Una open call per artisti stranieri: il progetto di Milano Mediterranea

L’associazione culturale Miano Mediterranea ha lanciato una open call rivolta ad artisti stranieri residenti nella città lombarda per la realizzazione di opere destinate al quartiere Giambellino.

Giorgia Ohanesian Nardin
Giorgia Ohanesian Nardin

Milano Mediterranea ha lanciato un’interessante open call attraverso cui ha selezionato le opere di tre artisti stranieri che dialogano con il quartiere milanese del Giambellino. Le date di produzione delle opere non sono ancora precisate, ma saranno all’interno del periodo che va da febbraio alla prossima estate. Nell’attesa abbiamo intervistato Anna Serlenga, direttrice artistica del centro d’arte partecipata, per farci raccontare questa iniziativa.
Le tre opere sono ancora in fase di lavorazione e non è stato ancora stabilito quando verranno esposte al pubblico. Molto probabilmente saranno ultimate in differenti periodi dell’anno 2021.

Anna, potresti presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Anna Serlenga, sono una regista teatrale e ricercatrice, mi occupo di processi partecipativi nelle arti contemporanee e performative in territori complessi. Negli ultimi sette anni ho collaborato con Rabii Brahim, attore professionista, musicista e performer, socio di vita e di lavoro che condivide con me la direzione artistica di Milano Mediterranea. Abbiamo fondato insieme una compagnia teatrale in Tunisia, Coprs Citoyenne, e realizzato progetti di arte partecipata coinvolgendo persone di territori periferici come la medina di Tunisi. Chiamando periferici tali luoghi, intendo dire che sono marginali nella nostra società. Dopo aver trascorso vari anni in Tunisia, siamo tornati in Italia, per ragioni anche personali, e qui abbiamo condensato il nostro lavoro in Milano Mediterranea.

In cosa consiste il progetto?
Milano Mediterranea è un’associazione culturale e un progetto che ricostruisce un rapporto postcoloniale con artisti che lavorano a Milano ma provengono dal bacino mediterraneo. Vogliamo ribaltare l’idea di una produzione culturale ancora prettamente “bianca”, operando su diversi livelli.

E per quanto riguarda l’open call?
L’open call è rivolta ad artisti del Mediterraneo residenti a Milano, sul territorio del Giambellino. Questi lavori sono stati selezionati con un comitato di quartiere del Giambellino, composto da persone diverse per provenienza e per età. Alcuni sono educatori del centro di aggregazione giovanile, ma sono presenti anche giovani, ragazze e ragazzi di 17-20 anni e over 60. Per questo progetto collaboriamo con il Teatro La Creta. Abbiamo dunque coinvolto varie visioni e sguardi.

Vorresti parlarci anche dei vostri laboratori?  
I laboratori sono il secondo asse di lavoro. Uno si chiama Trap community opera e si occupa di arti performative, scrittura e musica trap con il rapper Diamante. Il secondo laboratorio si occupa di luce, tecnica e fonica ed è diretto da Manuel D’Onofrio. Il suo scopo è formare una squadra tecnica che segua il festival finale; avrà durata inferiore di due mesi.

Emigrania. Alessandro Criptsa
Emigrania. Alessandro Criptsa

L’OPEN CALL DI MILANO MEDITERRANEA

Torniamo all’open call.
L’open call è stata lanciata a luglio attraverso una chiamata alla città, effettuando una mappatura degli artisti non occidentali o non solo occidentali resistenti in città. Il progetto non aveva limiti disciplinari, dunque ci sono state proposte opere diverse per approcci e linguaggi, però abbiamo voluto che gli artisti fossero residenti a Milano. Sono pervenuti quarantuno progetti molto interessanti. Successivamente il comitato di quartiere ha selezionato i tre progetti migliori.

Ovvero?
Emigrania è stato realizzato da un duo di illustratori grafici, Alessandro Criptsa e Daniele Bonaiuti; si tratta di una ridefinizione del quartiere attraverso dei ritratti e delle interviste. Il progetto nasce da un omonimo libro illustrato che è stato il primo esperimento intorno alle mille sfaccettature che possono restituire un’identità. È la prima volta che i due artisti lavorano in un quartiere e, nel corso della realizzazione del progetto, hanno attraversato i luoghi chiave del Giambellino e incontrato i membri del comitato per immergersi nella realtà cittadina, interagendo con persone incontrate casualmente, anche viaggiando sul tram 14. Il loro progetto ci incuriosisce molto soprattutto perché l’opera, che stiamo costruendo insieme, dovrebbe evolversi in diversi formati.
Giorgia Ohanesian Nardin è un’artista queer armena che si occupa di danza e coreografia. Attraverso la sua opera, Agitation, riflette su come il corpo sia uno spazio di resistenza alla normazione etero patriarcale e sul piacere, indagando attraverso quali metodologie queer si possa resistere all’oppressione. La sua origine armena ha determinato il suo percorso di ricerca sulla violenza sistemica che si esercita su soggettività minori (non binari, queer…) e sulle sue origini. Per realizzare la sua opera ha interagito con altre persone del quartiere, per esempio all’interno del comitato delle ragazze molto giovani hanno richiesto il lavoro di Giorgia ritenendo che potesse aprire una possibilità di parlare di temi tabù per la loro generazione.

E l’ultima opera?
Mombao è infine l’opera di un duo di musicisti milanese-iraniani, Damon Arabsolgar al sintetizzatore e Anselmo Luisi a piede libero sul palco. I due artisti hanno realizzato un’analisi sulle musiche del quartiere che parte da una ricerca di una musica universale del bacino del Mediterraneo. Si ispirano a una performance rituale nord-africana con il corpo dipinto, che deriva soprattutto dalla loro collaborazione con il Teatro Valdoca. Il tema finale sarà una performance concerto che raccoglie canti e performance di altri luoghi del mondo. Gli artisti richiameranno negli spazi pubblici del quartiere musicisti del Giambellino a diverso titolo. Il concerto non sarà frontale, ma si articolerà su pianta centrale: il pubblico si distribuirà intorno agli artisti e danzerà con loro. Il progetto partirà in primavera-estate, quando sarà più facile interagire con le persone e occupare gli spazi.

Mombao
Mombao

L’ARTE NEL QUARTIERE GIAMBELLINO DI MILANO

Quali sono state le reazioni di coloro che hanno assistito alle opere?
È una domanda a cui non possiamo rispondere perché nessuno ha ancora visto le opere: noi abbiamo solo esaminato dei progetti. L’aspettativa è alta, ma le opere non ci sono ancora.

Qual è il messaggio lanciato dal concorso?
L’idea è di realizzare una chiamata alla città per fare rete: Milano Mediterranea sta cercando di costruire intorno a sé una rete di persone, artisti e luoghi che portino lo stesso messaggio. È necessario un ribaltamento di una visione completamente bianca della società e ripensare il rapporto con l’alterità, cedendogli il microfono. Mi piace molto questo aforisma, che ho letto in rete: “Non hai bisogno di parlare al posto di qualcuno, cedigli il microfono”.

Quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato?
È stato un anno complesso per la pandemia in corso. Molte delle idee che sono state disegnate sono state pensate per una realtà antecedente, inoltre non abbiamo avuto la possibilità di prevedere come saranno i mesi futuri. Lo stesso discorso vale per i laboratori rivolti agli adolescenti. Le incognite sono quelle di tutti i progetti che nascono. Tuttavia la squadra che lavora al progetto è forte e compatta, inoltre il territorio ci sta dando grande forza, abbiamo costruito delle belle alleanze.

Valeria Vite

https://milanomediterranea.art/

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Valeria Vite
È nata e vive in provincia di Como, ma è proiettata verso Milano. Si è laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano, con una tesi su un manuale di italiano ottocentesco rivolto alle scuole medie, scritto da Fedele Parri. Dopo aver lavorato come cassiera in un supermercato e addetta allo sportello in una banca, sta tentando di diventare una professoressa di Lettere. Nel tempo libero le piace andare a teatro, scrivere, giocare a scacchi, visitare mostre e musei, leggere e viaggiare.