Un attacco hacker tiene in ostaggio gli Uffizi? Intervista al direttore che fa chiarezza
Tra gennaio e febbraio 2026, un attacco hacker ha colpito la rete informatica degli Uffizi. A distanza di due mesi, un articolo del Corriere descrive una situazione fortemente compromessa sul piano della sicurezza per uno dei poli museali più importanti al mondo. Ma dagli Uffizi arriva un’altra versione
“Gli interventi di aggiornamento agli Uffizi sono cominciati all’indomani dell’insediamento della nuova direzione e oggi sono legati a lavori che solo per il 2025 hanno visto il lancio di gare per 60 milioni di euro. Una prima accelerazione di questi progetti è avvenuta il giorno dopo che sono arrivati gli attacchi al Louvre, in risposta a una situazione che, a livello diffuso e internazionale, si sta complicando, sul piano della sicurezza museale. Ovviamente, un’altra accelerazione è arrivata dopo l’attacco hacker”.
Il Direttore degli Uffizi, Simone Verde, è un fiume in piena. La mattinata del 3 aprile, per lui e per i lettori del Corriere della Sera, è iniziata nel segno di uno “scoop” a firma del giornalista Marco Persico sulle conseguenze dell’attacco hacker che da un paio di mesi a questa parte starebbe mettendo sotto scacco uno dei poli museali più importanti d’Italia e del mondo.
L’attacco hacker agli Uffizi. Cosa è successo tra gennaio e febbraio 2026
“Rubati codici di accesso, mappe e posizioni delle telecamere: opere d’arte chiuse nei caveau e porte murate”, titola l’articolo, che poi indugia su alcuni dettagli inquietanti: “Gli hacker chiedono un riscatto e minacciano di vendere sul dark web le informazioni sottratte dai server: i ladri conoscerebbero anche la posizione di telecamere di sorveglianza e sensori” (“che tutti possono facilmente scoprire semplicemente girando per il museo”, aggiunge con sarcasmo Verde).
Quel che è vero, è che tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2026 un attacco hacker è riuscito a violare la rete informatica degli Uffizi, concentrandosi sui servizi amministrativi del polo museale, pronto, allora, ad avviare tutti i controlli del caso e ad attivare le attività di backup, senza ripercussioni sull’accoglienza dei visitatori. Da subito, inoltre, son state avviate le indagini dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, per risalire ai colpevoli e individuare le falle del sistema.
L’attacco hacker agli Uffizi. Lo scoop del Corriere della Sera
Oggi, l’articolo del Corriere della Sera “svela” un dietro le quinte ben più critico, riferendo di “server svuotati, con l’intero archivio del gabinetto fotografico rubato”. L’articolo cita fonti interne che restano anonime: “Tutto è collegato al server: computer, telefoni, anche quello del direttore. Qui, negli uffici è stato tutto fermo per oltre due settimane”, rivela qualcuno. E, rincara la dose l’articolo, “i ladri sono anche riusciti a entrare nei sistemi dell’ufficio tecnico, mettendo le mani su codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Conoscerebbero anche la posizione di telecamere di sorveglianza e sensori. Informazioni che, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le centinaia di sale sapendo esattamente dove passare, cosa evitare, cosa disattivare”. Intanto, i gioielli più pregiati del Tesoro dei Granduchi, normalmente custoditi a Palazzo Pitti, sarebbero stati trasferiti in tutta fretta nel caveau della Banca d’Italia. E ai dipendenti degli Uffizi sarebbe stato chiesto di non fare parola di quanto sta accadendo.

La versione degli Uffizi
La versione del museo è tanto precisa quanto diversa: “La maggior parte delle informazioni riportate nell’articolo sono speculazioni prive di fondamento, basate su voci di corridoio e pettegolezzi, o congetture mai verificate. Primo: lo sgombero del Tesoro mediceo era previsto dall’autunno scorso per l’avvio del cantiere. Basta controllare le date della gara sulla amministrazione trasparente, come per la questione delle telecamere. Nessuna password è stata rubata, anche perché gli impianti di sicurezza sono a circuito chiuso e dunque non accessibile dall’esterno. La posizione delle telecamere è riconoscibile da qualsiasi visitatore, basta alzare la testa, né c’è prova di alcun tipo di esfiltrazione di documenti relativi alla sicurezza; e l’idea di un archivio fotografico rubato in tempi di patrimonio digitale, con backup etcetera, fa semplicemente ridere”.
Gli Uffizi hanno molto da ridire anche sulla modalità che avrebbe portato alla pubblicazione dell’articolo, che si conclude sostenendo l’indisponibilità di Verde a commentare la vicenda. In realtà il direttore avrebbe ricevuto ieri, alle 20.45, una sola chiamata da numero ignoto non preceduto da alcun messaggio, rivelatosi poi il giornalista del Corriere. Tutto ad articolo già impaginato e avviato in stampa, al culmine di un’operazione costruita da tempo, che il Direttore avrebbe dovuto commentare con una battuta veloce, senza la possibilità di discutere in modo approfondito di una questione così delicata, per spiegare come stanno realmente le cose.
In discussione c’è anche un passaggio alquanto inquietante: “Al Louvre i ladri con meno informazioni a disposizione hanno impiegato sette minuti ad agire” spiega l’articolo, per poi chiedersi quanto ci vorrà perché succeda agli Uffizi. Non proprio responsabile parlare in questi termini, sembra suggerire anche la condotta degli Uffizi in questo frangente: l’ultima cosa da fare è alimentare l’euforia di possibili delinquenti. Del resto, quello degli Uffizi è un patrimonio di tutti, anche di chi punta allo scoop.
Livia Montagnoli
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