Il WoHo di Berlino, il più alto grattacielo in legno mai costruito

Un grattacielo di quasi cento metri sta per sorgere sulla Schöneberger Straße, nel quartiere di Berlino-Kreuzberg. Guadagnerà presto il primato mondiale come torre più alta mai costruita in legno. È l’ennesima opera che testimonia il fermento nel campo dei grattacieli in legno

Entrata sulla piazza antistante alla torre WoHo. © Mad arktikter
Entrata sulla piazza antistante alla torre WoHo. © Mad arktikter

A fine gennaio, lo studio di architettura Mad Arkitekter di Oslo si è aggiudicato il primo posto nel concorso di progettazione per un edificio ad uso residenziale e commerciale, denominato WoHo, nella capitale tedesca. La competizione è stata divisa in due fasi, con quattordici proposte nella prima e una seconda con le sei che si sono aggiudicate il punteggio migliore secondo la giuria, composta da rappresentanti del Land di Berlino, del Distretto di Kreuzberg, da esperti del settore e da UTB Projektmanagement GmbH, la società che finanzierà la costruzione. La tipologia del grattacielo non è nel DNA di Berlino; per questo il concorso chiedeva di trovare una ragione progettuale convincente per la costruzione della torre. Gli architetti vincitori hanno visualizzato il nuovo complesso come un quartiere verticale capace di accogliere una varietà di funzioni per un’ampia fascia di cittadini. Gli studenti, organizzazioni sociali per l’assistenza, famiglie con basso reddito e attività commerciali di ogni genere trovano posto in questo nuovo contenitore sociale urbano, non lontano dalla stazione di Anhalter Bahnhof e dal Tempodrom.

Vista del cortile. © Mad arktikter
Vista del cortile. © Mad arktikter

OBIETTIVO: FUTURO SOSTENIBILE

Un progetto eccezionale per l’architettura sostenibile e un modello per la costruzione di fronte al cambiamento climatico”, dice il portavoce per la politica edilizia del partito tedesco dei Verdi alla Camera dei rappresentanti. In Germania, infatti, proprio dal 2016 si è posto come obiettivo principale quello di prediligere il legno tra i materiali da costruzione, perché naturale e rinnovabile. Molti dei nuovi asili, delle scuole e delle aree residenziali hanno visto in questa tecnologia una possibilità di sviluppo per il futuro delle città; analogamente avverrà nei nuovi ambiziosi cantieri del grattacielo WoHo e della futura riqualificazione dello Schumacherquartier, nell’area in disuso dell’ex-aeroporto Tegel, diventando progetti-pilota per il tema della sostenibilità ambientale.

Vista dal Tempodrom Berlin della Möckernstraße. © Mad arktikter
Vista dal Tempodrom Berlin della Möckernstraße. © Mad arktikter

UNA COMPETIZIONE GLOBALE PER I GRATTACIELI IN LEGNO

Ad oggi il grattacielo in legno più alto del mondo, con i suoi 85 metri, si chiama Mjøstårnet; è in Norvegia, più precisamente sulle rive del lago Mjøsa, a Brumunddal. Il WoHo di Berlino si distribuisce su 29 piani per un totale di 98 metri in altezza e non appena il cantiere sarà ultimato supererà molte delle torri attualmente in costruzione o recentemente realizzate prevalentemente con questo materiale. L’ambito è fortemente legato alla sperimentazione, per cui l’antologia a riguardo è ancora relativamente ridotta e conta sui pochi attuali migliori esemplari presenti a Vienna (HoHo, circa 84 m), Amsterdam (Haut, circa 73 m), Vancouver (Brock Commons, circa 52 m) e Amburgo (Roots, circa 64 m). La ricerca universitaria finanziata da varie aziende sta sviluppando giorno dopo giorno progetti che mirano a valicare gli standard odierni in ambienti dove questo è tecnologicamente e culturalmente permesso. Si prevede che negli Stati Uniti, a Chicago, la River Beech Tower raggiungerà i 220 metri; in Giappone, a Tokyo, la Plyscraper W350i arriverà a 350 metri.

La torre in legno WoHo in una prospettiva dalla Schöneberger Straße. © Copyright Mad arktikter
La torre in legno WoHo in una prospettiva dalla Schöneberger Straße. © Copyright Mad arktikter

L’ARCHITETTURA DI WOHO

I vani scale e il sistema del seminterrato con le fondazioni sono gli unici elementi in cemento armato, per questo il sistema è chiamato ibrido. Le facciate si strutturano su tutti i fronti attraverso una griglia, che accoglie di tanto in tanto la vegetazione che si snoda verticalmente attraverso tutti i piani, velando un riferimento all’italiano Bosco Verticale di Boeri. Le aree riservate al pubblico occupano i primi sette piani e offrono servizio tramite i caffè, i fornai, i negozi e i laboratori che animano la zona insieme con le tipiche funzioni sociali proprie di un quartiere, come gli asili nido e i doposcuola. I musicisti e gli artisti dei vecchi edifici che risiedono sul terreno incolto ricevono ora, con questo progetto, la possibilità di avere spazi propri all’interno del nuovo complesso. Le terrazze, la mensa, le strutture giovanili, il parco giochi interno e la sauna con il bar all’ultimo piano della torre hanno convinto in via definitiva la giuria sul fatto che questa nel suo insieme fosse la proposta più completa.

LIMITI E POTENZIALITÀ

La città verticale vince sotto diversi punti di vista, proprio perché provvede a risolvere gli effetti dell’emergenza abitativa e dello sfruttamento del suolo, ma allo stesso tempo legittima la domanda: saremo capaci di adattarci alle condizioni a cui un simile modello ci sottopone? La risposta non è risolutiva. La climatizzazione artificiale, la difficile aerazione naturale e la quantità di acqua necessaria a servire questa tipologia di strutture sono fattori che compromettono i vantaggi del manifesto della sostenibilità che oramai ci viene pubblicizzato quotidianamente in ogni campo. 

– Nicola Violano

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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.