Una chiacchierata con Thomas Braida, ospite de Il Crepaccio @ Instagram show, il “contenitore” virtuale nato dallo spazio espositivo Il Crepaccio, gestito da Caroline Corbetta.

Dopo la chiusura effettiva avvenuta verso la fine del 2016, Il Crepaccio, lo spazio espositivo ricavato dalla vetrina del ristorante milanese “Il Carpaccio” e gestito dalla curatrice Caroline Corbetta, ha finalmente riaperto i battenti attraverso un progetto tutto nuovo e in un luogo non proprio fisico. Inaugurato lo scorso novembre con un intervento di Serena Vestrucci, Il Crepaccio @ Instagram show si configura come un contenitore alternativo all’interno del quale, ogni settimana, gli artisti invitati a partecipare si susseguono ponendo spesso un’attenzione particolare nei confronti della divulgazione dell’immagine in relazione ai social e ai rapidi cambiamenti del nostro tempo.
Il 16 marzo si è concluso il breve periodo di esposizione di Thomas Braida (Gorizia, 1982) e, trovandoci a Torino, abbiamo pensato di visitare “I ragazzi della porta accanto” (lo studio preso in condivisione insieme a Enej Gala e Valerio Nicolai) e di scambiare quattro chiacchiere su quest’ultima esperienza.

Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida
Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida

Hai da poco terminato la tua mostra virtuale sul profilo Instagram de Il Crepaccio, ma non è la prima volta che ti interfacci con questa realtà. Ci parli un po’ del tuo rapporto con quel luogo prima del passaggio da spazio fisico a digitale?
È stata un’ottima esperienza Il Crepaccio. Caroline conobbe il mio lavoro alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, era in giuria, e così vinsi quell’anno il premio [2010, N. d. R.]. Sono passati parecchi anni, oramai. Il primo Crepaccio è stato qualche anno dopo.

Come è avvenuta l’adesione a questo nuovo progetto?
Un’idea semplice ma azzeccata. Caroline a ottobre/novembre dell’anno scorso mi raccontò di questa sua idea di portare il Crepaccio su Instagram, dissi subito di sì.

Leggendo le brevi righe che accompagnano i lavori selezionati, parli di un sogno ricorrente che ha come protagonista un’intelligenza artificiale e di una dimensione nella quale la politica non ha più senso di esistere…
Sono un grande amante della fantascienza e faccio spesso sogni bizzarri, ecco.

Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida
Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida

Oltre alla decisione di non affidarti al medium della pittura, quello che mi ha colpito di più delle immagini che hai realizzato è comunque la sottile ironia che le attraversa. Quasi come se, cambiando la tecnica, non cambiasse l’approccio al tuo fare artistico…
Beh, certo io sono sempre io, qualsiasi cosa faccia, difficile cambiare.

Per i lavori realizzati ti sei servito di alcune applicazioni di sostituzione facciale, come mai questa scelta?
Son cose che usano tutti, ed è bello trovare usi anomali per le app.

I soggetti sui quali ti sei concentrato sono fondamentalmente i politici italiani che, in occasione delle ultime elezioni, hanno invaso i media del nostro Paese e non. Inoltre gli hashtag che hai usato per segnalarle parlano di “fregature”, di “brutta aria che tira” e di voglia di cambiare Paese. Sei rimasto particolarmente deluso dall’attuale andamento politico? Perché parlarne attraverso i social?
Voto solo perché cerco di essere un bravo ragazzo, non ho speranze da molti anni, però mi continuo a incazzare con questi personaggi.

Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida
Il Crepaccio @ Instagram show. Thomas Braida

Quali ti sembrano le potenzialità di una piattaforma come Instagram?
Instagram è ottimo per cazzeggiare, ma non sarei mai capace di guadagnare dei soldi o di promuovere il mio lavoro.

Cosa pensi che il digitale possa dare di più, o di meno, rispetto a un approccio più caldo e diretto come la pittura?
Il digitale ha una quantità enorme di immagini, contenuti, informazioni, fesserie, tutto ad alta velocità. È bello. La pittura è lentezza, ha i suoi rituali: è bellissima.

Il tuo amore verso i gatti è risaputo e lo si evince anche da molte opere, possibile che ti sia avvicinato a Internet proprio perché è un luogo pieno di gattini?
Mi manca il mio gatto, quindi mi sparo gattini virtuali.

Valerio Veneruso

www.instagram.com/ilCrepaccio/
www.instagram.com/braidathomas/

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AutoreThomas Braida
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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.