A Milano arriva Museo Nazionale della Resistenza. L’annuncio di Beppe Sala e Dario Franceschini

Con un investimento di 17,5 milioni totali da parte del Ministero dei Beni Culturali, il nuovo museo sorgerà all’interno dell’edificio ‘gemello’ (ancora da costruire) della Fondazione Feltrinelli di Herzog & de Meuron in Piazzale Baiamonti. In attesa di aprire le sue porte al pubblico, il Museo Nazionale della Resistenza intanto sbarca online, e lo fa il 25 aprile 2021, giorno in cui l'Italia celebra il 76esimo anniversario dalla Liberazione dall'occupazione nazista e dal regime fascista

Milano avrà la sede del Museo Nazionale della Resistenza: la notizia (piuttosto significativa visti i tempi poco sereni che corrono) è stata ufficializzata a seguito dell’incontro nella mattinata del 9 dicembre a Palazzo Marino tra il ministro dei Beni e Attività Culturali Dario Franceschini e il sindaco Beppe Sala. Un segnale forte, che porta con sé la volontà di mantenere presente e vivida la memoria di una pagina della storia italiana su cui si fondano i principi di libertà del nostro paese, e di fare del museo il luogo eletto in cui conservarla e promuoverla. Il museo avrà governance di Fondazione gestita da Comune, MiC e Istituto Nazionale Ferruccio Parri, con il coinvolgimento della Regione Lombardia. Sorgerà, inoltre, all’interno di una delle architetture-landmark più simboliche della nuova Milano. In attesa dell’apertura prevista tra il 2025 e il 2026, il 25 aprile 2021, giorno in cui decorre il 76esimo anniversario dalla Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, il Museo intanto inaugura online.

IL MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA DI MILANO

Il primo dato certo è che il Museo Nazionale della Resistenza costerà in totale 17,5 milioni di euro (ovvero 15 che vanno ad aggiungersi ai 2,5 stanziati in precedenza per la Casa della Memoria), un investimento reso possibile attraverso la rimodulazione di risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Il secondo, è che lo spazio, di 2500 metri quadrati (non un museo grandissimo dunque), sorgerà all’interno dell’area comunale tra via Montello e via Volta, recentemente bonificata in vista della realizzazione dell’edificio “gemello” (sebbene in piccolo) della Fondazione Feltrinelli, come previsto fin dal principio – nonostante le proteste di alcuni cittadini – dal progetto dello studio Herzog & de Meuron. Un comitato scientifico metterà in comunicazione le istituzioni e i musei della resistenza locali, e al suo interno opereranno l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiana d’Italia e l’Istituto Ferruccio Parri (ovvero l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia). Durante l’incontro, non sono stati forniti dettagli in merito alla data di inizio e fine dei lavori, ma il sindaco Sala ha palesato la necessità di stabilire al più presto delle formule per velocizzare i lavori e procedere in modo tempestivo.  “Milano, città due volte medaglia d’oro, merita e rappresenta un progetto di cui il Paese ha un assoluto bisogno”, ha dichiarato il Ministro Franceschini. “Tutto questo, per proporre un racconto della lotta di liberazione capace di restituire la memoria di chi ha combattuto per ridare all’Italia la libertà, come ha voluto ricordare oggi il Presidente Mattarella nel messaggio che ha fatto pervenire. Io sono figlio di un giovane partigiano bianco e mi sono sempre portato dietro la paura che quel ricordo si smarrisca. È quindi importante che ci sia un luogo nazionale per ricordare alle future generazioni ciò che hanno fatto le nostre madri e i nostri padri per darci quella libertà che oggi riteniamo scontata e ovvia, mentre non lo è per niente perché si è data la vita e la giovinezza per ottenerla”.

Museo della Resistenza di Milano

Museo della Resistenza di Milano

UNA SCALTRA OPERAZIONE URBANISTICA

A livello urbanistico si tratta oggettivamente di un altro colpaccio niente male del Sindaco. Perché? Perché il Comune si era ormai impegnato a realizzare l’edificio completando giustamente il grande progetto di Porta Volta completamente ridisegnata da Herzog&DeMeuron, ma per ora si parlava del contenitore e non del contenuto e inoltre si tentennava anche per questioni economiche dovendo brancolare nel buio alla ricerca di un tenant all’altezza (nell’altra “piramide”, la gemella grande, il tenant è niente di meno che Microsoft oltre al 30% dello spazio circa destinato appunto alla Fondazione Feltrinelli) che, pagando l’affitto, consentisse la sostenibilità di un’operazione costosa come costruzione e come manutenzione (non dimentichiamo che ci sarà moltissimo verde attorno). Oggi il problema è risolto: l’inquilino diventa lo Stato e i quattrini necessari arrivano dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. E in più la città si intitola un altro spazio culturale. Alla faccia dei miopi comitati di quartiere che per mesi hanno urlato alla “colata di cemento” chiedendo che si rinunciasse alla ambiziosa architettura dello studio svizzero in favore di… un giardinetto! Certo è che le lamentele non si fermeranno comunque, già su blog e pagine social qualcuno – non del tutto a torto – borbotta: “i nuovi musei fateli nelle periferie!”. E in effetti…

LA RACCOLTA DI FIRME PER IL MUSEO DELLA RESISTENZA

La questione Museo della Resistenza era stata aperta in realtà a Milano tempo addietro a seguito della proposta di occupare gli spazi della Casa della Memoria di via Confalonieri. Un’idea inconcepibile, in relazione al poco spazio a disposizione (400 metri) che avrebbe ridotto l’eventuale museo di fatto ad un’unica installazione multimediale all’interno di una stanza. Per questo si erano mobilitati in 2700, firmando la petizione online per “salvare la Casa della Memoria di Milano” con il duplice obiettivo: istituire un vero museo distaccato dalla Casa della Memoria, capace in questo modo di proseguire con le regolari attività aperte alla cittadinanza. Tra questi, anche Giuliana Segre, che si è rivelata con tutta probabilità l’ago della bilancia capace di attirare l’interesse delle istituzioni e ribaltare le sorti del progetto. La vicenda si è chiusa oggi con una senatrice Segre raggiante per il risultato ottenuto.

LA SFIDA DI UN ALLESTIMENTO COINVOLGENTE

Resta ora la sfida dei contenuti. Già perché perfino la storia avvincente, sfidante e drammatica della Resistenza italiana può finire per diventare terribilmente noiosa e poco coinvolgente in presenza di un allestimento studiato male e realizzato senza pensare realmente al pubblico. La prossima battaglia da vincere sarà proprio questa. Viceversa si rischia di fare un servizio non inutile, ma perfino dannoso, alla memoria.

25 APRILE 2021: IL MUSEO NAZIONALE DELLA RESISTENZA SBARCA ONLINE

In attesa della sua apertura, il Museo intanto debutta online con un progetto digitale che prevede un sito (www.museonazionaleresistenza.it) e l’attivazione dei profili social Instagram @museonazionaleresistenza e Facebook @resistenzamuseo. Attraverso questi canali, gli utenti potranno scoprire il Museo e le storie che racconta, finalizzate alla promozione dei valori della lotta di liberazione e al coinvolgimento delle giovani generazioni. Sul sito web raccoglie foto, video, audio e documenti d’epoca, tutti consultabili dal pubblico della rete. “Con il nuovo sito si compie un altro passo verso il Museo Nazionale della Resistenza il progetto che porterà alla nascita di un luogo nazionale per conservare la memoria e tramandare alle future generazioni ciò che hanno fatto le nostre madri e i nostri padri per darci quella libertà che oggi riteniamo scontata e ovvia, mentre non lo è per niente”, spiega Dario Franceschini. “Il nuovo sito permetterà di esplorare e seguire le diverse fasi di realizzazione e sviluppo del progetto e raccontare cos’è stata la Resistenza”.“Milano ha l’onore di essere stata scelta per ospitare il Museo Nazionale della Resistenza, un luogo della memoria, condivisa, conservata e diffusa, dove mantenere vivi i valori fondanti del nostro Paese”, sottolinea Giuseppe Sala. “In attesa di inaugurare la sede che sarà realizzata ai Bastioni di Porta Nuova e completerà un’area della città già dedicata alla cultura, tramite il sito internet e i profili social potremo iniziare a conoscere che cosa il Museo della Resistenza racconterà a tutti noi. Milano è orgogliosa della sua storia e della sua identità di città della Resistenza e questo Museo e i suoi canali digitali ne daranno ulteriore testimonianza in Italia e nel mondo”.

-Giulia Ronchi e Massimiliano Tonelli

*articolo aggiornato il 25 aprile 2021

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Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

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