Piccoli musei. Museo delle Maschere

Il nostro tour alla ricerca delle microrealtà museali italiane – in collaborazione l’APM – Associazione Piccoli Musei – approda finalmente in Sardegna. Siamo a Mamoiada, in Barbagia. E qui non si può non parlare di mamuthones…

Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada
Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada

Partiamo da una questione generale: come si fa a mantenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
L’Italia, fortunatamente, è un Paese ricco di cultura, di bellezze artistiche, di siti archeologici invidiati da tutto il mondo, di musei spettacolari. Molti dei beni culturali hanno una gestione pubblica e tanti altri invece sono gestiti da società private.
Quello che manca in molti casi (soprattutto nei grandi musei con gestione pubblica) è una cultura gestionale che coinvolga il territorio e la comunità, che punti sulla didattica e che utilizzi le nuove tecnologie per far vivere delle emozioni ai visitatori. Un altro grave handicap è quello relativo alla comunicazione, soprattutto con i canali social. Viviamo quindi una situazione paradossale: deteniamo i più bei tesori artistici del mondo, ci vantiamo ovunque di questo prestigioso primato, ma facciamo davvero molto poco per promuoverli.

Cosa può fare una piccola realtà per migliorare la situazione?
Da questo punto di vista il ruolo dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei è fondamentale perché ha tra i suoi obiettivi quello di promuovere una cultura gestionale dei piccoli musei relativamente ai temi dell’accoglienza, della museografia, dell’emozione, della comunicazione 2.0 (ottimo esempio è #smallmuseumtour, una sorta di tour virtuale su Twitter, un modo di fare comunicazione digitale creando vere e proprie “reti virtuali di musei”).

L’APM è in effetti un ottimo esempio di sinergia.
Da due anni il sistema museale di Mamoiada è socio dell’APM, associazione con la quale si è riscontrata da subito una perfetta sintonia. I temi affrontati dall’Associazione sono fondamentali per la crescita del nostro piccolo sistema museale e riguardano la necessità di una normativa che disciplini i piccoli musei, l’accoglienza, il legame con il territorio e il coinvolgimento della comunità. Il convegno nazionale è il momento più importante sia per l’APM che per noi piccoli musei: è il momento della conoscenza reciproca, del confronto, del dibattito. È veramente un’esperienza unica nel panorama italiano, con interventi e relazioni sul mondo dei piccoli musei.

Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada
Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada

Voi con quali altre realtà vi rapportate in maniera più intensa? È più una rete territoriale o, per così dire, tematica?
L’attività del Museo delle Maschere Mediterranee trova la sua naturale connessione con le diverse iniziative di interesse culturale e turistico che hanno luogo a Mamoiada e nel circondario. In particolare il museo si pone come punto di riferimento informativo e organizzativo per la visita del territorio, per la partecipazione alle attività e alle feste tradizionali, in primo luogo al Carnevale, e per la promozione dei prodotti alimentari e dell’artigianato locale.
Ma l’aspetto di maggior rilievo dell’azione del museo è l’attività di animazione del territorio. In quest’ottica la Cooperativa Viseras, che gestisce il Museo delle Maschere Mediterranee, ha creato una rete di relazioni tra i vari attori territoriali che si sta rivelando il vero punto di forza dello sviluppo locale e che comprende: un percorso guidato nei laboratori artigianali del paese; la visita alle sedi-museo delle associazioni culturali; la dimostrazione della lavorazione del pane carasau e l’aperitivo in cantina; il pranzo in una struttura ricettiva; la visita ai siti archeologici di Mamoiada, ai murales di Orgosolo ai musei di Nuoro.
L’obiettivo di questi itinerari è quello di associare alla visita del museo la scoperta del patrimonio locale, il contatto con la popolazione (sistemazione nei B&B, pranzi in ristoranti tipici) e la conoscenza dei prodotti tipici (maschere, vino, pane carasau, dolci, formaggi ecc.). In questo scenario, l’immersione nell’identità e nel patrimonio di Mamoiada non si esaurisce con la visita al museo, ma continua lungo un percorso che coinvolge in modo attivo il territorio e i suoi abitanti e che per questo motivo richiede la partecipazione di tutti gli attori locali.
Inoltre il Museo delle Maschere Mediterranee fa parte anche del Distretto Culturale del Nuorese, nato con l’obiettivo di costruire una rete di attrattori materiali e immateriali per valorizzare l’identità e il patrimonio culturale del territorio, sostenere e innovare il settore delle industrie creative e innescare così un processo virtuoso di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Quali sono le principali difficoltà che riscontrate? E quali le soddisfazioni?
Le difficoltà più evidenti riguardano i contributi per la gestione. Il Museo delle Maschere, così come la stragrande maggioranza dei musei sardi, percepisce un contributo regionale che copre una buona parte delle spese del personale; però vi è incertezza nei tempi di erogazione, con lunghi ed estenuanti ritardi che creano moltissimi problemi nella gestione, e nella proroga degli stessi contributi che crea ansia e preoccupazione tra noi operatori per la futura gestione dei beni culturali, mortificando ogni progetto di ulteriore investimento nel medio-lungo termine.

Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada
Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada

Veniamo agli aspetti positivi.
L’esperienza del Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada costituisce un caso di indubbio interesse all’interno dei progetti di sviluppo del territorio aventi come tema dominante il turismo culturale, soprattutto se si considera che prima dell’istituzione del museo il paese aveva una modesta, se non nulla, vocazione turistica. I risultati illustrati hanno messo in luce la positività di questa esperienza, che è confortata dai numeri (il Museo delle Maschere nel 2015 ha registrato ben 18mila visitatori), dai buoni giudizi espressi dagli utenti e dalla positiva percezione degli operatori locali. Da quindici anni a questa parte a Mamoiada (piccolo paese della Barbagia di 2.600 abitanti) sono sorti quattro Bed & Breakfast; una locanda, un ristorante e una trattoria; nove cantine di viticoltori che imbottigliano il vino cannonau; un laboratorio di artigianato artistico; una società di servizi turistici; un forno che produce il pane carasau. Altre ricadute territoriali emergono solo attraverso una lettura più attenta e sono di difficile misurazione. Fra queste, un posto preminente spetta al cambiamento di immagine del territorio, sia verso l’esterno che verso l’interno.

Raccontiamo brevemente il museo: contesto, storia, spazi.
Il Museo delle Maschere Mediterranee nasce con l’intento di costituire un luogo di contatto tra l’universo culturale di un piccolo paese della Sardegna interna, Mamoiada, nota in tutto il mondo per le sue maschere tradizionali – i Mamuthones e gli Issohadores – e le regioni mediterranee che, attraverso le rappresentazioni e le maschere del Carnevale, svelano una comunione di storia e di cultura. A partire dalle maschere dei Mamuthones e degli Issohadores di Mamoiada, il museo offre un’esposizione comparata di reperti provenienti dai diversi Paesi del Mediterraneo evidenziandone le affinità e le vicinanze piuttosto che le difformità e le distanze. Tutte le maschere portano campanacci che svolgono una funzione apotropaica, cioè con il baccano che provocavano scacciavano gli spiriti maligni che influivano negativamente sull’annata agraria.
La visita al museo inizia con una multivisione che, con una sequenza di immagini, testi e suoni accompagnati da un particolare commento musicale, introduce il visitatore al Carnevale e alla gente di Mamoiada. Si passa quindi in un secondo ambiente, che presenta una serie di maschere del Carnevale Barbaricino (le maschere dei carnevali di Mamoiada, Ottana e Orotelli). Nella terza sala sono esposte le maschere dell’area del Mediterraneo divise in aree: l’area dell’arco alpino, dei Balcani e della penisola iberica e della Grecia.

Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada
Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada

Non c’è però solo il Museo delle Maschere a Mamoiada…
Oltre al Museo delle Maschere a Mamoiada sono presenti altri due musei che vanno a comporre un piccolo sistema museale chiamato MaMu – Mamoiada Musei). Il Museo della Cultura e del Lavoro racconta idealmente la vita degli uomini e delle donne di Mamoiada, così come si svolgeva ancora sino alla metà del secolo scorso: il loro collocarsi socialmente, i momenti – di festa e di lutto – che ne segnavano l’esistenza; la centralità del percorso è imperniata sulla sala multimediale dedicata alle attività lavorative di Mamoiada: un momento di approfondimento che troverà un seguito nella visita alle attività enogastronomiche e artigianali presenti in paese. Il MATer – Museo dell’Archeologia e del Territorio è invece un museo tematico e territoriale che, grazie alle nuove tecnologie di Studio Azzurro che ne favoriscono l’approccio esperienziale, diventa un museo narrativo, un luogo attivo di sperimentazione artistica.
Con un biglietto cumulativo scontato è possibile visitare tutti i musei di Mamoiada.

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici? Cosa organizzate per loro?
Il target di riferimento dei visitatori del museo nei quindici anni di gestione è stato il seguente: turismo “balneare”, turismo scolastico, turismo della terza età, turismo culturale ed enogastronomico.
Relativamente al turismo “balneare”, della terza età ed enogastronomico, organizziamo dei pacchetti tematici relativi al gusto, alla cultura e all’artigianato. Per quanto riguarda il turismo scolastico, al Museo delle Maschere è presente una sezione didattica che si occupa dei pacchetti mirati per le scuole, con laboratori didattici, visite ai siti archeologici e ai laboratori degli artigiani. Inoltre il Museo delle Maschere Mediterranee è family friendly, con una scontistica da applicare alle famiglie con bambini, con servizi dedicati ai più piccoli (fasciatoio e corner kids nella sala espositiva dove i bambini possono colorare sagome delle maschere mentre i genitori visitano il museo).

Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada
Museo delle Maschere Mediterranee, Mamoiada

Parlavamo di finanziamenti: soltanto pubblici o anche privati?
Il Museo delle Maschere percepisce un finanziamento regionale che copre buona parte delle spese di gestione del personale. Per quanto riguarda i finanziamenti privati, in Sardegna c’è una scarsa propensione alla filantropia e alla sponsorizzazione nei confronti delle società che gestiscono i beni culturali.

Quanti collaboratori lavorano al museo?
Al museo sono impiegate tre persone a tempo pieno per tutto l’anno, mentre nel periodo primaverile/estivo viene assunta un’altra figura a tempo pieno per tre anni, più altri stagisti/tirocinanti.

Quali sono le attività nel prossimo futuro?
Stiamo lavorando a un’applicazione scaricabile gratuitamente sui dispositivi iOS e Android, pensata e creata per agevolare la gestione di una destinazione, in questo caso la destinazione Mamoiada. Tramite questa applicazione, i turisti potranno immergersi nella destinazione e goderla tenendo conto del loro tempo a disposizione e dei loro interessi prevalenti, seguire i percorsi consigliati ed effettuare azioni richieste (tipicamente valutazioni di soddisfazione, foto nel luogo e condivisione sui social) e acquisire punti da poter utilizzare alla fine del percorso per guadagnare un gadget della destinazione e partecipare a ulteriori concorsi a premi in modo da amplificare maggiormente il coinvolgimento.
Con questa applicazione si vuole rafforzare il concetto di rete e di coinvolgimento attivo degli operatori locali nel processo di sviluppo legato al turismo culturale.

Marco Enrico Giacomelli

MUSEO DELLE MASCHERE MEDITERRANEE
Piazza Europa 15
0784 569018
[email protected]
www.museodellemaschere.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.