La fotografa Silvia Camporesi è andata alla scoperta della collezione di Luigi Lineri: una raccolta di sassi nei quali il proprietario ha intravisto figurazioni preistoriche.

Luigi Lineri ha 85 anni e ci accoglie, assieme alla moglie Tosca, nella sua casa in Veneto, un pomeriggio caldissimo di giugno. Avere questo appuntamento non è stato semplice, perché da tempo quel grande portone, che fino a qualche anno fa accoglieva curiosi e scolaresche, ora ha chiuso i battenti ai visitatori.

LA COLLEZIONE DI LUIGI LINERI

Ci conduce in quello che un tempo era il fienile adiacente alla casa, una grande struttura a due piani, interamente ricoperta di sassi, “la mia grande fatica”, come la definisce lui stesso. Sassi divisi per categorie, raggruppati per somiglianze su pannelli di cartoncino. Ci mostra tutto quel patrimonio raccolto dal 1964 a oggi e ci racconta come è nato questo incredibile viaggio fra le pietre. Un giorno trova una selce preistorica ai bordi di un torrente e rimane affascinato, così decide che vuole saperne di più e qualche tempo dopo, guidato da un pensiero che si fa strada in lui, trova un sasso che ha la forma e i tratti di un volto umano, allora arriva la grande rivelazione: se gli uomini preistorici intagliavano le selci per farne delle punte di lancia, non è improbabile che potessero creare delle sculture con le forme e le figure che rappresentavano il loro mondo. Infatti ci mostra un sasso in cui curiosamente compaiono dei segni ‒ occhio, narice, bocca ‒ che lo fanno assomigliare a un volto umano. Una serie di sassi molto simili sono affiancati al primo; poi dal mondo umano si passa a quello animale, alle forme falliche e femminili, alla dea madre, ed è tutta una catalogazione per soggetti, per forme, per simboli.

I sassi parlanti di Luigi Lineri. Photo © Silvia Camporesi
I sassi parlanti di Luigi Lineri. Photo © Silvia Camporesi

SASSI E PREISTORIA

L’idea è talmente forte che Lineri decide di renderla evidente, montando su autentiche pagine i sassi che fra loro mostrano una impressionante somiglianza, poi di ogni pagina traccia il disegno essenziale, a riprova della sua teoria, e ogni pagina è un capitolo di una storia lunghissima. Una storia fatta di evidenze, di cui egli faticosamente è l’interprete unico, e per fare questo durissimo e necessario lavoro ruba tempo alle sue giornate. Gli chiedo quanto tempo ha passato a curare questa raccolta e lui risponde con aria seria: “Lo chieda a mia moglie”. Prima della pensione ha fatto l’infermiere per una vita, lui e la moglie hanno due figlie e vari nipoti. Una vita normale, costantemente intervallata dalle pazienti esplorazioni di vari tratti del fiume Adige. “Ho fatto un’enorme fatica, e la quantità dei ritrovamenti dice che la mia teoria è fondata e avrà una proiezione eterna”.

I sassi parlanti di Luigi Lineri. Photo © Silvia Camporesi
I sassi parlanti di Luigi Lineri. Photo © Silvia Camporesi

RITUALI E IPOTESI

C’era un rituale, dice Lineri, ritualmente questi uomini facevano delle sculture; la prima forma che ha interpretato è la testa di una pecora e ci racconta che un gruppo di giapponesi voleva comprare tutta la serie di teste. Davanti all’evidenza dei sassi-pesce ci dice: “Qui crolli, non puoi non crollare, altrimenti sei un conformista irrimediabile”. Nella sua vita si è scontrato con archeologi, paleontologi, storici, i quali tentavano di dimostrargli l’infondatezza della sue teorie, ma la luce che Lineri ha negli occhi è quella di un visionario, di un sognatore che interpreta il mondo. Ed è perfetto così, al di sopra di ogni giudizio e di ogni fondatezza, un uomo che ha la purezza dei bambini che fanno torte con la terra e poi fingono di mangiarle.

– Silvia Camporesi

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AutoreSilvia Camporesi
CuratoreSilvia Camporesi
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Silvia Camporesi
Silvia Camporesi (nata a Forlì nel 1973), laureata in filosofia, vive a Forlì. Attraverso i linguaggi della fotografia e del video costruisce racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano.