Mercato e collezionismo. Report dalla fiera Art Düsseldorf

Un focus sul panorama del mercato e del collezionismo tedesco a partire dalla fiera Art Düsseldorf.

Nevin Aladag, Social Fabric, K20, Düsseldorf
Nevin Aladag, Social Fabric, K20, Düsseldorf

Se la dicotomia arte e mercato è un cliché, è pur vero che non esiste collezionista che dorma sonni tranquilli senza fregiarsi di una fondazione ad personam che lo assolva dall’etichetta di “mero” mercante. A riprova di come in realtà il denaro abbia sempre camminato a braccetto con la grande arte, nonostante storiche cantonate di artisti risuscitati dal mercato dopo la morte, Düsseldorf può portare un esempio unico. Storicamente in competizione con Colonia (gira il detto a Düsseldorf che a Colonia si guarda, a Düsseldorf si compra), tradizionalmente ritenuta più forte in collezionismo e gallerie, Düsseldorf ha una gran voglia di riprendersi il podio, in un’era in cui la reputazione della Kunstakademie non basta più a fare da traino. Ma la sua unicità, quella di essere città opulenta e al contempo prediletta dagli artisti, oltre che dalla sua storia (città ricca perché a vocazione amministrativa anziché industriale e che perciò resistette al crollo industriale delle altre città della Ruhr) ha radici proprio nell’Accademia.
In pochi sanno infatti che la storia della reputata Accademia di Arte di Düsseldorf, che vide fra i suoi studenti e insegnanti Joseph Beuys (messo alla porta nel ’72 per ragioni ideologiche), Gerhard Richter, Sigmar Polke, Anselm Kiefer, Thomas Demand, Thomas Struth, Andreas Gurski e Candida Höfer, fu fondata nel Settecento dal suo primo direttore, Lambert Krahe, un collezionista e mercante che acquistò in Italia per tutta una vita disegni di grandi maestri del Barocco e  del Rinascimento utili come modelli di studio ai futuri studenti dell’Accademia (che avrebbe fondato a Düsseldorf secondo il modello delle accademie italiane), e a cui donò la sua intera collezione, oggi visibile a richiesta al Museo Kunstpalast. Nacque quindi proprio da una collezione privata l’Accademia che divenne nel secondo Novecento la più sperimentale delle scuole d’arte d’Europa.

In mostra alla Julia Stoschek Collection, AK BURNS, poster per mostra Negative Space exhibition
In mostra alla Julia Stoschek Collection, AK BURNS, poster per mostra Negative Space exhibition

LA FIERA

Mercato, collezionismo e avanguardia sono perciò in questa città un tutt’uno, e vista la quantità di collezioni private di largo respiro più o meno conosciute al grande pubblico, la tradizione continua. Ma, per competere con la rivale Colonia, ecco che nasce tre anni fa anche la Fiera, Art Düsseldorf, per volere di Walter Gehlen: quattro giorni a metà novembre per una fiera piccola, ma senza errori. Nessuna pessima galleria, è già molto, nessuno squalo a cannibalizzare le gallerie note ma non monopolizzanti, molte della città, dal Benelux, asiatiche e, in questa edizione, tre italiane, Thomas Brambilla, Montrasio e Rita Urso. A incoraggiare nuove gallerie e nuovi collezionisti spicca un settore RSVP selezionato da un gruppo di curatori di gallerie giovani. Una media generale di bei padiglioni, a cui hanno partecipato in virtù delle loro collezioni anche le istituzioni pubbliche (fra cui K20 e K21, Kunstpalast) e le collezioni private divenute appunto fondazioni. Fra queste di modesto e locale respiro quella dell’imprenditore edile Gil Bronner, la Philara Collection, incentrata sugli artisti dell’Accademia e della città, costruita in una vecchia fabbrica di vetri nel quartiere delle gallerie, Flingern. Più importante quella di Julia Stoschek, dal 2016 con sede anche a Berlino, specializzata in time based art (essenzialmente video, film e performance), 800 opere tutte digitalizzate per circa 200 artisti dagli Anni Sessanta a oggi. Dopo dieci anni di mostre di artisti in collezione, la fondatrice ha deciso di avere un programma di mostre dedicato ad artisti ed artiste (Stoschek si vanta di avere in collezione il 40% di artiste donne, in cosa questo sia un guinness non si sa, speriamo allora presto in un 51%) con una curatrice esterna, Lisa Lang, a scansare l’equivoco che i collezionisti si fanno la fondazione solo per promuovere la loro scuderia. Così anche la scelta della Langen Foundation: una collezione di arte antica asiatica e arte moderna passata alla terza generazione che non acquisisce più ma persegue attività espositiva coerente con la collezione.

Langen Foundation by Tadao Ando. Photo Tomas Riehle
Langen Foundation by Tadao Ando. Photo Tomas Riehle

LANGEN FOUNDATION

Fino a marzo è in corso una splendida mostra di due artisti coreani, Park Seo-Bo e Ming-Jung Kim. La Langen Foundation si trova immersa nel verde a Neuss, città a pochi chilometri da Düsseldorf, nella Stiftung Insel Hombroich, un’area fondata negli Anni Novanta dal collezionista di arte antica e moderna Karl Heinrich Müller dove, in un immenso parco, sono disseminati padiglioni ideati dall’artista Erwin Heerich contenenti parte delle opere di Müller antiche e moderne, in cui ci si trova faccia a faccia con pezzi rari e rilevanti di artisti quali Matisse, Fautrier, Klein, Schwitters, Rosso, Giacometti, Brâncuși e molti altri dello stesso calibro. Negli Anni Duemila hanno costruito padiglioni anche Per Kirkeby, Álvaro Siza e Tadao Ando, quest’ultimo per la Langen Foundation appunto, e qui ha progettato e costruito nel 2016 la sua fondazione Thomas Schütte, dedicata a mostre di scultura per preservare la sua opera in vista della propria morte, che ci si augura avvenga il più tardi possibile, vista l’eccellenza delle sue opere recenti esposte alla Kunsthaus Bregenz. Poco note ma importanti le collezioni pubbliche, soprattutto quella di arte espressionista e americana del dopoguerra della Kunstsammlung K20. Un corollario armonico in una città che non teme di nominare il vil denaro, senza dimenticare di provenire da una storia in cui l’eco di Joseph Beuys non può né deve scomparire.

Angela Maria Piga

https://www.art-dus.de/

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Angela Maria Piga
Artista, nata a Roma nel 1968, di famiglia di origine australiana, dopo una laurea in Letteratura Francese all'Università La Sapienza di Roma, lavora nel mondo dell'arte contemporanea, come gallerista prima, poi come giornalista e critica d'arte. Dal 2015 al 2017 vive a Düsseldorf, dove la sua formazione letteraria-narrativa è svolta nella scultura.