A San Gimignano nel 2027 aprirà il polo culturale multifunzionale ExCelle San Gimignano
Già convento e carcere, lo storico complesso architettonico di proprietà pubblica tornerà in attività come polo museale, di produzione artistica e per l’ospitalità. Con un investimento di 25 milioni di euro si punta a dare nuova vita ai suoi 13mila mq, in disuso dalla metà degli Anni Novanta
Occupa circa il 10% del centro storico di San Gimignano (in provincia di Siena) il complesso intitolato a San Domenico, di cui condividono la proprietà Regione Toscana e Comune di San Gimignano. Negli ambienti eretti (e via via rimaneggiati) a partire dal XIV Secolo attorno al suo grande chiostro, si sono svolte le esistenze terrene di generazioni di domenicani. Soppresso nel 1787, quello che era stato un convento impreziosito da opere pittoriche legate alle scuole senese e fiorentina ha lasciato il posto a un istituto detentivo. Dal 1833 e fino al 1995, le celle monastiche sono così divenute il confine fisico entro cui i detenuti hanno scontato le loro pene. A più di tre decenni da allora è ufficialmente iniziato il conto alla rovescia verso la terza vita di questo sito, prossimo a sperimentare una restituzione pubblica senza precedenti per la sua storia.
1 / 4
2 / 4
3 / 4
4 / 4
Rigenerazione urbana e culturale nel senese: a primavera 2027 aprirà ExCelle San Gimignano
In seguito alla gara europea per il risanamento e la valorizzazione dell’ex convento ed ex carcere della “città delle torri”, indetta dal Comune di San Gimignano d’intesa con la Regione Toscana, Opera Laboratori è stato individuato come concessionario del bene in questione per 69 anni. Fin dalle prime battute di questa operazione, che risalgono al 2018, il modello adottato è stato quello del project financing, all’insegna della collaborazione pubblico-privato. Chiare le traiettorie funzionali definite dalla proprietà pubblica: per effetto dei lavori intrapresi sul finire del gennaio 2024, due terzi del San Domenico verranno destinati ad attività culturali (sono in realizzazione spazi museali, un Digital Art Museum ipogeo, un’area eventi all’aperto, spazi per convegni, mostre e associazioni, percorsi panoramici nei camminamenti di ronda), mentre un terzo dei fabbricati accoglierà una struttura ricettiva. Il programma di intervento include, inoltre, botteghe artigianali, una libreria, porzioni destinate alla ristorazione. Affidato allo studio di architettura ArDeMo, di base a Firenze e Livorno, l’intervento architettonico si basa sul rispetto dei volumi esistenti e sull’adozione di materiali e soluzioni tecniche capaci di introdursi nel sito senza snaturarne la (seppur stratificata) identità. Quando, nella primavera 2027, sarà possibile varcare la soglia del San Domenico si scopriranno interni in cui arredi d’epoca convivranno con innesti contemporanei, collocati in ambienti definiti da superfici in calce, velature pigmentate, tra finiture in cocciopesto, quercia antica, resina e corten.
1 / 7
2 / 7
3 / 7
4 / 7
5 / 7
6 / 7
7 / 7
A San Gimignano il primo esempio di project financing italiano nel settore culturale
“Qui venivano Girolamo Savonarola e Dante, poi è stato un carcere e infine a lungo abbandonato”, ha ricordato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, specificando che a San Gimignano si sta lavorando alla realizzazione di “un complesso polifunzionale che avrà una capacità di attrazione pari a quella delle torri che l’hanno resa famosa nel mondo”. Ribattezzato ExCelle, con un evidente rimando alla dimensione abitativa monastica e alla parallela volontà di evocare la dimensione dell’eccellenza con la prossima apertura, questo intervento di rigenerazione è “di grande importanza per la nostra comunità, ma direi per tutta la Val d’Elsa e per la Toscana” ha precisato a sua volta Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano. “Dopo decenni di chiusura, il Complesso di San Domenico torna ad aprirsi a cittadini e visitatori: non recuperiamo solo un edificio, ma restituiamo alla città una parte fondamentale della sua anima”, attraverso “un progetto culturale, urbanistico e sociale insieme”, ha aggiunto Marrucci. Sugli aspetti salienti dell’iter in corso abbiamo infine sollecitato Beppe Costa, presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori.

Ex⁎Celle San Gimignano: una rinascita da 25 milioni di euro. Parola a Beppe Costa di Opera Laboratori
Quali sono le principali sfide nel percorso di riqualificazione avviato nel 2024?
La riqualificazione del complesso di San Domenico rappresenta una sfida di grande complessità, prima di tutto per la straordinaria stratificazione storica e simbolica del luogo. Parliamo di un sito che ha attraversato secoli di trasformazioni – da area sacra a convento, da carcere a spazio abbandonato – e che oggi richiede un intervento capace di tenere insieme tutela, memoria e nuove funzioni contemporanee. La principale sfida architettonica è stata quella di intervenire su oltre 13.000 mq di edificato storico, inserito nel cuore del centro di San Gimignano e in un contesto UNESCO, garantendo al tempo stesso sicurezza strutturale, accessibilità, sostenibilità e flessibilità d’uso.
A suo avviso qual è il punto di forza di questa rigenerazione?
È proprio questo cambio di paradigma: non un restauro museale, ma una rigenerazione viva, che valorizza gli elementi identitari del complesso: il chiostro, il camminamento di ronda, le celle e gli spazi ipogei, reinterpretandoli con un linguaggio architettonico sobrio, rispettoso e contemporaneo. In questo senso, ExCelle diventa un esempio di come il patrimonio possa essere riparato, riattivato e restituito all’umanità, mantenendo intatta la propria identità.
Quali saranno le ricadute, in primis, per la cittadinanza?
La rinascita di San Domenico è prima di tutto una restituzione alla comunità. Dopo decenni di chiusura, uno dei luoghi più estesi e simbolici del centro storico torna ad essere vissuto, frequentato, attraversato dai cittadini, non solo dai visitatori. L’intervento genererà nuove opportunità in termini di occupazione, indotto economico e valorizzazione delle competenze locali, in particolare nei settori dell’artigianato, dell’agroalimentare, dei servizi culturali e dell’ospitalità. ExCelle non è pensato come un’enclave isolata, ma come un nuovo quartiere urbano culturale integrato nella vita quotidiana della città.
Oltre l’overtourism: un nuovo polo attrattivo per riequilibrare i flussi e anche un luogo di produzione artistica
Concentrandoci sul rilancio del complesso in chiave turistica e culturale, quali sono le aspettative?
Dal punto di vista turistico, il progetto mira a contribuire a un riequilibrio dei flussi offrendo nuove esperienze culturali e nuovi percorsi di visita rispetto alla direttrice più congestionata del centro storico. Musei, spazi espositivi, eventi, ospitalità esperienziale e percorsi panoramici permettono di ampliare il tempo di permanenza dei visitatori e di intercettare un turismo più consapevole, culturale e internazionale. In chiave culturale, San Domenico diventerà un polo di produzione e non solo di fruizione, capace di ospitare mostre, installazioni immersive, spettacoli, concerti, convegni e attività formative. Un luogo dove il patrimonio storico dialoga con il contemporaneo, creando nuove narrazioni e nuove modalità di accesso alla cultura.
Ulteriori auspici?
L’aspettativa è che ExCelle diventi un modello replicabile di rigenerazione culturale, capace di dimostrare come il partenariato pubblico-privato, se guidato da una visione condivisa, possa generare valore duraturo per i territori e per le comunità che li abitano.
Valentina Silvestrini
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati