Seminaria Sogninterra. Quando l’arte incontra l’ambiente

Agli sgoccioli della stagione estiva, il festival d’arte ambientale Seminaria Sogninterra, andato in scena a Maranola dal 1° al 3 settembre, ha saputo valorizzare storie e tradizioni locali. Grazie a una rete di interventi artistici nati in seno alla rassegna che quest’anno ha siglato un’importante partnership con la Fondazione Romaeuropa e Digitalife.

Seminaria Sogninterra - Stalker, photo Margherita Zanardi
Seminaria Sogninterra - Stalker, photo Margherita Zanardi

MARANOLA IN FESTA
Sembra un luogo comune, ma in questo paese arroccato sulla montagna e affacciato sul mare, tra Formia e Gaeta c’è un’aura particolare, un tocco di magia. In occasione del festival, con cadenza biennale, il borgo diventa location, cornice e opera, tutto intero, strade vicoli, slarghi, piazze, archi, scale, androni, appartamenti, giardini, passaggi, terrazzi, muretti, pareti, soffitti, il dentro e il fuori, ciò che si può percorrere e ciò che si può guadare, toccare, annusare, ascoltare, mangiare, e soprattutto pensare. E anche gli abitanti partecipano, offrendo spazi, consigli, cibo, opinioni e simpatia agli artisti, ai curatori e al pubblico che per tre giorni percorre Maranola.  È così che una manifestazione artistica assume davvero i toni di una festa, caricando di esperienze stimolanti un campo, quello dell’arte contemporanea, in cui non è facile organizzare qualcosa che non abbia il sapore del già visto e già fatto.
Senza sforzo, apparentemente, ma in realtà grazie al gran lavoro delle curatrici Isabella Indolfi e Marianna Fazzi e della collettività che le segue, varie opere si sono concatenate dentro Maranola, quasi crescendo in quel luogo. Gli artisti, ciascuno con la propria identità, hanno adattato a sé gli spazi nel momento stesso in cui si sono adeguati a essi.
Il tema di quest’anno è stato la scala 1:1, Un chilometro in scala reale, “che indica” – scrivono le curatrici – “il rapporto tra l’opera d’arte e la realtà, una relazione e la necessità di un dialogo alla pari, per riappropriarsi dello spazio in maniera dialogica, con installazioni in scala d’uomo, che creano ambienti vivibili in cui il pubblico può immergersi e mettersi in gioco nello spazio e nel corpo dell’opera, completandone il senso”.

Seminaria Sogninterra - Stalker, photo Margherita Zanardi
Seminaria Sogninterra – Stalker, photo Margherita Zanardi

ARTISTI E AMBIENTE IN RELAZIONE
Una relazione, dunque, diventata rivelazione, in una molteplicità di interpretazioni. Partendo dalla facciata della porta principale, Davide Dormino ha attraversato le mura del borgo e le pareti delle case con un grande e vibrante flusso di fili di ferro, L’origine della trama, allegoria, si direbbe, dell’acqua e della luce ma anche della materia rocciosa su cui è costruita Maranola. Il grande Solido virtuale di Giacomo Lion, intessuto da una geometria di fili luminescenti, apriva un percorso segnato dall’incrocio di luci e ombre secondo una declinazione prevalentemente notturna; come nei bottiglioni di vetro riempiti di mare di Anna Frantis, sparsi nel buio di un giardino (Il più azzurro dei mari); come la Gabbia interattiva di Aurora Meccanica da cui lo spettatore poteva far volare su uno schermo stormi di uccelli; e come nella tavola imbandita di Laura Cionci su cui si proiettava una sequenza festosa di cibi e colori (Valore energetico). Nella penombra di un orto, Emanuela Ascari ha raccontato i nomi delle stelle in ordine alfabetico (Risonanze), e in un locale piccolo come una grotta ha offerto ai passanti acqua di fonte e prodotti della terra (Ciò che è vivo).
Luminose e chiaroscurate erano pure le morbide pieghe in ceramica dell’installazione di Gino Sabatini Odoardi (Dispiegamenti); biancheggiante, profumato e frusciante nell’ombra di una piccola piazza, il grande Giaciglio di Stalker riempito di foglie delle pannocchie di granturco; interattivo lo Specchio di Alexandra Demienteva che accompagna improvvisamente la nostra immagine con quella di un passeggero sconosciuto che è appena passato nello stesso luogo. Da interfacciare e linkare il Limbo di Saverio Todaro, palcoscenico ingrandito di selfie e condivisioni. Mentre Delphine Valli ha ridisegnato le pareti con forme geometriche (In nessun luogo poggiare) in un gioco di arcaismi e suggestioni e Alexei Krostoma ha tradotto in numeri il contesto urbano come in una mappa cifrata assunta dalle sue pietre (Via numerica).

Silvia Bordini

www.seminariasogninterra.it

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Silvia Bordini
Silvia Bordini vive e lavora a Roma. Si è laureata nel 1966 e in seguito ha insegnato Storia della critica d’arte, Storia dell’arte contemporanea, Storia delle tecniche artistiche presso le Università di Cosenza-Arcavacata, Pisa e Roma Sapienza.