È un anniversario importante quello che riguarda l’art talk I Martedì Critici. E in questi giorni casalinghi potrete (ri)vedere tutti gli interventi sulla nostra TV.

Primo compleanno a due cifre per il ciclo di art talk più celebre d’Italia. Un’esperienza di successo, che ha coinvolto uno stuolo di artisti, critici, collezionisti, direttori di musei. Un momento di approfondimento intorno all’arte contemporanea, libero da logiche di mercato, da approcci elitari e da cliché. Plurale, rigoroso e insieme aperto alle innovazioni, nato come esperimento nello studio dello storico dell’arte Alberto Dambruoso, a Roma, il progetto ha continuato a crescere e a modificarsi. Oggi è tempo di bilanci, ricordi e nuove prospettive.

Sono passati 10 anni dal lancio dei Martedì Critici, a Roma. E ne sono passati sette dall’intervista che rilasciasti ad Artribune, in occasione dell’avvio della quarta edizione. Il bilancio, allora, suonava così: “Tre anni di incontri, tre città ospitanti, cinque sedi e quasi cento artisti”. Il centesimo nome era atteso pochi giorni dopo, negli spazi del Chiostro del Bramante: si trattava di Mario Ceroli, tra i più grandi scultori italiani del secondo ‘900. Oggi, festeggiando il primo decennale di questo ciclo di art talk, tanto longevo quanto fortunato, proviamo a fare daccapo il gioco dei numeri… Ci dai un po’ di dati?
Iniziando dai numeri, con l’ultimo appuntamento svoltosi martedì 25 febbraio, che ha visto protagonista il mecenate siciliano Antonio Presti, siamo arrivati a realizzare esattamente duecento incontri in dieci anni di attività, con una media presto fatta di venti appuntamenti all’anno. Quattro  sono state le città che hanno ospitato gli incontri (Roma, Milano, Napoli, Il Cairo) e sedici invece sono state le sedi che li hanno accolti: dalla prima, l’ormai mitico studio/loft dove vivevo a Colle Oppio dove tutto ebbe inizio, all’Auditorium di Mecenate, il Chiostro del Bramante, i Musei MACRO e MAXXI, la Quadriennale, il Tempietto del Bramante a San Pietro in Montorio, la Temple Gallery, l’Art Forum Wurth di Capena, la Farnesina, le Accademie di Belle Arti di Roma e di Frosinone, il Visionarea Art Space, e poi il Centro Pecci  nell’allora distaccamento di Milano, i Musei Pan e MADRE di Napoli e l’Istituto di Cultura italiano del Cairo.
Una dozzina sono stati i colleghi che hanno collaborato con me alla conduzione delle serate, alcuni di questi con presenze costanti alternati ad altri occasionali.

E quanto alle sedi e ai progetti speciali?
Abbiamo realizzato un grande convegno a Venezia dedicato allo stato della critica d’arte in Italia, in occasione dei giorni di apertura della Biennale di Venezia nel 2015, coinvolgendo alcuni tra i più importanti critici d’arte italiani. Proprio in occasione del convegno fu presentato il poderoso volume dei cinque anni di attività edito da Maretti. Cinque mostre sono state poi ospitate dalla Temple University Rome, per presentare un’ampia selezione degli artisti che avevano preso parte agli incontri, dal 2010 al 2016, una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole. Dal 2015 al 2017 I Martedì Critici hanno curato il più vasto progetto di residenze artistiche degli ultimi anni in Italia, invitando ai BoCS Art di Cosenza più di 320 artisti. Infine, voglio anche ricordare alcuni dibattiti organizzati dall’associazione culturale I Martedì Critici, tenutisi sempre di martedì, uno al MACRO e uno all’Accademia di Belle Arti di Roma, dedicati all’Arte Pubblica/Street Art e al caso Favelli (murale Marulla) nel corso della Residenza BoCS Art a Cosenza del 2015.

Alberto Dambruoso ai BOCS di Cosenza
Alberto Dambruoso ai BOCS di Cosenza

Un decennio esplosivo, tra attività di varia natura, strategie di autofinanziamento, tantissimi amici e una volontà lucida di mantenere viva questa bella storia. Ci hai creduto sempre, moltissimo, anche quando spingere la macchina diventava difficile (burocrazia, permessi, economie…). Anche quando la stanchezza – immagino – si faceva sentire. E hai avuto ragione. Cosa c’è alla base di questo successo e di questa tua convinzione così forte? Come in tutti i progetti di successo, i fattori che li rendono tali sono molteplici.  Nel nostro caso, la costanza nel portare avanti un’idea è stata determinante (l’aveva già evidenziato il direttore Massimiliano Tonelli cinque anni fa nello scritto che accompagnava il catalogo dei primi cinque anni, dal titolo L’autorevolezza della costanza). Continuità che è indice anche della mia caparbietà nell’affrontare e non mollare mai, anche di fronte alla burocrazia romana, quando ad esempio ci aveva imposto delle gabelle per la prosecuzione della programmazione all’interno dell’Auditorium di Mecenate; oppure nella difficoltà di reperire i fondi necessari per la programmazione. Il successo più grande, però, credo sia stato decretato dal seguito del pubblico, che negli anni è diventato sempre più numeroso, sia quello che assiste agli incontri dal vivo sia quello che segue da casa il video report mandato in onda su Artribune.

Cos’hanno di speciale, per gli altri e per te, questi Martedì?
Per me, ma penso valga lo stesso anche per il pubblico, I Martedì Critici sono speciali perché raccontano con calore e sempre ravvivata passione delle storie dell’arte d’oggi. Storie fatte da artisti, critici, storici dell’arte, galleristi, collezionisti, mecenati: lo specchio della società dei nostri tempi. Storie in cui ci rivediamo, che ci fanno sognare e anche riflettere. Credo anche che la formula dell’intervista pubblica condotta come fosse una normale chiacchierata tra amici, seppur impegnata, sia stata da sempre molto apprezzata e abbia di conseguenza costituto un’altra delle ragioni del successo dell’iniziativa.

Amarcord. Raccontaci alcuni degli incontri che, negli ultimi anni, ti hanno toccato, coinvolto, soddisfatto, stupito in modo speciale: nomi, temi, episodi… Un pezzetto di questo lungo album dei ricordi, da una prospettiva intima, tutta tua.
Proprio l’ultimo Martedì Critico con Antonio Presti, ideatore di Fiumara d’arte in Sicilia, devo dire che è stato uno degli incontri più toccanti, sia per il sottoscritto, sia per le persone che hanno assistito alla serata. È stata raccontata la storia di un uomo che, grazie a un amore spassionato per l’arte e la cultura, ha combattuto con coraggio e dignità una battaglia lunga vent’anni, per salvare dalla distruzione alcune sculture monumentali da lui donate alla collettività, e per salvare se stesso da una serie di processi in cui era stato coinvolto, reo di averle posizionate su un’area pubblica nella valle dei Nebrodi. Un altro incontro che ha suscitato emozioni è stato quello con gli artisti Fabio Cirifino e Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro, tenutosi recentemente. Un gruppo di ricerca artistica pionieristico ‒ non solo in Italia ‒ per la video art, che è stato in grado di proseguire il proprio percorso in modo indipendente, disinteressandosi del mercato. L’esperienza di questo collettivo, lunga quasi quarant’anni, dimostra come si possa fare ancora ricerca senza cedere a compromessi. Andando indietro nel tempo, un incontro molto intenso che ricorderò a lungo è stato quello con l’azionista viennese Hermann Nitsch, che ha incantato tutti con il carisma e con le parole, per la saggezza e la profondità di pensiero.

I Martedì Critici. Incontro con Gilberto Zorio, 2012
I Martedì Critici. Incontro con Gilberto Zorio, 2012

Aspetto interessante di questa avventura è quello del network. Hai offerto una grande varietà di punti di vista, col vantaggio anche di aprire, di creare maggiore risonanza, di essere inclusivo e quindi espansivo. Non è così frequente che questo avvenga (i solipsismi prevalgono, di norma). Ma è certo una strategia intelligente. Com’è stato gestire questa macchina complessa? Che valutazioni fai dopo un decennio? 
Innanzitutto mi fa piacere apprendere da te che dall’esterno ci sia questo tipo di percezione.  In seconda battuta mi devi credere se ti dico che in realtà non c’è mai stato alcun tipo di strategia nel portare avanti il progetto. Credo che la forza consista nell’essersi posti fin dall’inizio come spazio alternativo/indipendente e, pertanto, non essendo mai stati costretti a scendere a patti con lobby, gallerie e più in generale con il mercato. I Martedì Critici sono stati considerati credibili oltreché neutrali. Il punto è che non avendo rapporti con il mercato, il progetto mantiene ancora questa candidezza, rimasta esattamente quella della prima ora. La gente ha capito che ciò che viene proposto non ha secondi fini, se non quello di promuovere e valorizzare molti artisti italiani.

E certo tu sei la figura forte di un progetto costruito sull’idea di scambio, di incontro, di pluralità. Non solo rispetto ai tanti personaggi intervistati, ma anche rispetto ai tuoi partner, o “spalle”, come le chiami tu. Hai dato vita a un enorme palinsesto aperto, insieme a una schiera di curatori, storici dell’arte, critici, che ti hanno affiancato…
Sì, un punto importante è quello della condivisone: come avrai notato, declino il nome sempre al plurale. Raramente parlo in prima persona di quella che è la mia creatura, proprio perché ritengo che I Martedì Critici siano un progetto corale, che coinvolge tutta una serie di figure: in primis le mie varie spalle (tra le quali mi fregio di avere avuto anche la tua); le mie collaboratrici e i miei collaboratori, Annalisa Ferraro (anche lei tra l’altro è stata mia spalla), Sara De Chiara, Marica Messa e Piero Gagliardi, e il tecnico video Maurizio Di Cesare di Studio Ray; non ultimo, per importanza, il pubblico, a cui sono rivolti gli incontri. Non è la solita frase di circostanza o almeno non lo è nel nostro caso, perché I Martedì Critici non potrebbero esistere se non ci fossero tutte queste persone insieme. Stiamo tutti ancora credendo nella bontà, oltreché si potrebbe dire necessità, di quanto facciamo. Ritengo che la divulgazione artistica, soprattutto per quanto riguarda l’arte contemporanea, sia fondamentale nell’ottica di un maggior coinvolgimento pubblico, a tutto vantaggio di una collettività più sensibile ai problemi del mondo.

I Martedì Critici. Alberto Dambruoso, Jannis Kounellis e Guglielmo Gigliotti. Photo Sebastiano Luciano
I Martedì Critici. Alberto Dambruoso, Jannis Kounellis e Guglielmo Gigliotti. Photo Sebastiano Luciano

La classica domanda sul futuro è d’obbligo. In quell’intervista del 2013 rispondesti con una serie di desiderata: sognavi “d’iniziare a invitare artisti internazionali, magari poco visti nelle istituzioni italiane. E poi, un giorno, portare l’evento anche all’estero”. Fatto, sia l’uno che l’altro. Immaginavi poi “un catalogo/dvd che raccolga le immagini e le testimonianze critiche di chi ha vissuto in prima persona il clima degli incontri”. Fatto anche quello. Infine accennavi all’ipotesi di una trasmissione tv: e qui la spunta non la mettiamo, obiettivo (ancora) non centrato. Allora, che ne sarà dei tuoi Martedì? Dopo 10 anni pensi a metterci un punto o hai ancora delle buone cartucce in canna? E se il progetto continuerà, resterai fedele alla linea o dobbiamo aspettarci novità sostanziali?
Beh dai, non mi ricordavo le risposte, a dire il vero e in tutta sincerità neanche la domanda… comunque non male! A eccezione dell’ultimo punto, gli altri li ho tutti esauditi e non mi pare poco! Il capitolo tv è sempre lo stesso. Il progetto era stato proposto da varie persone a Sky e a Rai 5, ma le risposte arrivate sono sempre state le stesse: “progetto bellissimo ma non adatto per i tempi della tv”. Nel frattempo a breve andrò io in tv, come storico dell’arte su Rai 2 per due puntate de La Porta Segreta, un nuovo programma di divulgazione culturale condotto da Giovanni Muciaccia. Chissà che qualcuno mi veda e magari mi proponga di portare i Martedì Critici in tv!  Lo so che è un sogno ma perché no, non mi sono ancora stancato di sognare! Ad ogni modo, certamente mi piacerebbe se almeno qualche estratto potesse essere trasmesso in qualche rete con un focus sull’arte contemporanea.
Un sogno che è in parte ho esaudito è quello di portare gli incontri all’estero. In effetti, in due occasioni siamo stati all’Istituto di Cultura Italiana del Cairo ma l’intento è quello di esportarli in tutti o quasi gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Il progetto credo rimarrà pressoché invariato nella sua struttura portante anche nel futuro, inserendo di tanto in tanto alcune piccole novità, come ad esempio quella di aver incluso da quest’anno tra gli invitati anche i collezionisti. Ad ogni buon conto, finché sentirò che gli incontri sono apprezzati li porterò avanti. Il giorno che vedrò solo un manipolo di persone partecipare all’incontro allora comincerò a farmi delle domande.

C’è in questo momento un dibattito interessante, a tuo avviso, nel mondo dell’arte italiano? Come sta la critica d’arte? Occasioni come i Martedì Critici riescono in qualche modo a incidere, a favorire una crescita sul piano dei temi, del linguaggio, delle analisi?
Una delle idee, quando ho dato vita a I Martedì Critici, era proprio quella di creare una piattaforma che favorisse il dibattito critico. Purtroppo, come noto ‒ anche se io sono un caso a parte, come ha avuto modo di osservare anche Lorenza Trucchi, scrivendomi la seguente dedica dietro un disegno di Mario Nigro, che mi ha poi regalato: “Per Alberto, amico di critici, rarità!” – tra critici non corre buon sangue e di conseguenza, tranne le mie “spalle”, pochi sono stati i critici frequentatori dei Martedì. Tanti colleghi che vivono a Roma non sono mai venuti neanche una volta in dieci anni di attività, nemmeno quando c’erano dei “loro” artisti. Trovo tutto ciò abbastanza ridicolo, ma tant’è. Al di là di questo, il dibattito critico in Italia è carente, a mio avviso, di critici coraggiosi.  Mi sembra, quella italiana ‒ seppur in presenza di figure di rilievo ‒ una tipologia di critica molto piatta, arrendevole al sistema, che non prende posizioni e che si accende solo in presenza di fatti eclatanti, come il caso del Cesso d’oro o della banana, entrambe “opere” di Cattelan. Soprattutto a mancare è la critica militante, che era fondamentale un tempo per raccontare da vicino, in presa diretta, gli sviluppi a caldo dell’arte contemporanea.

Helga Marsala

https://imartedicritici.com/

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CuratoreAlberto Dambruoso
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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.