Milano olimpica. Grande respiro internazionale o grande occasione mancata? 

I grandi eventi come le Olimpiadi Invernali sono sempre un momento in cui le città ospitanti si mettono alla prova, e provano a immaginare il proprio futuro. Succede anche a Milano, anche se non senza difficoltà. Ecco come cambia la città della Madonnina

C’è un’immagine di Milano Cortina 2026 che potrebbe restare impressa nella memoria collettiva. Il 6 febbraio, lo spettacolo curato da Balich Wonder Studio accenderà il più grande stadio d’Italia nel segno della luce e della forza simbolica della fiamma olimpica: l’impianto di San Siro, a cento anni esatti dalla sua inaugurazione, ospiterà la cerimonia di apertura dei XXV Giochi Olimpici invernali. Un ultimo, grandioso show, sinonimo per eccellenza di massima visibilità planetaria, prima che inizi la fase discendente, verso una demolizione tanto controversa quanto osteggiata. Dopo uno dei bienni più tormentati e convulsi della sua storia recente, Milano arriva al traguardo olimpico apparentemente fiaccata, depotenziata dopo quel vigoroso slancio che, un decennio fa con Expo 2015, ha contribuito a ridefinirne reputazione, attrattività, aspetto. Dallo scorso novembre di proprietà delle società A.C. Milan S.p.A e F. C. Internazionale Milano S.p.A, al termine di un iter complicato e non privo di echi polemici, lo stadio San Siro si candida così a emblema di una città oggi in transizione. Una riconosciuta (e amatissima) gloria architettonica destinata a cedere il passo al nuovo, mentre l’opinione pubblica è spaccata e gli scenari per il futuro restano da immaginare. 

Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Dave Burk © SOM
Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Dave Burk © SOM

Olimpiadi e ambizioni urbane 

Saranno quindi in grado le Olimpiadi di incoraggiare l’avvio di una rinnovata fase per la città? Quali risorse, potenzialità e limiti emergeranno dalla presenza di atleti e ospiti internazionali in città, dal traino mediatico che l’evento comporta, dai commenti della stampa di tutto il mondo? A vent’anni dall’omologa esperienza di Torino, a sua volta generatrice di un profondo rinnovamento per quel contesto urbano, pur con le dovute differenze di scala e investimento è il più recente caso di Parigi a fornire un modello di riferimento. Chiunque oggi si ricorda degli sforzi messi in campo per rendere la Senna balneabile. Un progetto sulla carta un po’ folle, indubbiamente costoso, fino all’ultimo dal destino incerto, ma di fatto capace di fornire un esempio di cosa possa davvero essere la “legacy” di un evento di questa natura. Nuove dotazioni sportive, infrastrutture potenziate, verde pubblico, lavoro, opportunità, ma non solo. Bercy, Bras Marie e Grenelle sono le tre zone balneabili lungo il fiume che nel corso dell’estate 2025 sono divenute accessibili a tutti: un risultato che ribadisce quanto le nostre città possano essere altro rispetto al modo in cui la consuetudine (e le regole) ci spingono a considerarle, viverle e attraversarle. Un fiume che da “scenario” diventa luogo in cui tuffarsi, rinfrescarsi, incontrarsi ci ricorda l’esistenza di forme di appropriazione urbana non sperimentate o da tempo archiviate (nel Novecento a Parigi la Senna era stata balneabile) anche nei tessuti più densi. Nuove pratiche collettive, legate allo sport, alla vita all’aperto, alla salute possono essere sempre introdotte: le Olimpiadi possono ispirarle. A Milano è mancata un’ambizione analoga? Forse. Ma una valutazione ponderata necessita di tempi di osservazione più generosi. 

 Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Lucas Blair Simpson © SOM
Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Lucas Blair Simpson © SOM

I Giochi Olimpici interregionali 

Quello del 2026 è un appuntamento olimpico con diffusione interregionale. Milano ne condivide le sorti con un corollario di località e valli, distribuite tra Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige. Tutte le aree sono variamente coinvolte nel Piano delle Opere Olimpiche coordinato dalla SIMICO, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020–2026 S.p.A., costituita nel 2021 dalle due regioni in questione, insieme alle province autonome di Trento e Bolzano e ai ministeri delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. In linea con il medesimo principio che alle latitudini europee ha raggiunto piena evidenza proprio con i Giochi Olimpici Estivi di Parigi 2024, anche il capoluogo lombardo sul fronte architettonico ha ragionato sull’adattabilità del patrimonio esistente, optando così per un ridotto numero di interventi di nuova costruzione. Si tratta del Villaggio Olimpico e dell’Arena Santa Giulia, concentrati nel quadrante sud-orientale, con il nodo ferroviario di Milano Rogoredo quasi a metà. Entrambi sostenuti da investimenti privati, sono considerati una sorta di “apripista” per due vaste operazioni di rigenerazione urbana previste in città. Da una parte, quella relativa al futuro quartiere Scalo Romana, che nascerà nel dismesso scalo ferroviario di Porta Romana e del quale il Villaggio dovrebbe rappresentare il “cuore giovane”; dall’altra, Milano Santa Giulia, con il suo mix funzionale. Per circa un mese, tra Olimpiadi e Paralimpiadi, a fare da cornice alle gare internazionali saranno inoltre siti già in uso, opportunamente adeguati e attrezzati, e sedi temporanee. E poi? Ecco una ricognizione e gli scenari futuri. 

Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Dave Burk © SOM
Milano, il Villaggio Olimpico. Photo Credit Dave Burk © SOM

Il Villaggio Olimpico di Milano

Progetto capofila della Milano olimpica, nonché eredità permanente della kermesse, è il Villaggio Olimpico. Tra le opere già ultimate entro il 2025, costituisce il punto di avvio di un piano di rigenerazione basato sul masterplan generale di Outcomist per l’area di Porta Romana. Disegnato dallo studio Skidmore, Owings & Merrill – SOM, con COIMA Image per gli interni e con lo studio Michel Desvigne per il verde pubblico (che sarà decisivo per rendere gradevole ciò che del tutto gradevole non è), si appresta ad accogliere gli atleti olimpici e i membri delle delegazioni internazionali. Successivamente, nelle sei palazzine del complesso potranno essere ospitati “1.700 studenti, 2.000 residenti tra edilizia libera, convenzionata e pubblica, 6.000 lavoratori e con oltre 20 spazi per attività commerciali e servizi di prossimità al piano terra del nuovo complesso”, secondo quanto comunicato da COIMA, promotrice dell’operazione con Covivio e Prada Holding. Al termine dell’evento, il percorso di riconversione del sito dovrebbe compiersi rapidamente: in quattro mesi, a tal punto che a settembre 2025 sono state aperte le prenotazioni per gli alloggi per l’anno accademico 2026/27. Colin Koop, architetto e Design Partner dello studio Skidmore, Owings & Merrill – SOM, ha dichiarato che a guidare le risposte progettuali sono stati principi di semplicità ed efficienza: “In particolare, l’opera è stata progettata con un’attenzione alla riduzione del carbonio sia nella fase costruttiva sia a regime, restaurando le strutture storiche dello scalo ferroviario e utilizzando una costruzione modulare a basse emissioni di carbonio per gli edifici. Inoltre, gli alloggi degli atleti utilizzeranno gli stessi arredi delle residenze degli studenti, riducendo al minimo gli sprechi e le interruzioni post-evento”. Nell’intervento, esteso anche alla riattivazione di due preesistenze – l’ex Squadra Rialzo, in origine dedicata alla manutenzione delle locomotive, e l’edificio Basilico – rientrano 40mila mq di spazi pubblici e aree verdi, declinati tra tre campi sportivi, piazze, terrazze, da attivare anche attraverso un programma civico e culturale. Ci dovrebbero essere poi bar e ristoranti in quantità (e anche qualità, per quel che sappiamo) per fare comunità e fare quartiere. Ma ancora il Comune nicchia, pauroso com’è di farsi criticare per eventuali processi di gentrificazione. 

Arena Santa Giulia, rendering © Onirism Studio
Arena Santa Giulia, rendering © Onirism Studio

Presente e futuro dell’arena Santa Giulia 

Si resta nella zona sud-est di Milano, ma a ridosso del futuro “ecosistema Milano Santa Giulia” (il cui masterplan è stato sviluppato dallo studio MCA – Mario Cucinella Architects), per l’arena eretta nel corso dell’ultimo triennio. Esito della progettazione congiunta di Arup e David Chipperfield Architects, per la società tedesca di intrattenimento CTS Eventim, è la sede designata per le gare olimpiche di hockey su ghiaccio. Costituisce uno dei lasciti più rilevanti dei Giochi Olimpici invernali: con una capacità di 16mila spettatori, accrescerà il numero di spazi cittadini per gli spettacoli dal vivo di richiamo. Secondo i rumors, si ipotizzano circa 150 concerti ogni anno: di certo si sa che il debutto spetterà a Ligabue, con il “battesimo dell’impianto” il 6 luglio prossimo. Provvista di impianti fotovoltaici in copertura, per generare in loco energia sufficiente a coprire il fabbisogno energetico interno, questa sede olimpica prova a siglare una forma di relazione con il contesto urbano. Un tentativo affidato agli spazi esterni (almeno al momento, non agilmente raggiungibili): oltre 10.000 mq, dotati anche di giochi d’acqua.

Milano, il Villaggio Olimpico dopo i Giochi Olimpici Invernali. Renderings credit © SOM Pixelflakes
Milano, il Villaggio Olimpico dopo i Giochi Olimpici Invernali. Renderings credit © SOM Pixelflakes

Sedi olimpiche oggi, poli per eventi domani 

È infine coinvolto nel circuito delle venue milanesi anche il polo fieristico di Rho, in questo caso con un progetto che potremmo definire ibrido dal punto di vista temporale, esteso a quattro padiglioni: insieme formano il Milano Ice Park. Durante l’evento saranno in uso il Milano Speed Skating Stadium, attrezzato per le gare di pattinaggio di velocità e con una capacità di circa 7500 spettatori; nel Milano Rho Ice Hockey Arena si svolgeranno le competizioni di hockey su ghiaccio, visibili dal vivo per un massimo di 4000 persone. Al termine ed entro gennaio 2027, da questa esperienza prenderà quindi vita il Live Dome, esito dell’unione di due “padiglioni olimpici”. Con una capacità di 45mila persone, diventerà uno dei più grandi palazzetti per iniziative sportive e spettacoli live a livello europeo. Gare olimpiche, infine, anche all’Unipol Forum di Assago, ribattezzato Milano Ice Skating Arena. Già casa di una scuola di pattinaggio, dopo i recenti lavori diventerà il “teatro” delle competizioni di short track e pattinaggio di figura.

Valentina Silvestrini 

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "ArtribuneRender", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza…

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