Sei artisti per raccontare la Valle d’Aosta. Nasce un nuovo premio d’arte contemporanea (arricchirà la collezione del Castello Gamba)
Presentati al Forte di Bard i progetti dei 6 artisti finalisti della prima edizione del Premio biennale a invito, sul tema "Paesaggio: tra contemplazione e risorsa". Il vincitore, decretato il 3 dicembre, entrerà nella collezione del Castello Gamba di Châtillon
La Valle d’Aosta si conferma un laboratorio d’eccellenza per la sperimentazione visiva con la prima edizione del Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta dal titolo Paesaggio: tra contemplazione e risorsa. Con la presentazione pubblica dei progetti dei sei artisti finalisti — svoltasi il 7 novembre 2026 nella cornice monumentale del Forte di Bard — l’iniziativa punta a saldare il legame profondo tra il territorio alpino e i linguaggi della creatività contemporanea: il 3 dicembre verrà decretato il vincitore che sarà chiamato a realizzare, nell’arco del prossimo anno, l’opera che entrerà a far parte delle collezioni regionali d’arte del Castello Gamba di Châtillon.
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Obiettivi e visione del Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta 2026
Nato con l’ambizione di “portare la valle fuori e la contemporaneità dentro“, il Premio biennale a invito – voluto dall’Assessorato regionale all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Valle d’Aosta, in collaborazione con il Museo Gamba di Châtillon e l’Associazione Forte di Bard – risponde a una precisa strategia culturale: evitare l’autoreferenzialità per fare della montagna non solo un luogo di contemplazione estetica, ma una risorsa generativa di senso. Questa visione si inserisce in una linea di politica culturale di lungo respiro, guidata dalla Regione con un approccio sistemico. Come ha evidenziato la dirigente regionale Viviana Maria Vallet: “l’autonomia ci ha permesso di mettere in atto iniziative che uniscono la tradizione alla produzione di nuova cultura, senza temere di confrontarci con i più importanti fermenti artistici oltre i confini regionali”.

La governance del Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta
La governance del Premio si avvale di una giuria d’altissimo profilo presieduta da Gianfranco Maraniello (Direttore dei Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano) e composta da figure chiave del sistema dell’arte come Marcella Beccaria (AMACI), Davide Dall’Ombra (Casa Testori), Luigi Fassi (Artissima), Martina Angelotti (critica e curatrice), Alessandro Castiglioni (MA*GA) e Bernardo Follini (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo). L’intento è rilanciare la grande tradizione del mecenatismo pubblico — dai vecchi fasti del Premio Saint-Vincent fino alle recenti aste di recupero collezionistico — mettendola a sistema con una gestione integrata dei beni culturali regionali.

Valorizzazione dell’arte contemporanea: il Castello Gamba e i depositi aperti
Il fulcro operativo di questa strategia è il Castello Gamba, sede del Museo di Arte Moderna e Contemporanea. Oltre alle mostre temporanee, l’istituzione sta portando avanti una coraggiosa politica di nuove acquisizioni orientata ai temi della sostenibilità e della natura. Tra i recenti ingressi spicca l’opera di Paola Pivi, un ironico e struggente orsetto polare con piume verde acido per sopravvivere al cambiamento climatico, accanto ai lavori basati sul recupero tessile di Marion Baruch, alle architetture vegetali di Christiane Löhr e alle ricerche fotografiche storiche di Mario Cresci. Per avvicinare i valdostani all’arte contemporanea e far conoscere la regione a livello internazionale, il Castello Gamba ha scelto di aprire al pubblico i propri depositi museali, accessibili tramite visite guidate su appuntamento. Un’occasione unica per scoprire i tesori nascosti delle collezioni pubbliche e guardare la Valle d’Aosta attraverso gli occhi del contemporaneo.

Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta: la residenza dei 6 artisti finalisti
Tornando al Premio, nel corso dell’estate, i sei artisti selezionati — Benni Bosetto, Valentina Furian, Muna Mussie, Gianmarco Porru, Jacopo Rinaldi e Valentina Vetturi — hanno vissuto un’intensa fase di residenza. Esplorando musei, siti archeologici, castelli e archivi, e confrontandosi con le tradizioni popolari, i finalisti hanno tradotto l’identità valdostana in visioni d’autore. Presentando il proprio lavoro, l’artista Gianmarco Porru (Oristano, 1989) ha sottolineato il valore di questo innesto: “Per me era interessante vedere come i saperi dell’antichità classica e del Mediterraneo potessero intrecciarsi con le culture performative e la cultura materiale della moda e dell’abito in questo contesto geografico”. Nel suo progetto Con il permesso del sole ha evocato un rituale collettivo ispirato alla fondazione del capoluogo valdostano, attingendo dall’iconografia delle steli megalitiche conservate nel MegaMuseo di Aosta.
Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta: i progetti dei 6 artisti finalisti
Benni Bosetto (Merate, 1987) è solita sviluppare una pratica artistica tra disegno, installazione, scultura e performance, indagando la trasformazione del corpo e il rapporto tra spazi domestici, memoria e ritualità. Per il Premio ha pensato di indagare storie private e delicate su temi sensibili come quello della solitudine e del suicidio, ma con rilevanza comunitaria. Valentina Furian (Venezia, 1989) è un’artista visiva che indaga, attraverso moving-images, time-based installations e disegno, il confine fluido tra esseri umani, più-che-umani e ambiente naturale, esplorando i temi della domesticazione e della wildness, come in questo caso una riflessione sul mito delle manifestazioni popolari come le Batailles des Reines, una lotta di potere tra le mucche valdostane. Muna Mussie (Keren, Eritrea, 1978) è artista, performer e ricercatrice: la sua pratica intreccia gesto, visione e parola, indagando i linguaggi delle performing e visual arts, per dar forma alla tensione che scaturisce fra i differenti poli espressivi, privato e pubblico, memoria e oblio, visibile e invisibile. In occasione della residenza, ha potuto conoscere Chamois nella Valle del Cervino (raggiungibile solo in funivia) e la sua comunità, che ha pensato di coinvolgere in una performance sull’araldica: l’idea è di documentarla e di farne un video d’arte che rimanga come oggetto installativo. Jacopo Rinaldi (Roma, 1988) sviluppa, invece, una pratica multidisciplinare tra installazione, fotografia, disegno e immagini in movimento, dando forma a progetti di ricerca a lungo termine che coinvolgono realtà locali, istituzioni e fondi archivistici. Infine, Valentina Vetturi (Reggio Calabria, 1979), in linea con la sua pratica divisa tra performance, testo, suono e nuovi media, ha realizzato un progetto di ricerca fatto di attraversamenti del territorio. L’obiettivo? “far nascere consapevolezza ecologica nelle nuove generazioni”.
Claudia Giraud
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