Digital graffiti. Intervista a Franz Cerami

Valorizzare le periferie urbane è uno degli obiettivi delle installazioni di Franz Cerami, artista napoletano che ha fatto conoscere al mondo i suoi digital graffiti.

Lighting flowers, Franz Cerami, Napoli, 2018
Lighting flowers, Franz Cerami, Napoli, 2018

La sua cifra artistica presenta radici ben salde a Napoli, la sua terra, e dopo l’endorsement americano di CNN e Wired, l’arte digitale di Franz Cerami (Napoli, 1963) non conosce confini. Nel suo studio non molto distante dal mare, tra un caffè e l’altro, Franz si racconta a partire dagli esordi nel mondo dell’arte fino a Lighting flowers, uno degli ultimi progetti di digital graffiti a cui tiene molto, senza tralasciare l’attività di docente universitario, ma anche di “mentore” per gli studenti di Scampia. Dopo un periodo trascorso in Francia e in Inghilterra, durante il quale disegna e scrive molto, Franz torna in Italia, dove realizza cortometraggi e sperimenta tra audio, video, fotografie e oli, che poi lascia interagire con la tecnologia.
L’arte contemporanea è sempre stata di casa. Mio padre era molto amico di Lucio Amelio e i miei genitori acquistavano opere di Christo, Rauschenberg, Vasarely e Alfano. Sin da bambino ho visto tante mostre importanti e lavoravo disegnando sui manifesti fino a quando, a 14 anni, ho scoperto la Polaroid, su cui incidevo o mettevo dei liquidi per completare l’opera.

Progetto su carta, Lighting flowers. Studio Franz Cerami, Napoli, 2018. Photo Klaus Bunker
Progetto su carta, Lighting flowers. Studio Franz Cerami, Napoli, 2018. Photo Klaus Bunker

L’INTERVISTA

Perché hai scelto di associare la tecnologia all’arte?
Mi piace l’idea di associare diversi materiali e tecniche. Ho sempre disegnato a olio, che in un primo momento ho unito alla fotografia, fino a quando ho scoperto i video, in cui intervengo con tracce sonore. Con la tavoletta grafica, oggi, ho costruito un percorso tecnologico che mi consente di disegnare sketch book con olio e grafie, ma la tecnica che preferisco in assoluto è a olio: i lavori realizzati su carta li ripropongo digitalmente con un software dedicato, come il progetto di rigenerazione urbana Lighting flowers.

 Raccontaci come è nato questo progetto di digital graffiti.
Ho sempre immaginato che su certe superfici si potessero muovere forme e colori, in particolare in quei luoghi che mi appartengono profondamente come le periferie. Li definisco “luoghi di attraversamento”, dove di notte il colore grigio del cemento cambia faccia sprigionando colori e positività. La prerogativa di Lighting flowers è proprio questa: colorare di luce le periferie e piantare fiori luminosi nel mondo. A differenza dei grandi centri dove ci sono più servizi, pensare che le periferie siano un luogo buio e deserto credo sia una ingiustizia sociale che crea grande malessere generale. Bisogna, invece, investire in luce e bellezza come opportunità.

Franz dedica a ogni progetto un grande taccuino nero – un riferimento importante per i collaboratori – in cui raccoglie idee, disegni a olio e grafite, riflessioni e dati tecnici dell’edificio di turno (distanze, altezze, superficie e luminosità), che delineano la prima fase progettuale, alla base di ogni sua produzione. Una volta definito il lavoro manualmente, ripropone lo stesso sulla tavoletta grafica: un procedimento lento e in apparenza semplice, che richiede molte ore di realizzazione perché bisogna definire ombre, spessore e sfumature in chiave digitale.
E a proposito di opportunità, Franz aggiunge: “Il primo ponte che ho individuato per “Lighting flowers” si trova nella zona industriale in via De Roberto, nella periferia orientale di Napoli. Alle ore 3 del mattino, mentre stavo illuminando con i miei collaboratori dieci piloni di autostrada e le auto che passavano si fermavano per osservare le videoproiezioni, una persona del posto mi chiese se le immagini potessero ‘vivere tutte le notti’, perché sarebbe stato bello guardarle da casa. E questo per me è stata una grande conquista. In generale, la prima volta che ho proiettato un mio lavoro è stato molto emozionante: di notte, sul palazzo di fronte al mio studio per verificare eventuali imperfezioni in termini di luminosità di contrasto e scelta del colore giusto”, precisa Franz. “Ancora oggi provo le installazioni mentre la città dorme e poi con i miei collaboratori facciamo dei sopralluoghi con fotocamera e telecamera alla ricerca del posto, perché un lavoro, per funzionare, deve avere un ottimo grado di illuminazione tra quella locale e la mia videoproiezione e, una volta individuato, si parte con generatore, tre telecamere fisse, proiettore, mobile steadicam, un drone e un computer. Tutto il lavoro deve essere documentato”.
Già realizzato a Roma e Napoli, il progetto Lighting flowers è sempre aperto a nuove collaborazioni e intanto è previsto per le periferie di Berlino, Londra, Lisbona, Parigi, ma anche a San Paolo, Shanghai e New York, per citarne alcune.

Quale lavoro ti rappresenta in particolar modo?
Oltre a Lighting flowers, tengo molto a Migrant Sirens, perché il tema dei migranti è un argomento che sento mio. Milioni di persone arrivano in Italia e nel mondo occidentale, e questo può essere un’emergenza o una opportunità, e io la considero una opportunità che consente di costruire nuove storie e una nuova Europa. A volte si pensa che l’incontro debba essere con chi è molto simile a te, ma l’arte dell’incontro, quello di riconoscersi nell’altro e quindi anche negli aspetti più distanti, è un’altra cosa. Incontrare per riconoscersi, e Migrant Sirens racconta proprio l’importanza delle differenze culturali.

Il confronto arte/spazio nelle installazioni di Franz Cerami è molto importante, perché è lì che ha luogo la reinterpretazione del passato e la costruzione di nuovi immaginari in cui la narrazione audiovisiva dipende dalla bravura di chi riesce a costruire, e non solo dai mezzi di produzione, ma soprattutto dalla capacità del fruitore di costruire la narrazione.
Nuove chiavi di lettura quindi, per leggere il passato. Tra le installazioni più celebri, la videoproiezione al Museo Madre di Napoli di Eggs and Skulls (2017), che racconta la storia della città attraverso la reinterpretazione di icone e miti: la sirena Partenope, i teschi, il Vesuvio, i cavalli e San Gennaro, in parte riproposti, ciascuno a proprio modo, nelle sale del museo, dagli artisti Mimmo Paladino, Rebecca Horn e altri.

Lighting flowers, Franz Cerami, Napoli, 2018
Lighting flowers, Franz Cerami, Napoli, 2018

Ci sono artisti che lasciano la propria città per scelta o necessità, tu hai scelto di restare.
Per me Napoli è una città che ti sorprende sempre perché ha una capacità di reinventare il passato ogni volta. Per questo mi sento bene. Napoli è un grande produttore e contenitore di storie che non trovi altrove e mi sembra un bel punto di osservazione da cui partire, sempre. È una città di storia, di relazioni e anche di opportunità. Napoli è una scelta, si può partire per poi ritornare, ed è un luogo di grandi centri culturali dove è possibile osare con metodo e rigore. Insegno in due realtà sociali differenti: Retorica e laboratorio di Storytelling digitale all’Università Suor Orsola Benincasa, che è un luogo in cui si può sperimentare liberamente la reinterpretazione dei luoghi e dei beni culturali, e poi ho tre laboratori di Storytelling con la cooperativa L’uomo e il legno in tre scuole a Scampia, dove il contesto è naturalmente diverso e con il format Narrative Map Portraits raccontiamo la città attraverso i volti di chi la vive. Da un punto di vista differente.

Il confronto, il territorio e la reinterpretazione storica sono alcuni degli elementi alla base della ricerca artistica di Franz Cerami, che, con proiezioni digitali a effetto, consente a chiunque di incontrare quell’opportunità in cui immedesimarsi e raccontarsi, tra i pieni e i vuoti delle architetture di tutto il mondo nel linguaggio universale dell’arte. Senza discriminazioni.

Fabio Pariante

www.franzcerami.com

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AutoreFranz Cerami
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Fabio Pariante
Docente e giornalista freelance, è laureato magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea con tesi in Studi Interculturali dal titolo "La Primavera Araba nell’era del web 2.0: il ruolo dei social network". Nel 2011, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha vinto il Premio Giovanni Giovannini – Nostalgia di Futuro per la tesi di laurea triennale in Storia dell’Arte Contemporanea dal titolo "Net.Art: l’arte di fare network". Inoltre, è co-founder del progetto Marina Abramovic Institute a New York dell’artista serba e a Napoli ha partecipato all’opera collettiva "Rebirth – Terzo Paradiso" di Michelangelo Pistoletto. Collabora con diverse redazioni italiane e straniere e alcune realtà culturali.