Maison&Objet, una piccola selezione dal suo portfolio (ed è qui che perdura il sospetto di cui sopra, al di là di quanto la mostra sia stata enfatizzata dalle dichiarazioni stampa della stessa fiera) trova spazio tra le intercapedini di grandi quinte bianche, mentre pannelli alle pareti spiegano in maniera articolata la genesi dei progetti esposti: dalla poltrona-chaise longue a fette “Slice”, prodotta da Cinova nel 1998 e riproposta oggi dal marchio Cinna, alla campana F93, alla Pc lamp per Wrong.London ai vassoi in legno laccato della serie Lacquer per Hermès Maison. Forme assolute, prodotti archetipici, solo apparentemente anonimi perché costruiti sulla forza di dettagli – la curva di una maniglia, una punta di colore, un taglio nella materia – che altro non sono se non una lettura personale della storia e delle interazioni di quell’oggetto col mondo. Dettagli basati su piccoli scarti, allora, che bastano da soli a definire il senso di una poetica discreta e rigorosa, in bilico tra gusto di nicchia e potenziale da grandi numeri.

Giulia Zappa

www.maison-objet.com

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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.