Dentro la casa-studio di Paola Risoli a Ivrea tra arte e vita quotidiana  

Un percorso serale nella casa-studio di Paola Risoli nel quartiere Bellavista di Ivrea rivela un microcosmo essenziale e teatrale, dove luce e quotidianità diventano un racconto inatteso

Entrare nella casa-studio dell’artista Paola Risoli (Milano, 1968) a Ivrea significa immergersi con occhio critico nel cuore di un mondo tutto da scoprire: Bellavista, il quartiere nato dalla visione olivettiana come luogo di vita e di comunità. In questo paesaggio urbano essenziale l’abitazione dell’artista che non necessita di presentazioni si impone come d’opera arte dallo spirito progettuale che ha segnato, da sempre, la storia di Ivrea e dell’architettura olivettiana: funzionalità, misura, attenzione al quotidiano e minimalismo. 

La casa studio di Paola Risoli a Ivrea
La casa studio di Paola Risoli a Ivrea

Uno spazio che racconta il quartiere Bellavista 

La casa-studio si inserisce in un paesaggio urbano fatto di misura, funzionalità e attenzione al vivere collettivo. Un contesto che Risoli definisce “intriso di storia operaia e ritmi di colori provenienti da ogni dove”. È qui che la luce – discreta, tagliente, mai accessoria – guida lo sguardo tra superfici dipinte, oggetti, carte e pigmenti che riflettono la sua mobilità continua. Molte delle opere presenti sono già parte di collezioni pubbliche, tra i lavori che Risoli ci descrive. Alcuni sono parte di Collezioni Pubbliche quali la GAM di Torino (Collezione Permanente e Collezione ManifesTO); Collezione Benetton Imago mundi – Praestigium Italia, a cura di Luca Beatrice; MAU – Museo d’Arte Urbana di Torino; AAS0 – Associazione Archivio Storico Olivetti;  

Le inquadrature emotive della casa di Paola Risoli 

Ma questa sera la vera protagonista è la casa. A stupire è quel filo di luce che subdolamente taglia gli ambienti come in un piccolo teatro domestico, costruendo la scena più che illuminandola.  In questo microcosmo la casa si fa essa stessa opera d’arte in cui ogni oggetto ha una presenza ed ogni ombra un suo ruolo, quasi teatrale e cinematografico. Ci siamo fatti guidare senza fretta in questo spazio unico che ci invita a osservare senza perdere il dettaglio nella giusta angolazione. Paola Risoli ci racconta il suo studio con molta calma e dedizione senza tralasciare il piccolo dettaglio. Nata a Milano nel 1969 ed arrivata a Ivrea per scelta è da subito rimasta “attratta dal quartiere di Bellavista che conserva ancora un’identità precisa, intriso di storia operaia e ritmi di colori provenienti da ogni dove”, ci racconta mentre ci mostra i suoi interni in scala ridotta, “inquadrature emotive, tridimensionali”, li definisce.  

La casa studio di Paola Risoli a Ivrea
La casa studio di Paola Risoli a Ivrea

Il quartiere Bellavista a Ivrea 

Questo quartiere, in cui degrado e voglia di riscatto sembrano avere connotazioni umane è diventato per lei il luogo ideale in cui lavorare e vivere. Non una cornice, ma un punto di partenza. La decisione di aprire la sua casa-studio ai visitatori nasce proprio dal desiderio di condividere questo rapporto con lo spazio, restituendo al quartiere un gesto di attenzione e ascolto in una visione tutta olivettiana del concetto di comunità. “Bellavista è una realtà urbanistica eccezionale”, ci racconta l’artista, “ed è qui che ha deciso di radicare progetti, idee e collaborazioni. L’apertura della casa-studio è un gesto di partecipazione sociale: non solo condivisione del mio lavoro, ma un atto di restituzione di uno sguardo ed un invito a osservare il quartiere con nuove possibilità”. Da anni Risoli fotografa gli abitanti delle case popolari di Bellavista e Canton Vesco, costruendo un archivio in progress che dialoga con la storia industriale della città. Un lavoro nato da “un triplo amore: per il cinema, per la realtà di Ivrea, per i giovani che abitano presente e futuro”. 

La luce come architettura 

La prima impressione che ha lo spettatore, entrando, è la teatralità di ogni stanza aperta. Si ha la percezione di essere in un unico spazio che non si presta a chiusure visuali o mentali. Tutto è un dentro e un fuori perché il dentro è anche fuori ed il fuori è anche dentro. Nessuna chiusura se non quella finestra che guarda a Piazza della Repubblica e che Risoli tiene sempre aperta, introducendo nel suo spazio vitale una luce che cambia continuamente, durante il giorno, e definisce l’atmosfera di ogni stanza. Non è un dettaglio accessorio ma è la vera protagonista come in molte architetture olivettiane. È la luce che guida le scelte, orienta i materiali, suggerisce direzioni batte contro le vetrate e rimbalza e riflette i colori degli ambienti. Carte, pigmenti e piccoli studi cromatici dialogano con questa presenza instabile e vitale, che diventa parte integrante del lavoro.  

La casa come opera d’arte 

Risoli ha attraversato il mondo con le sue opere, ma ha scelto Ivrea come base stabile. Qui la dimensione intima e quella urbana dialogano senza pause. La casa non è una cornice, ma un punto di partenza dei suoi progetti artistici. “Sono qui per vedere e raccontare a chi si appresta ad ascoltare e riflettere sulla bellezza del mondo” dice Risoli, ricordando come la bellezza “abiti anche nel dolore e nelle assurdità della vita umana”. Una dichiarazione poetica che rimbomba in uno spaccato sociale così povero e cruento come la comunità di Bellavista, che torna ad essere al centro di un’opera di Risoli svelata a noi in anteprima: una trilogia di cortometraggi autonomi ma complementari, “ognuno con un suo mood”, nati dal desiderio di intrecciare il suo sguardo con quello dei giovani del quartiere. È un progetto che coinvolge realtà culturali e associative, registi, istituzioni cittadine e soprattutto gli abitanti. 
 
Flavia Zarba 
 

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Flavia Zarba

Flavia Zarba

Nata ad Anzio nel 1985, Flavia Zarba è una giovane giornalista laureata in Giurisprudenza presso la Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo tanti anni di accurati studi giuridici, inizia la sua esperienza giornalistica lavorando per Romapost magazine online, dove,…

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