Terzo suicidio al Vessel di New York, la struttura chiude al pubblico

L’installazione panoramica di Thomas Heatherwick alta quasi 50 metri deve essere ripensata per prevenire altre morti, e secondo alcuni hanno aspettato fin troppo: già dopo il primo suicidio, meno di un anno fa, un consiglio locale aveva chiesto dei provvedimenti

Vessel di Heatherwick a New York - credit Forbes Massie
Vessel di Heatherwick a New York - credit Forbes Massie

Il Vessel chiude al pubblico, a tempo indefinito e fino a nuova comunicazione. La monumentale struttura rivestita in bronzo, alta quarantacinque metri e posta al centro del nuovo sviluppo urbanistico di Hudson Yards di Manhattan a New York (subito a nord di Chelsea), ha infatti dimostrato una grave lacuna nella gestione della sicurezza, contando il terzo suicidio in meno di un anno. Con i suoi 15 piani, 154 rampe di scale interconnesse e 80 piazzole panoramiche sul fiume Hudson, l’opera dell’architetto britannico Thomas Heatherwick si è dimostrata molto apprezzata dal pubblico. Un po’ meno dagli esperti di sicurezza. Per questo, subito dopo il primo caso nel febbraio 2020, un consiglio comunale della città aveva mandato una lettera ai gestori degli Yards e del Vessel, la società immobiliare americana Related Companies, chiedendo cosa stessero facendo per prevenire il rischio: “Anche se niente può fermare una persona determinata a farsi del male, è dimostrato che le barriere fisiche abbattono drasticamente il conto dei sucidi, soprattutto quelli non premeditati. Il rischio che si perda una nuova vita non può essere ignorato”, aveva scritto Lowell Kern, capo del consiglio. Ma l’attrazione, a tutti gli effetti una scultura interattiva con la sua forma iconica a nido d’ape concepita per essere ‘passeggiabile’ in una città frenetica e determinata dove la passeggiata è sempre stata storicamente qualcosa di non connaturato, era rimasta aperta come nulla fosse.

Vessel di Heatherwick a New York - credit Forbes Massie (3)
Vessel di Heatherwick a New York – credit Forbes Massie

PERICOLO ANNUNCIATO

Già nel 2017, due anni prima dell’apertura del Vessel, la critica di architettura Audrey Wachs aveva espresso perplessità per il design, segnalando il possibile rischio: “Salendo sulla struttura, tutte le balconate si fermano giusto all’altezza della vita, anche in cima. Quando costruisci in altezza, le persone si buttano”. Dopo il caso di febbraio, ce n’è stato un altro lo scorso dicembre, e un terzo pochi giorni fa. “Non sono riuscito a dormire la notte scorsa”, ha detto un impiegato degli Hudson Yards che ha assistito a entrambi i suicidi durante il turno di lavoro. Ora gli immobiliaristi di Related stanno consultando degli esperti di prevenzione e degli psichiatri, oltre ad aggiungere nuovo personale di sicurezza addestrato per capire come impedire che le persone si lancino nel vuoto. Dopotutto l’opera rappresenta per la compagnia un investimento notevole: è il principale polo di attrazione sugli Hudson Yards, progetto di rigenerazione urbana più grande della storia degli Stati Uniti. Ora, dopo la chiusura del Vessel e i duri colpi inferti dalla pandemia, il futuro dell’area commerciale è incerto.

Vessel di Heatherwick a New York - credit Forbes Massie
Vessel di Heatherwick a New York – credit Forbes Massie

QUESTIONE DI PRIORITÀ

Kern, il capo del consiglio, ha riportato di essere stato avvisato dalla Related che prima di riaprire l’installazione saranno presentati i prossimi step per la messa in sicurezza, in primis una balaustra più alta. “Ho capito che esitavano ad alterare un’opera d’arte ma non è più questa la priorità: dopo tre suicidi, cosa ci vuole ancora perché la visione artistica faccia un passo indietro per la sicurezza?”.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.