Casa Museo Covili a Pavullo nel Frignano, apre lo spazio dedicato al “van Gogh italiano”

A Pavullo nel Frignano è stata inaugurata la Casa Museo dedicata al pittore Gino Covili, maestro del secolo scorso, considerato grazie alla sua arte il “van Gogh italiano”. Un’esperienza immersiva e multisensoriale nelle opere di Covili in una dimensione domestica e famigliare che racconta il suo vissuto fatto di colori e sfumature.

Casa Museo Covili, Courtesy of CoviliArte
Casa Museo Covili, Courtesy of CoviliArte

Non ci ho messo molto a innamorarmi dell’arte di Gino Covili, e l’unico rimpianto vero è di non aver avuto l’opportunità di conoscerlo di persona. Non so se io sarei piaciuto a lui, ma sono invece certo che lui sarebbe piaciuto a me, e molto anche. Nei suoi quadri io ritrovo estratti, essenze, del mio mondo: l’Appennino e la nostra gente, la civiltà contadina, che è andata e non tornerà più. Anche per questo, in relazione al mio libro di prossima uscita, ringrazio ancora la famiglia Covili per avermi concesso l’utilizzo di un quadro di Gino per la copertina. Per me è un onore, ma soprattutto credo rappresenti bene l’incontro naturale tra due uomini che hanno voluto cantare la loro terra, io con le mie parole, Gino con la sua arte straordinaria”. C’è il cantautore e poeta Francesco Guccini all’inaugurazione della Casa Museo Covili, nuova realtà di Pavullo nel Frignano, nel modenese, dedicata a Gino Covili, pittore considerato dalla critica il “van Gogh italiano”. Un luogo famigliare in cui “nascono i pensieri, che poi crescono e diventano disegni e poi colori, e poi quadri e storie da raccontare” e che per l’artista, scomparso nel 2005, si trasforma nel centro di un mondo creativo concreto e, a tratti, carnale. Una casa immersa nel verde, quasi a confondersi con la natura, diventa il museo che custodisce le opere di Covili, tra le nervature delle sculture, uomini, donne, immagini bucoliche, rurali e spesso anche oniriche che racchiudono la narrazione visiva dei paesaggi interpretati da una pittura pastosa e brillante.

IL MUSEO COVILI

La Casa Museo Covili sorge su tre piani e ogni spazio offre un’esperienza multisensoriale al visitatore, fra giochi di luce che esaltano i lavori appesi alle pareti di uno dei più grandi maestri del secolo scorso. Ogni angolo della casa consente di vivere, grazie alla musica e ai suoni che accompagnano la promenade domestica, un viaggio immersivo nel bello e in quelle che sono un po’ le camere della memoria in cui nascevano le opere pittoriche di Covili. Tra queste lo studio di Gino, una stanza a più livelli che aveva lo scopo di ricercare visioni prospettiche e punti di vista differenti dove il “Cimone”, la montagna, diventa nella pittura una sorta di bussola per chi deve orientarsi nella propria dimensione spazio-temporale. La luce e le vetrate che guardano gli alberi del bosco sono il filo conduttore dell’osservazione artistica di Gino Covili con cui il pittore incontra sulla tela eroi ed emarginati, volti e mani che lavorano.

L’OPERA DI COVILI

Protagonisti di un percorso fatto di immagini disarmoniche e volutamente confusionali, che vanno dall’atmosfera effervescente della “Festa” ai toni frizzanti del “Carnevale”, fino alla sacralità sognante della “Processione”. “Adesso c’è. Finalmente siamo riusciti a realizzare il nostro obiettivo principale: trasformare la casa di Gino, la Nostra casa, in un museo permanente alla portata di tutti, l’arte del nonno nella sua espressione massima, con i quadri più belli esposti proprio dove sono stati concepiti e realizzati. Il suo studio, la sua poltrona al centro dei dipinti prediletti, le finestre con vista sul Parco Ducale e poi, ancora, più lontano, fino al Monte Cimone. In questi anni, il nonno ci ha lasciato nel 2005, la CoviliArte ha conservato e incrementato la collezione dei suoi quadri, abbiamo organizzato mostre, incontri e attività, soprattutto rivolti alle nuove generazioni. Oggi apriamo un altro scorcio della storia di Gino, la Casa Museo, il suo mondo segreto”, spiega Matteo Covili, nipote dell’artista. E la poltrona rossa di Covili è ancora lì, centro di gravità riportato nella “Discussione per la formazione della cooperativa”, opera che sintetizza il vissuto del pittore e una vita piena fatta di colori e mille sfumature, poi tradotta in arte.

-Gustavo Marco P. Cipolla

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Gustavo Marco P. Cipolla
Classe 1984, calabrese di origini, romano di adozione, Gustavo Marco P. Cipolla è un cittadino del mondo. Ama viaggiare, quando gli è possibile, e confrontarsi con realtà e culture sempre differenti. Le sue esperienze formative e professionali sono diverse: dalla Laurea in Relazioni Internazionali ai Master in Marketing e Comunicazione degli Eventi artistici, culturali e dello spettacolo e in Comunicazione e Giornalismo di Moda. Collabora con alcune testate dove scrive, senza la pretesa di essere un critico, di moda, arte e cultura. È stato stagiaire nelle Organizzazioni Internazionali e ha svolto, e svolge, l’attività di press officer nel mondo della musica, nell’universo della moda e ha anche curato l’ufficio stampa di alcune compagnie teatrali indipendenti. Crede fermamente nel talento (degli altri) e sostiene che i giovani di oggi, grazie alle giuste opportunità, diventeranno gli adulti di domani.