La Reggia di Caserta avvia il cantiere di restauro dell’Acquedotto Carolino: 25 milioni di investimenti

L’Acquedotto progettato dal Vanvitelli per re Carlo di Borbone nel contesto della Reggia di Caserta è una delle più incredibili opere di ingegneria idraulica del Settecento. Ora l’intervento reso possibile grazie al PNRR punta a restaurarlo e a strapparlo ad abusi e illeciti che l’hanno colpito negli ultimi anni

Lo scorso autunno, il Ministero della Cultura stanziava 300 milioni di euro previsti nel PNRR Cultura per la rigenerazione e la riqualificazione di parchi e giardini italiani di comprovato interesse culturale. Al complesso della Reggia di Caserta spettavano 25 milioni, da utilizzare per il recupero e la valorizzazione dell’Acquedotto Carolino e delle Sorgenti del Fizzo.
Interventi articolati in quattro linee progettuali che ora prendono concretamente avvio, con la cantierizzazione delle aree coinvolte.

I lavori di valorizzazione e restauro di giardini e spazi aperti della Reggia di Caserta

A beneficiare dei lavori saranno, innanzitutto, i Giardini Reali dell’imponente residenza vanvitelliana, dotati di un nuovo sistema di irrigazione e interessati dalla rigenerazione delle praterie del Parco reale. Ma si procederà anche al restauro e recupero della Via d’acqua e alla tutela e salvaguardia del Bosco e delle strutture architettoniche della Reale Tenuta di San Silvestro. Si comincia, però, con il recupero e la valorizzazione delle Sorgenti del Fizzo e dell’Acquedotto Carolino, opera pubblica di ingegneria idraulica tra le più ambiziose del Settecento, che il re Carlo di Borbone commissionò sempre a Luigi Vanvitelli.

L’Acquedotto Carolino: un’ambiziosa opera di ingegneria idraulica del Settecento 

Progettato per approvvigionare la grande città che sarebbe sorta intorno alla Reggia e potenziare l’alimentazione idrica di Napoli, l’Acquedotto doveva servire anche al rifornimento idrico delle reali delizie e all’alimentazione delle fontane e dei giochi d’acqua del Parco reale della Reggia di Caserta. Il condotto, lungo circa 38 chilometri, è tutto interrato, tranne le parti che attraversano il ponte Carlo III a Moiano, quello di Durazzano e i Ponti della Valle a Valle di Maddaloni. Questo aspetto influisce profondamente sulla gestione del condotto che resta invisibile in superficie e in gran parte inaccessibile, fattore che complica la sua manutenzione ordinaria, comunque consentita attraverso i 67 torrini predisposti in origine lungo il percorso, destinati a sfiatatoi e ad accessi per l’ispezione. 

Il restauro e la valorizzazione dell’Acquedotto Carolino contro gli illeciti

Il cantiere appena avviato mira a produrre “un tangibile miglioramento delle condizioni di conservazione e di valorizzazione paesaggistica dell’Acquedotto Carolino e delle aree delle Sorgenti del Fizzo, nonché un impatto sulla promozione dello sviluppo culturale, scientifico, ambientale, educativo, economico e sociale del territorio”. Le opere riqualificheranno e rifunzionalizzeranno l’intera area delle sorgenti, permetteranno il restauro delle infrastrutture dei ponti Carlo III e di Durazzano, e la manutenzione ordinaria e straordinaria dei torrini. Un’operazione pianificata solo a seguito di indagini accurate e di approfonditi studi tecnici, specialistici e amministrativi, in mancanza di studi scientifici e interventi precedenti. E anche un modo per ribadire la volontà di tutelare e proteggere da abusi e anomalie un’area soggetta da decenni a pratiche illecite, oggetto negli ultimi anni di segnalazione alle autorità competenti. 
L’Acquedotto Carolino” spiega la direttrice della Reggia, Tiziana Maffei “è stato, fin dall’inizio del mio mandato, uno dei temi prioritari da affrontare. Non solo per il suo straordinario riconosciuto valore storico e paesaggistico, ma anche – e soprattutto – come infrastruttura funzionale strategica, a lungo trascurata sotto il profilo tecnico e amministrativo. È apparso subito evidente il deficit di conoscenza, di monitoraggio e di governo del sistema, in un contesto reso ancora più critico dall’emergere delle problematiche legate alla crisi idrica. Questa Direzione ha scelto di assumere la questione in modo strutturale, candidandola ai finanziamenti PNRR”.

Intanto, per il futuro prossimo si prospetta anche l’apertura di un nuovo punto ristoro, nell’ex Casa di Guardia di Ercole, dove, grazie a una forma di partenariato pubblico-privato, nascerà Il Giardino della Camelia, per la degustazione di bevande aromatiche e con offerta gastronomica green e territoriale.

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