“Manzoni, quello vero”, cantano i Baustelle. E ovviamente si riferiscono a Piero Manzoni, che nel 1961 produsse novanta scatolette di “Merda d’artista”. Sessant’anni dopo ancora se ne discute, mentre la Fondazione intitolata a lui mette in campo una serie di iniziative per celebrarla e studiarla.

Direttrice della Fondazione Piero Manzoni, Rosalia Pasqualina Di Marineo ci ha raccontato quante e quali iniziative sono state messe in campo per raccontare i sessant’anni della Merda d’artista.

Nel maggio del 1961 Piero Manzoni produce le novanta scatolette note come Merda d’artista. A che punto del suo percorso si colloca quest’opera?
Manzoni nel 1961 ha 27 anni, ma è già un artista maturo: ha partecipato a molte mostre internazionali e ha una rete di contatti che vanno dalla Germania al nord Europa al Giappone. Da quattro anni realizza i quadri senza colore, gli Achrome, ed è arrivato a farne in materiali sempre più sperimentali. Parallelamente, le sue ricerche si aggirano da un po’ in territori vicini: dal 1959 vende le Linee, chiuse in contenitori sigillati, e del 1960 sono il Fiato d’artista e la Consumazione dell’arte, dinamica del pubblico, divorare l’arte, dove offre al pubblico uova sode con la sua impronta digitale. Ha gestito assieme all’amico Castellani la galleria Azimut e pubblicato la rivista Azimuth. Come vedi, la sua carriera è avviata in modo importante e ha le idee chiare, come si vede anche dai numerosi testi pubblicati.

Le iniziative per celebrare la ricorrenza sono tantissime. Andiamo con ordine e iniziamo dalla mostra che si apre oggi 13 maggio alla Casa degli Artisti di Milano. Di cosa si tratta?
In realtà non si tratta di una vera e propria mostra; in collaborazione con l’azienda toscana Taplab sono state realizzate otto carte da parati ispirate alla Merda d’artista: pare che siano molto glam adesso e decisamente più resistenti di quelle di un tempo, si possono usare anche per bagni, pavimenti e cucine… Abbiamo dunque allestito un ambiente per presentarle e per l’occasione esporremo anche una scatoletta originale, la n. 63. Ho trovato assolutamente nello spirito dell’opera questa operazione, seria ma divertente!

Piero Manzoni con le scatolette di Merda d’artista nella casa di Via Cernaia, Milano, 1961 © Fondazione Piero Manzoni, Milano
Piero Manzoni con le scatolette di Merda d’artista nella casa di Via Cernaia, Milano, 1961 © Fondazione Piero Manzoni, Milano

Sul fronte delle pubblicazioni, ce ne sono almeno due importantissime. Uno è un libro con quattro saggi, di cui uno a firma tua. Ci puoi anticipare i contenuti del tuo scritto e i temi affrontati dagli altri tre autori?
Il libro, edito da Carlo Cambi Editore, è un omaggio alla Merda d’artista: in quattro lingue – come il titolo sulla scatoletta (italiano, tedesco, francese e inglese, in quest’ordine). Il mio testo sfata alcune fake news molto diffuse, tipo quella falsissima che Manzoni creò l’opera per offendere il padre, proprietario della Manzotin (Egisto Manzoni muore quando l’artista ha solo quindici anni e l’azienda di carne in scatola non ha mai avuto nulla a che fare con la famiglia di Piero); segue poi un excursus sul paradosso dell’oggetto: creato senza intenzioni pop, è diventato oggetto pop per eccellenza e citato da moltissimi cantanti – anzi, mi sbilancerei dicendo che forse è l’opera d’arte più citata nelle canzoni pop, dai Baustelle agli Skiantos, da Nitro a Coma_Cose e tanti altri. Gli altri testi (Luca Bochicchio, Flaminio Gualdoni e Marco Senaldi) invece analizzano in modo più approfondito il profilo storico-critico e danno dei fondamentali spunti interpretativi, che avviino su strade più corrette la comprensione dell’irriverente scatoletta.

La seconda pubblicazione è un numero online di Ursula, la rivista di Hauser & Wirth. Immagino abbia un taglio più internazionale…
Ursula presenterà online, dal 15 maggio, diversi contenuti: un saggio di una psicoanalista newyorkese, brevi interviste a personaggi internazionali dell’arte e della cultura a proposito di quello che pensano sulla Merda d’artista, un piccolo film di cinque minuti circa per la regia di Andrea Bettinetti, che attraverso articoli e titoli di giornale racconta la vicenda dell’interrogazione parlamentare avvenuta nel 1971, quando la scatoletta fu esposta a Roma.

Visto che siamo in argomento, ci spieghi con precisione che tipo di accordo e collaborazione c’è tra la Fondazione e la mega galleria?
La collaborazione con Hauser & Wirth è su diversi piani: da un lato vengono sostenute le attività della Fondazione Manzoni; dall’altro si collabora a progetti speciali, ad esempio le due mostre del 2019 da me curate a Los Angeles e New York dal titolo Materials of His Time e Lines (senza falsa modestia, ospitate da una galleria ma di qualità museale) oppure il libro Writings on Art, che raccoglie e traduce in inglese gli scritti di Manzoni, edito da Hauser & Wirth Publishers.

Una delle 8 carte da parati Taplab wall covering ispirate alla Merda d'artista (1961) di Piero Manzoni © Fondazione Piero Manzoni, Milano
Una delle 8 carte da parati Taplab wall covering ispirate alla Merda d’artista (1961) di Piero Manzoni © Fondazione Piero Manzoni, Milano

Queste e altre iniziative saranno veicolate da un sito monografico, anch’esso appena lanciato. È un progetto che sarà portato avanti al di là di questa ricorrenza?
Certamente! Il sito rimarrà anche finito l’anno di celebrazioni e si potrà arricchire di contenuti nostri o altrui. Abbiamo anche appena lanciato il nuovo sito della Fondazione Piero Manzoni, che ospiterà il nuovo Catalogo Generale online.

La Merda d’artista è uno degli esempi più citati da chi, spesso con argomentazioni piuttosto “reazionarie”, sostiene che l’arte contemporanea sia sostanzialmente un bluff, un mix di boutade e speculazione finanziaria. Qual era a tuo avviso l’obiettivo di Piero Manzoni quando ha prodotto quell’opera?
Spesso, un po’ banalmente, si pensa che sia una critica al mercato, dell’arte e non. Mercato che nel 1961 era ristretto a una piccola cerchia di appassionati e inoltre interessava in modo positivo Manzoni, il quale promuoveva anche il business tramite contatti assidui con le gallerie e listini prezzi che crescevano di anno in anno… L’obiettivo di Manzoni credo fosse invece, come sempre, di far pensare. La Merda d’artista pone domande, con ironia. Amo citare questa frase di Flaminio Gualdoni, dove sottolinea che la scatoletta “continua ad interessarci, intrigarci, irritarci, perché si regge su un’ambiguità insanabile, tra mistico e corporeo, tra alto e basso, tra vitalità e morte. Tra oro e merda”.

– Marco Enrico Giacomelli

www.pieromanzoni.org
www.merdadartista.org

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AutorePiero Manzoni
CuratoreRosalia Pasqualino di Marineo
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.