Il nuovo Museo Gio Ponti di Milano spiegato bene. Intervista al direttore Andrea Cancellato
Un presidio permanente dedicato alla figura del grande architetto e designer (e primo art director della storia) aprirà entro la fine dell’anno all’interno dell’ADI Design Museum, pronto ad ampliarsi per l’occasione visto che lo spazio oggi non c'è. Il direttore Andrea Cancellato ci ha dato qualche anticipazione
La notizia è stata data un po’ a sorpresa durante la conferenza stampa di presentazione della mostra In-Play. Design for Sport inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026: a Milano è in arrivo un nuovo spazio permanente dedicato a Gio Ponti (Milano, 1891-1979). Aprirà entro la fine dell’anno e si tratterà di un “museo nel museo” all’interno dell’ADI Design Museum, il tempio del Compasso d’Oro nato proprio da un’idea del grande architetto milanese, che per l’occasione si rifarà il look andando a guadagnare nuova superficie espositiva.

Il cantiere (in fieri) del nuovo museo: parola al direttore Andrea Cancellato
“Abbiamo ricevuto da pochi giorni l’annuncio di un finanziamento da parte della Regione Lombardia che ci aiuterà a realizzare questo progetto, per il quale dovremo necessariamente ampliare i nostri spazi”, spiega ad Artribune il direttore Andrea Cancellato. “Da noi, al momento, non c’è un metro quadro libero, inoltre dobbiamo tenere conto del fatto che la collezione del Compasso d’Oro, il nostro «core», è in continua evoluzione perché abbiamo una nuova edizione ogni due anni e bisogna fare spazio ai progetti vincitori. Nel volume che abbiamo andremo a realizzare un soppalco dove poter ospitare uno spazio permanente nel quale raccontare chi era Ponti: un personaggio straordinario, credo unico nel panorama dell’architettura e del design italiani per la sua versatilità, che è stato tra i fondatori dell’ADI, ha ideato il Compasso d’Oro e a Milano ha fatto di tutto lavorando, come si dice, dal cucchiaio alla città”. Che cosa vedremo in questo nuovo museo? “È presto per dirlo, trattandosi di una notizia recentissima anche per noi. Di sicuro, permanente non vorrà dire sempre uguale a se stesso: sarà uno spazio che si evolverà e si trasformerà nel tempo, ambendo a diventare un punto di riferimento anche per la ricerca. È un lavoro che facciamo per arricchire l’offerta culturale della città e tutto il sistema del design che ha in Milano la sua capitale mondiale”.

Chi era Gio Ponti, perfezionista alla ricerca dell’opera d’arte totale e art director ante litteram
Scomparso a 87 anni il 16 settembre 1979, Gio Ponti è stato uno dei più importanti architetti italiani, autore di edifici emblematici come il grattacielo Pirelli e la Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto, ma la sua eredità travalica i confini dell’architettura come disciplina. Muovendosi con curiosità tra ambiti diversi, dal design all’editoria e all’arte, ha affrontato ogni progetto come un’”opera d’arte totale” in cui tutto, dagli arredi ai tessuti e fino ai dettagli più minuti, deve essere coerente e in cui ogni elemento concorre al risultato finale. Collaborando strettamente con manifatture come la Richard Ginori, alla quale si avvicina nel 1923 razionalizzandone le collezioni e rielaborando in chiave moderna i motivi della tradizione in modo da renderli appetibili per la nuova borghesia in ascesa, è un pioniere del ruolo di direttore artistico. Nel design di prodotto, ricordiamo in particolare la Superleggera (o sedia 699) disegnata nel 1957 per Cassina: ispirata alla tradizione della “chiavarina” prodotta artigianalmente nel levante ligure, è così leggera da poter essere sollevata con il dito mignolo – come avviene in effetti in una delle immagini scattate all’epoca da Giorgio Casali, il fotografo della rivista Domus – e al tempo stesso così robusta da resistere al lancio dal quarto piano del stabilimento dell’azienda produttrice – la leggenda narra che sia stata “testata” proprio così.
L’eredità culturale di Gio Ponti, tuttora modernissimo e ampiamente rieditato
L’esistenza di un luogo dedicato alla figura poliedrica di Gio Ponti era un tassello mancante nella sua Milano, che oltre a celebre Pirellone ospita diverse architetture di rilievo progettate da lui, dalla casa di via Dezza, dove visse a lungo, al Palazzo Montedoria di Via Pergolesi, con la sua facciata in piastrelle di ceramica verdi movimentata da un gioco di sporgenze e di rientranze, alla Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino, che sembra abbracciare gli edifici ai suoi lati e prende luce grazie a una serie di aperture a forma di diamante. “Ponti può aver scontato, in un certo senso, l’aver attraversato un periodo storico complicato per il nostro paese, ma non si può dubitare della sua grandezza”, ipotizza ancora il direttore Cancellato. I suoi progetti, quando riemergono dagli archivi, sono ancora modernissimi. Lo testimoniano, volendo citare solo un esempio recente, gli otto pezzi rimessi in produzione da Molteni&C alla fine del 2025: oggetti in scala ridotta, inutili nel senso più nobile del termine, disegnati tra il 1935 e gli Anni Settanta per portare nello spazio domestico una ventata di gioco di leggerezza.
Giulia Marani
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