Le vendite e il successo di Art Basel Hong Kong 2026, anche per l’internazionalizzazione dell’arte italiana
Un'edizione dinamica ma cauta, per la grande fiera asiatica, in cui le gallerie provenienti dall'Italia si sono prese ancora e anche la responsabilità del posizionamento globale dell'arte italiana
Da anni centro di scambi artistici attivissimo e dinamico, l’hub di Hong Kong ha offerto una nuova settimana dell’arte guidata dalla gigante delle fiere Art Basel all’insegna della ripresa economica e delle vendite milionarie della mega-gallerie, ma soprattutto nella fascia media del mercato dell’arte. Con una certa cautela e con tempi dilatati nelle decisioni, per i grandi collezionisti presenti, provenienti soprattutto dalla scena asiatica. E mentre l’isola prova a scrollarsi di dosso i rallentamenti che l’hanno frenata nel post-pandemia, ma i numeri non le danno ancora ragione, la nuova edizione di Art Basel Hong Kong ha visto le gallerie italiane in prima fila a far da alfieri all’arte prodotta in Italia e alla sua internazionalizzazione.
Le strategie di valorizzazione dell’arte italiana alle grandi fiere globali
Una sorta di diplomazia culturale di privata e commerciale iniziativa. Così ci è venuto di pensare e leggere Art Basel Hong Kong 2026. Non essendo lì fisicamente, abbiamo raggiunto, come spesso facciamo, le gallerie italiane in fiera al Convention & Exhibition Centre di Hong Kong. E proprio parlando con loro – di ciò che avrebbero voluto raccontare della loro presenza lì – siamo andati a convergere su un aspetto che merita dell’attenzione. Anche al di là dalle traiettorie e dei risultati esclusivamente commerciali della partecipazione a una fiera prestigiosa e costosa come Art Basel Hong Kong, le proposte degli espositori posizionano su una piazza globale le ricerche artistiche italiane, fanno sì che vengano scoperte dai grandi collezionisti internazionali, acquisite dai musei di un altro polo del mondo, e che entrino in un dibattito culturale che non ha confini geografici. Ovvero, fanno ciò che le istituzioni non riescono a fare per quello che sarà o dovrebbe essere il nostro patrimonio culturale del futuro, come dimostrano le selezioni di artisti per la mostra internazionale di una Biennale di Venezia o di una Manifesta, tanto per citare due esempi freschi di esclusioni. E dove non arrivano investimenti pubblici a sostegno di una filiera che rischia di esaurirsi se perde la sfida dell’internazionalizzazione, tengono, per ora, le scommesse e l’impegno delle gallerie d’arte, tra mercato e dialogo col mondo.

La promozione dell’arte italiana con le gallerie di Art Basel Hong Kong
“Per noi, Art Basel Hong Kong non è solo una fiera: è un punto di incontro, un luogo dove rinsaldare relazioni e costruirne di nuove, continuando il dialogo con l’Asia intrapreso ormai più di un decennio fa”, ci ha raccontato Jose Graci della galleria Mazzoleni, “quest’anno, ad Art Basel Hong Kong, abbiamo scelto di portare un contributo speciale: il nostro primo Kabinett dedicato a Marinella Senatore, artista la cui energia creativa è attualmente in dialogo anche con la Biennale di Chengdu. Il progetto che presentiamo è parte di una costellazione di iniziative dedicate all’artista: la mostra che inaugureremo nel nostro spazio milanese il 16 aprile e il grande progetto community-based, realizzato insieme a The Human Safety Net, che prenderà vita nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia dal 7 maggio 2026”.

La riscoperta di Betty Bee e il cinema di Francesco Jodice da Umberto Di Marino ad Art Basel Hong Kong
Non da meno il posizionamento netto perseguito da anni dalla galleria napoletana Umberto Di Marino. “In fiera incontriamo colleghi di altri paesi che beneficiano di finanziamenti consistenti da parte delle loro istituzioni, pensati proprio per sostenere gli artisti nazionali e permettere alle gallerie di presentarli in contesti internazionali complessi e lontani da quello di origine”, ci raccontano i galleristi napoletani, rispetto a strumenti che da noi, in Italia, sono del tutto assenti.
“Nonostante ciò, riteniamo di stare facendo con serietà la nostra parte: da tre anni consecutivi portiamo ad Art Basel Hong Kong dei solo show di artisti italiani. Quest’anno, inoltre, presentiamo anche l’opera Rivoluzioni di Francesco Jodice, inclusa – su nostra segnalazione – nella sezione Film a cura di Ellen Pau”. In stand, intanto, andavano vendute e attiravano interesse le opere di Betty Bee, che la galleria sta tenacemente provando a rimettere al centro dell’attenzione che meriterebbe, proprio attraverso il cono di luce di una fiera globale di peso come Art Basel Hong Kong.

Le vendite e gli andamenti della fiera Art Basel Hong Kong
Conferma il successo commerciale e un alto profilo qualitativo del pubblico e dei collezionisti in fiera, “provenienti da Cina, Hong Kong, Corea del Sud e Giappone”, la galleria bolognese P420, che ha riportato buoni risultati per tutti gli artisti in stand: “Siamo molto soddisfatti dell’andamento di questa edizione di Art Basel Hong Kong. Facendo seguito al solo show dedicato a Irma Blank della scorsa edizione, abbiamo scelto di presentare una selezione eterogenea composta da Irma Blank, Filippo de Pisis, Riccardo Baruzzi, Rodrigo Hernández e Shafei Xia nella sezione Kabinett, con un coinvolgimento ancora maggiore dell’anno scorso. L’apertura VIP è stata entusiasmante fin dai primi istanti, tra clienti storici e nuovi collezionisti. Già dal primo giorno sono state finalizzate diverse acquisizioni, destinate sia a istituzioni museali private che a importanti collezioni cinesi e occidentali”.

Da Giorgio Morandi a Giosetta Fioroni, l’arte italiana nei musei di Hong Kong con la Galleria Maggiore
“Avendo costruito il mercato di Giorgio Morandi da zero in tutta l’area asiatica da circa 20 anni, per noi venire ad Art Basel Hong Kong è sempre un’occasione per incontrare collezionisti asiatici consolidati e creare nuovi contatti nell’area della Cina, dell’Australia, di Taiwan, della Thailandia e della Korea”, ha commentato Alessia Calarota della Galleria Maggiore g.a.m. di Bologna. “Certo anche qui negli anni passati abbiamo avvertito un periodo di fluttuazione, ma negli ultimi mesi, come anche in Europa, il mercato dell’arte è tornato dinamico ed energetico soprattutto sui nomi established percepiti come un investimento sicuro, con molti collezionisti pronti ad acquisire opere di qualità, anche su alcuni artisti con una grande storia alle spalle ma da ricollocare sul mercato internazionali come Massimo Campigli e Giosetta Fioroni”. La galleria di Bologna torna da Hong Kong con diverse vendite importanti, tra cui una Venezia di Giorgio de Chirico del 1950 scelta dal Guwei Museum di Hong Kong, una Natura morta di Giorgio Morandi del 1960, e poi ancora Bambino solo di Giosetta Fioroni del 1967 e Testa femminile di Massimo Campigli del 1958, acquistati da collezionisti di Hong Kong.
E al rientro a casa, tutti riprenderanno a lavorare, per le proprie aziende certo, ma anche per gli artisti italiani e per un’idea di sistema dell’arte e di sistema-paese di cui tutti sarebbe bene ci prendessimo collettivamente la responsabilità.
Cristina Masturzo
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