Passata è la Brexit. Ma il design del Regno Unito firma un manifesto per prepararsi al 2017

Fra i firmatari Amanda Levete, Sadie Morgan, Paul Priestman, ma anche Deyan Sudjic e il rettore del Royal College of Art, Paul Thompson.

John Pawson, the Design Museum, Londra ph credit Marta Atzeni
John Pawson, the Design Museum, Londra ph credit Marta Atzeni

Cosa riserva il 2017 ai designer inglesi sotto la tenaglia della Brexit? Per tutelare la categoria e fare lobby per le proprie idee, è stato recentemente presentato al Ministro della Cultura inglese Matt Hancock il Brexit Design Manifesto, un documento programmatico teso a dimostrare l’importanza vitale di questo specifico settore dell’industria creativa per l’economia dell’isola. Nato dall’impulso del fondatore del blog Dezeen, Marcus Fairs, e presentato per la prima volta durante lo scorso London Design Festival, il manifesto si è mosso in questi mesi a favore della tutela dell’assunzione di lavoratori stranieri, per il mantenimento di un dialogo continuativo con le realtà estere, per una programmazione pianificata di eventi che mettano in dialogo le diverse realtà creative inglesi, nonché per la necessità di regolamentazioni maggiori su didattica ed educazione al design. E senza dimenticare una rappresentazione più decisa delle istanze di categoria nei confronti delle scelte ministeriali.

1,5 MILIONI DI PERSONE

Moltissimi gli intellettuali e i professionisti che hanno sottoscritto l’appello – Amanda Levete, Sadie Morgan, Paul Priestman, ma anche Deyan Sudjic e il rettore del Royal College of Art, Paul Thompson, tra gli altri – contribuendo a fare luce su un settore che genera ingentissimi fatturati e impegna circa 1,5 milioni di persone. E che recentemente ha avuto un nuovo deciso impulso dall’inaugurazione a Londra del nuovo Design Museum. Ora che la voce dei diversi attori che muovono le sorti di design e architettura in UK si è alzata unica e forte, l’augurio è che il governo britannico continui a proteggere e a far fiorire il design, coltivandolo il dialogo continuo di scambio e di conoscenze nei confronti dell’Europa. E non è un caso, allora, che alla fine dell’annus horribilis per l’unità del vecchio continente, ma anche dei rischi di recessione post Brexit della UK, il ministro Hancock abbia riconosciuto l’importanza di tutelare design e architettura, con una dichiarazione che menziona entrambi come valori per l’anno 2017 e che definisce il settore come: “vitally important to our future as an outward looking creative nation”. Un’ammissione che basterà a tutelare i tanti designer stranieri impegnati nelle mille realtà creative di Londra?

Ginevra Bria

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.