Tempodacqua: è Alfonso Femia il direttore della Biennale di Architettura di Pisa

L’architetto è stato scelto da LP – Laboratorio Permanente per la terza edizione dell’appuntamento. In dieci giorni, la Biennale stimolerà una riflessione sul tema ambientale non in termini generici: analizzerà le specificità dell’acqua e le sue intersezioni con il fattore tempo.

Arsenali Repubblicani di Pisa. Photo Mario Ciampi
Arsenali Repubblicani di Pisa. Photo Mario Ciampi

Pisa fu città marinara ed ancora oggi il suo rapporto con l’acqua è stretto e tangibile. Lo scorrere del tempo ha cambiato il paesaggio della città toscana, trasformandone la connotazione. Proprio per questo sembra davvero indicato che la sede della terza edizione della Biennale di Architettura di Pisa, dal 21 novembre all’1 dicembre 2019, dal titolo TEMPODACQUA. L’acqua dimensione del tempo, siano gli Arsenali Repubblicani, utilizzati dalla Repubblica di Pisa per la riparazione e costruzione di galee nel XII secolo. Dopo Massimo Pica Ciamarra, nel 2015, e Luca Molinari con Luigi Prestinenza Puglisi, nel 2017, LP – Laboratorio Permanente per la Qualità Urbana, promotore e organizzatore dell’evento, ha scelto l’architetto Alfonso Femia come direttore. 

UNA MOSTRA CORALE

Una selezione di cinquanta tra progettisti italiani ed internazionali – tra loro Alvisi Kirimoto, Stefano Boeri, Mario Cucinella Architects, Bjarke Ingels, Kengo Kuma e Junya Ishigami – ha risposto alla Call for Action legata alla Biennale. A tutti è stato chiesto di approcciarsi all’acqua come elemento dalle molteplici valenze. Generatrice di vita, portatrice di danni incommensurabili, l’acqua nella sua transitorietà può essere associata non soltanto alle mutazioni ambientali ed alle conseguenze del climate change, generate dal suo sistematico inquinamento. Può infatti essere letta anche come lo specchio dell’evoluzione delle nostre città, con le sue architetture e spazi pubblici che, con la stessa naturalezza, perdono l’innata fibra che le rende luoghi per la società che le abita, divenendo aride lande di cemento. La varietà di contribuiti pervenuta darà vita alla mostra della Biennale, che si svilupperà negli Arsenali con una sorta di “Pangea” al centro del percorso.

10 GIORNI DI EVENTI, TALK E MOSTRE

“Scegliere il tema intorno al quale costruire una Biennale di architettura non significa semplicemente selezionare in un ventaglio di alternative ampio quello che è più attuale o più legato alle tendenze e ai dibattiti del momento. La scelta nasce dalla consapevolezza di una criticità che impatta sul territorio e sull’ambiente, sul costruito, sulle prospettive future e già sul presente”, ha indicato Femia, affiancato nel progetto da un comitato scientifico composto da autorevoli professionalità, provenienti dal mondo dell’architettura ma che declinano la disciplina attraverso forme di progettazione che spaziano dalla fotografia alla comunicazione. “In una visione superficiale e con una strategia affrettata, la soluzione dei problemi legati alla sostenibilità è stata delegata alla tecnologia e la tecnologia si è, spesso, sovrapposta all’architettura, affrancando il progetto dalla responsabilità di immaginare e prefigurare scenari. Le scelte devono essere di ragione e di sentimento”, ha inoltre indicato il direttore.

UN INVITO ALLA BLUE ARCHITECTURE

Alfonso Femia sembra voler aggiungere al dialogo sull’acqua come risorsa inesauribile e preziosa un’importante componente empatica, che si rifletterà nella selezione di suoi “progetti d’acqua” presentati nella sezione dell’esposizione da lui curata: da Adrar, nel deserto rosso in Algeria, all’installazione Oasi Urbana, fino alla Città Subacquatica di Marsiglia. In questa riflessione i cambi di scala sono assolutamente necessari, come sottolineato anche Ico Migliore di Migliore+Servetto Architects, che in conferenza stampa ha anche ricordato il suo soggiorno ad Arcosanti e i suoi dialoghi con Paolo Soleri sulla necessità di ritrovare il giusto rapporto con un elemento così fondativo della nostra civiltà. L’appello alla cosiddetta “blue architecture” è dunque quello di “cambiare l’immaginario del cambiamento” e riecheggerà anche nel Fuoribiennale programmato a Genova, Trieste e Marsiglia.

-Flavia Chiavaroli

https://tempodacqua.com/

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Flavia ChiavarolI
Architetto, exhibition designer e critico freelance. Osservatrice attenta e grande appassionata di architettura ed arte moderna e contemporanea riporta la sua esperienza nell’organizzazione di workshop, collabora con artisti e fotografi e aggiornando i principali social network. Dal 2012 si occupa di progettazione di mostre ed eventi.