Il Manzoni, quello vero: Piero

Un nuovo volume per la collana delle Biografie dell’editore Johan and Levi. Questa volta il soggetto è Piero Manzoni e a cimentarsi con l’impresa è Flaminio Gualdoni. Lavorando a partire dai documenti, in maniera filologica.

Flaminio Gualdoni - Piero Manzoni. Vita d’artista

Il Manzoni, quello vero…”. È prendendo in prestito il verso della notissima canzone dei Baustelle, Un romantico a Milano, che potremmo commentare a bruciapelo la biografia dedicata all’artista entrato ormai nell’Olimpo dell’arte italiana e internazionale della seconda metà del XX secolo. Recentemente uscito per i tipi di Johan & Levi nella collana Biografie e scritto da Flaminio Gualdoni, il libro Piero Manzoni. Vita d’artista fa il punto su un aspetto cruciale della ricerca storico artistica di Manzoni, nel 50esimo anniversario della prematura scomparsa: la sua vita, raccontata con estremo rigore.
Piero Manzoni (Soncino, 1933 – Milano, 1963) è a tutti gli effetti, in Italia, l’artista mitico per antonomasia, paragonabile – mutatis mutandis – a James Dean o a Andy Warhol, per restare in un contesto più appropriato; conosciuto in ogni milieu culturale e sociale, noto ai molti per quella “merda d’artista” venduta a peso d’oro (nel senso reale del termine, poiché Manzoni mise in vendita quei 30 grammi di autentico prodotto d’artista conservati in scatolette di latta debitamente etichettate a un prezzo corrispondente all’equivalente in oro del peso) che dal 1961 sconvolge ancora il fruitore. Contribuì a scrivere un nuovo capitolo dell’arte e compì, con gli Achromes, quella tabula rasa necessaria all’avvio di un nuovo corso nella storia artistica italiana contemporanea dove l’atto ideativo, il portato concettuale, l’acromia prendevano il sopravvento sugli altri aspetti creativi, dove l’arte si fondeva totalmente, concretava e identificava con la vita, come aveva teorizzato il filosofo milanese Antonio Banfi.

Piero Manzoni - photo Giovanni Ricci
Piero Manzoni – photo Giovanni Ricci

Gualdoni ci racconta Manzoni a partire dai documenti. Ed ecco l’incipit del libro con l’interrogazione parlamentare a seguito della quale, nel 1971 – Manzoni era morto da otto anni –, la Camera dei Deputati dibatté sull’iniziativa di Palma Bucarelli di esporre la Merda d’artista alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Da qui si sviluppa una ricostruzione filologica basata su tracce documentate e pubblicate a corredo del testo. Perché Manzoni sarà anche quello dei racconti riportati e tramandati negli anni dai suoi compagni di strada, nostalgici e compartecipi di quell’“ultima bohème” che aveva per teatro le vie di Brera, ma è anche quello di una dimensione privata e intima che fa meno cronaca mondana, e che in questa biografia ci viene restituita con rispetto per le carte d’archivio (l’autore si muove da buon archeologo) e anche con una rara empatia, che emerge soprattutto nel racconto del giovane adolescente Piero, ignaro del suo destino di pietra miliare dell’arte italiana, ma consapevole di essere destinato a un ruolo da protagonista.
Manzoni è un “personaggio dalle elaborazioni intellettuali profonde e dalle intuizioni fulminanti”, ci insegna Gualdoni, è un uomo dai molti aspetti che concorrono a creare un poliedro composto da una moltitudine di facce, ognuna delle quali lo porta a “essere Manzoni” e conduce noi a conoscere gradualmente l’essenza del suo lavoro, l’essenza dell’opera d’arte. Questo libro è un tentativo ben riuscito – perché fedele, acuto e serio, avallato da documenti inediti, scritti privati, fotografie, testimonianze – di lumeggiare quell’essenza.

Daniela Ferrari

Flaminio Gualdoni – Piero Manzoni. Vita d’artista
Johan and Levi, Milano 2013
Pagg. 240, € 27
ISBN 9788860100986
http://www.johanandlevi.com/catalogo/piero-manzoni/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Daniela Ferrari
Nata a Trento nel 1973, dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera si è laureata in storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Lavora presso il Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto come conservatore e curatore di iniziative espositive. Ha concluso nel 2012 la redazione del Catalogo generale della Collezione VAF-Stiftung edito da Silvana Editoriale. Suoi testi sono pubblicati in vari cataloghi di mostra, tra i quali si segnalano La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia del ’900 (2007); Nanni Valentini. Ho scelto la materia (2009); Arte Povera. Energia e metamorfosi dei materiali (2009); Arte del Novecento. Le collezioni della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus (2011); Una finestra sul mondo. Da Dürer a Mondrian e oltre (2012); Carlo Carrà - 1881/1966 (2012); Andata e ricordo. Souvenir de voyage (2013). Nel 2012 è uscito il suo libro Archivio di Nuova Scrittura Paolo Della Grazia. Storia di una collezione edito da Silvana Editoriale. Ha curato varie mostre tra cui Poesia Visiva. What to do with poetry. La collezione Bellora al Mart, con Giorgio Zanchetti (2010); Percorsi riscoperti dell’arte italiana. VAF-Stiftung 1947-2010, con Gabriella Belli (2011); Poesia Visiva. La donazione di Mirella Bentivoglio al Mart (2011); Gianluigi Rocca. La montagna dentro (2013), Claudio Olivieri. Il colore disvelato (2013). Ha collaborato con varie riviste d’arte come “Art’è”, “Eikon. I temi e le idee dell’arte”, “FMR. La rivista bianca”, “Il Giornale dell’Arte”, “NB_I Linguaggi della comunicazione”, “Artribune”.

11 COMMENTS

  1. Definire Piero Manzoni “quello vero”, è un doppio insulto; all’odiato scrittore cattolico, ma la cui prosa mantiene delle qualità stilistiche forse non ancora eguagliate, e ovviamente al Manzoni artista, soprannominato in questo modo da chi di Cultura conosce solo l’eco, ma di lontano.

    • In ‘Un romantico a Milano’ il verso “fra i Manzoni preferisco quello vero:Piero” è solo un omaggio all’artista (utilizzo il soprannome per semplificare). Mi pare eccessivo considerarlo un doppio insulto.

  2. come battuta snob che lascia il tempo che trova era molto più riuscita ‘a beethoven e sinatra preferisco l’insalata’

  3. Polemiche a parte sul cognome, il libro l’ho letto e rende di Manzoni un quadro molto chiaro capace di mostrare come nell’estrema semplicitá di un percorso lineare (di un giovane artista in pochi anni) si sia evoluta internazionalmente -forse in uno dei pochi casi menzionabili per l’arte italiana- l’Arte nella sua forma autentica. Nel senso che, come spiega bene l’autore, la capacità di Piero è stata quella di associare all’arte la sola capacità gestuale ed intellettiva dell’artista. Arte divenne così qualunque manifestazione l’artista stesso produceva, anche se alla fine un ‘prodotto fisico’ veniva a mancare (vedi le sculture viventi).
    In pochi anni insomma, Manzoni, in totale autonomia, pur guardando ai parallelisimi esteri (yves klein in particolare) fu in grado di proporre una svolta di grande respiro nell’arte italiana ribaltandola sul camp internazionale.

  4. Fu vera gloria?
    Certo in manzoni piero c’é una forte componente
    Anti culturale : il mio amico sul piedestallo, ad esempio.
    Interessante? Ma Duchamp davvero
    si accontentava di spostare?
    sbaglio forse nella convinzione che lui non azzerava?
    Beh questa é la vulgata accademica che ne
    É seguita :la decontestualizzazione, lo spazio
    Espositivo , il concetto ecc
    Manzoni accademico? Beh ….

  5. Onestamente trovo che Piero manzoni fosse un grande artista concettuale.
    Certo irrideva la societa´del tempo, era di famiglia ricchissima e si divertiva.
    Il suo catalogo e´ricc di circa 1.000 opere.
    Visse solo 33 anni.
    Esiste originalita´ nell´arte? Penso di si, lui era un situazionista antelitteram, e le sue provocazioni sono (erano) anticipatorie di molti happenings che ebbero luogo dal 1967 in avanti.
    Chi lo contesta (e´ morto nel febberaio 1963 a Milano) gli fa ulteriore pubblicita´.
    Mi peermetto di dire: e´un artista il fotografo Warhol? E´ un artista quell ´inglese che mise degli aninmali nella formaldeide? E´un artista quello che a Milano fa sculture con dita al vento?
    Tutti artisti?
    Non dimentichiamoci che molti “artisti” spendono bei soldoni per promuoversi.
    Risultato: chi paga sfonda.
    Manzoni almeno era ricco gia´di suo.
    Grazie.

    • Non capisco Perché il nascere ricchi
      Dovrebbe essere meglio che il nascere poveri.
      É meglio nascere poveri e morire di stenti.

    • Condivido! L’arte e’ condivisione. Il povero artista non ha possibilità di condivisione.
      L’artista che nasce povero nemmeno.
      Comq onore al grande Piero Manzoni

LEAVE A REPLY