“Tetrapride” è il progetto ideato dall’illustratrice Cecilia Sammarco per sensibilizzare sul tema delle disabilità. Un inno alla vita da chi a causa di un incidente ha subito una lesione spinale.

La storia di Cecilia Sammarco è fatta di colori e resistenza. Colori: sono quelli delle sue illustrazioni piene di vita e passione, un impegno a tempo pieno, speso tra l’organizzazione di mostre e la partecipazione a rassegne ed eventi. Resistenza: quella messa in atto da Cecilia dopo un incidente che ha radicalmente cambiato il suo quotidiano, provocandole una lesione del midollo spinale. Da quel momento un’altalena di terapie e ospedali, un vortice che la costringe sospesa tra la paura di non poter più fare arte e la speranza di poterlo ancora fare. Cecilia decide di smarcarsi da quella drammatica situazione, lottando mentalmente, oltre che fisicamente, per trasformare la sua debolezza in una condizione di forza immensa. E ci riesce attraverso ciò che le viene più naturale: disegnare. Nasce così Tetrapride, un progetto visivo composto dalle sue illustrazioni con cui propone nuovi modelli e protagonisti legati al mondo della disabilità. Tetrapride è anche un modo per esprimere l’arte come strumento terapeutico, come un veicolo di rinascita dopo un trauma incisivo.

I love my Caregiver by Cecilia Sammarco
I love my Caregiver by Cecilia Sammarco

INTERVISTA A CECILIA SAMMARCO

Come ti sei avvicinata al disegno?
All’arte mi sono avvicinata con la musica, prima forma espressiva con cui ho avuto a che fare, in particolare con lo studio del pianoforte e del canto. La musica è molto più di un suono, le copertine degli album, ad esempio, a volte sono vere e proprie opere d’arte. Questo mondo mi ha sempre affascinato.

E poi come hai coltivato questa passione?
Ho intrapreso gli studi di architettura a Roma con una specializzazione in restauro. Devo dire che studiare architettura mi è molto servito anche per dare una forma razionale alla mia creatività. Il disegno ha bisogno di misure, proporzioni e prospettive, dunque è necessario un rigore che lo studio mi ha dato. Poi mi sono spostata a Milano dove ho affinato le tecniche studiando presso il MiMaster Illustrazione.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?
Pablo Picasso è una fonte di ispirazione costante, il suo modo di sperimentare è stato rivoluzionario e riesco a trarre sempre qualcosa di nuovo dalle sue opere. Dati i miei studi, considero un maestro Paolo Soleri, architetto visionario e ideatore del laboratorio urbano di Arcosanti in Arizona, dove ho avuto anche modo di vivere per un periodo. Tra i più contemporanei apprezzo molto il lavoro di John Zabawa e Blanca Miró Skoudy.

Nel 2019 hai esposto le tue opere presso la galleria Miscelanea a Barcellona. Come è stato misurarsi con il panorama artistico spagnolo?
Sono molto legata a quell’evento perché, oltre a realizzare i lavori per la mostra, sono stata io stessa a disegnare il percorso espositivo che ho chiamato El Fenomeno Imprevisto, una riflessione sull’imprevisto e sulle conseguenze che esso comporta. Questa mia proposta è stata scelta dalla galleria Miscelanea tra molte altre, dunque è stata una grande soddisfazione poter esporre lì. Poi, interfacciarsi con una realtà diversa da quella italiana è stata una delle esperienze più stimolanti che ho fatto.

Sending LOVE to all people who are living or have lived a long time at the hospital by Cecilia Sammarco
Sending LOVE to all people who are living or have lived a long time at the hospital by Cecilia Sammarco

RISPONDERE ALLA DISABILITÀ CON L’ARTE

Sempre nel 2019 è accaduto qualcosa che ti ha cambiato la vita.
Era il mese di giugno e mi trovavo a Ponza. Mentre ero lì un incidente stradale mi ha provocato una lesione del midollo spinale, compromettendo l’uso delle mani e delle gambe.
Quell’avvenimento ha cambiato enormemente la mia vita. Ho trascorso un anno e un mese in ospedale tra Latina, Imola e per il periodo più lungo a Milano presso l’unità spinale del Niguarda. Proprio al Niguarda è nato il progetto Tetrapride.

Che cos’è Tetrapride, qual è il suo scopo?
Lo scopo di Tetrapride è quello di elaborare una nuova cultura visiva delle disabilità, proponendo nuovi modelli legati a chi soffre di queste patologie.
Ho elaborato la necessità di raccontare, attraverso le illustrazioni, la storia delle persone con cui ho condiviso i mesi trascorsi in ospedale, afflitte dal mio stesso problema. Allo stesso modo il progetto è frutto della mia dedizione e determinazione a non mollare, a non rimanere ferma a soffrire, a celebrare la vita qualunque cosa accada. Dopo l’incidente è stata dura, stentavo a disegnare, per questo mi sono aiutata con le tavolozze digitali. Determinante è stato l’aiuto delle persone che gestiscono Spazio Vita, uno spazio, integrato all’ospedale Niguarda, che porta avanti progetti splendidi, tra cui un laboratorio d’arte a cui ho partecipato. I volontari mi hanno aiutato molto, non solo psicologicamente, anche proprio fisicamente a stare seduta e disegnare. Purtroppo, a causa del Covid, Spazio Vita è stato costretto a chiudere a un certo punto.

E adesso come hai intenzione di sviluppare il progetto?
Mi sto muovendo per dare a Tetrapride una forma giuridica, farlo diventare una associazione, al fine di raccogliere fondi per poter finanziare artisti con disabilità e aiutarli nella loro attività, ad esempio attraverso l’acquisto di tutori e supporti specifici.
Sarebbe interessante lavorare con gli ospedali per elaborare un modo diverso di spiegare la cose a chi si trova vittima della disabilità: intendo creare dei pannelli specifici, colorati ed empatici attraverso cui illustrare cosa succede e cosa fare a chi si trova da un giorno all’altro a dover fare i conti con queste problematiche.
Attualmente carico i miei lavori sul canale Instagram Tetrapride. Ci tengo a dire che è un canale aperto a tutti, infatti ricevo proposte da parte di molti artisti che mi aiutano nella ricerca di nuovi aspetti legati al mondo della disabilità.
Al momento sono al lavoro con una reinterpretazione di opere d’arte del passato, una rilettura dell’arte attraverso gli occhi di una persona con disabilità, un lavoro molto stimolante.

Antonio Mirabelli

www.ceciliasammarco.com

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonio Mirabelli
Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come consulente nella pianificazione patrimoniale e curando la gestione di prestigiose collezioni private. A Milano frequenta il Master in Arts Management presso l’Università Cattolica di Milano, dove affina le doti manageriali. Elabora progetti per l’implementazione dell’offerta culturale di soggetti pubblici e privati, si occupa di CSR (Corporate Social Responsibility) e lavora come Art Advisor.