Biennale di Architettura 2018: l’Australia porterà a Venezia una prateria con migliaia di piante

“Repair” è il titolo del progetto che sarà presentato dal Paese a Venezia il prossimo anno. Dopo la vera piscina allestita all’interno del padiglione nel 2016, il 2018 per l’Australia sarà l’anno di un intervento multisensoriale, nel segno dell’attenzione verso l’ambiente.

16.Mostra Internazionale di Architettura: i curatori del padiglione Australia © Sharyn Cairns
16.Mostra Internazionale di Architettura: i curatori del padiglione Australia © Sharyn Cairns

Dopo l’introduzione dedicata ai padiglioni nazionali dell’Italia, curato da Mario Cucinella e per il quale è ancora attiva la call di partecipazione, e della Germania, prosegue il percorso di avvicinamento alla prossima Mostra Internazionale di Architettura: è la volta dell’Australia. Per la prossima Biennale, aperta dal 26 maggio al 25 novembre 2018 e diretta da Yvonne Farrell e Shelley McNamara, l’Australian Institute of Architects ha scelto come creative team la coppia di architetti Mauro Baracco e Louise Wright – partner nello studio Baracco + Wright – e l’artista Linda Tegg. Negli spazi espositivi del padiglione progettato da Denton Corker Marshall Architects, aperto a maggio 2015, i curatori inviteranno i visitatori a prendere parte a un “dialogo tra l’architettura e le specie vegetali in via di estinzione”, declinando il tema guida Freespace a partire dal concetto di “Repair”. Obiettivo è stimolare “nuovi modi di pensare e vedere il mondo, inventare soluzioni in cui l’architettura assicuri il benessere e la dignità di ogni cittadino in questo fragile pianeta”.

DALL’INSTALLAZIONE “THE POOL” ALLA PRATERIA AUSTRALIANA

Per concretizzare l’intento, Baracco + Wright, coadiuvati da Tegg, proporranno un “allestimento immersivo e multisensoriale”, come ha anticipato l’architetto Jill Garner, a capo della Venice Biennale Committee. A comporlo saranno migliaia di piante coltivate direttamente nel padiglione: accompagnate da grandi proiezioni daranno vita a una distesa verde, una sorta di prateria australiana in Laguna. I curatori selezioneranno, tra gli interventi che architetti e paesaggisti australiani potranno sottoporre alla loro attenzione fino al 25 settembre prossimo, testimonianze esemplari di “riparazione civica, sociale, culturale, economica o ambientale”. I progetti che andranno a integrare l’installazione varieranno per approccio, scala dimensionale e area geografica di riferimento. Alla Biennale diretta da Alejandro Aravena, nel 2016, l’Australia si era fatta notare con “The Pool”. Curata da Aileen Sege Architects, alter ego delle progettiste Isanelle Aileen Toland e Amelia Sage Holliday, e Michelle Tabet, l’installazione aveva previsto la realizzazione di una vera piscina: piena d’acqua e con una profondità di circa 30 cm, si estendeva per circa un terzo dello spazio a disposizione all’interno. I visitatori, incoraggiati a sostare in quell’ambiente, provvisto di sedute e panche, avevano avuto l’opportunità di conoscere le storie di otto personalità di rilievo del panorama culturale australiano. Ciascuna delle figure coinvolte affrontava, da un diverso punto di osservazione, la relazione tra le piscine, l’architettura e l’identità del Paese. “Le piscine in Australia”, precisarono le curatrici all’epoca di Reporting from the front,  “stanno affrontando sfide significative come istituzioni sociali. Le minacciate chiusure e le demolizioni delle piscine pubbliche australiane costituiscono un tema di perenne protesta e attivismo delle comunità ed è una questione su cui architetti e commentatori urbani vengono inevitabilmente interrogati.”

A LAVORO PER “REPAIR”

Per la settima volta, la partecipazione nazionale dell’Australia sarà coordinata dall’Australian Institute of Architects. Oltre ai due fondatori dello studio Baracco + Wright – con sede a Melbourne e attivo con interventi di scala anche paesaggistica- e a Linda Terr, che nella propria pratica artistica si misura con la fotografia, il video e l’installazione, il padiglione accoglierà i contributi di ulteriori professionisti. A questo comune sforzo di presentazione delle modalità attraverso le quali i progettisti australiani stanno rispondendo al bisogno di “riparare l’ambiente condiviso”, è già stato annunciato che si uniranno l’architetto Paul Memmott, gli architetti del paesaggio Chris Sawyer e Tim O’Loan e Catherine Murphy, con il ruolo di curatorial advisor.

Valentina Silvestrini

http://architecture.com.au/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.

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