Fatti, numeri, “sentiment”: tutto fa pensare che finalmente stia iniziando la ripresa del mercato dell’arte. Ecco un’analisi approfondita e qualche dubbio.

Torna il sereno sul mercato globale. Secondo diverse fonti, il peggio è passato. I top lot di Christie’s e Sotheby’s della prima metà del 2017, le dichiarazioni rilasciate a margine di Art Basel e il report “mid term” di Artprice sono tutti concordi. La maggior parte degli analisti ritiene responsabile dell’auspicata inversione di rotta la rinnovata stabilità politica dell’Occidente (!) o fatti vari di macroeconomia, ma il propellente della ripresa potrebbe essere tutto interno al sistema dell’arte: dopo un periodo di involuzione, la dinamica degli scambi inevitabilmente non può che riprendere o, in ogni modo, va aiutata a riprendersi.
Prima i fatti. Tra marzo e maggio, soprattutto a New York ma anche a Londra, in occasione delle aste degli impressionisti, dell’arte moderna e del secondo dopoguerra, sono state vendute le venti opere più costose della prima parte dell’anno. Escludendo i diamanti, gli oggetti e dipinti antichi cinesi – la maggior parte dei quali passati di proprietà in occasione dell’impressionante asta del Fujita Museum – la classifica dei valori di transazione di queste opere va dai 110 milioni spesi per il Basquiat (record, ovviamente) ai 22.6 milioni corrisposti per la bellissima scultura di Alberto Giacometti del 1947. Se si considerano solo le prime dieci opere, la sequenza scende fino ai 44.4 milioni della Donna che scrive di Pablo Picasso del 1934. Rileggendo la top ten delle opere dell’intero 2016, la lista cominciava dal covone di fieno di Claude Monet del 1891, venduto a novembre per 81.4 milioni di dollari, al dipinto di Zhang Daquian del 1982 ($ 34.4), rispettivamente trenta milioni in meno rispetto al Basquiat ceduto a maggio del 2017 e dieci in meno del Picasso del 1934. È immediatamente evidente che, durante il semestre appena concluso, il segmento più alto delle vendite si è posizionato alcuni gradini/milioni più in alto, circostanza che rappresenta, appunto, un fatto e che può essere considerata un elemento confortante soprattutto per chi investe.

Gustav Klimt, Bauerngarten (Blumengarten), 1907. Courtesy Sotheby’s
Gustav Klimt, Bauerngarten (Blumengarten), 1907. Courtesy Sotheby’s

IL SENTIMENT

Passiamo al “sentiment”. Che il 2017 non potesse che essere “l’anno dell’arte contemporanea” era inevitabile, data la sostanziale coincidenza di documenta 14, Biennale di Venezia e Skulptur Projekte Münster. Basilea, aperta qualche giorno dopo Kassel, si è attrezzata per raccoglierne i frutti. La percezione diffusa e cristallizzata nelle dichiarazioni rilasciate al termine della fiera è che le vendite – definite eccezionali non solo nella comunicazione scritta, ma anche tra gli stand – siano riprese con impressionante slancio grazie alla presenza di collezionisti persino giovani provenienti dall’Europa ma anche dai Paesi dell’America Latina e dall’Asia, impegnati a visitare le grandi mostre e approdati con tanti stimoli e qualche rassicurazione a Basilea. Trecento istituzioni museali e non, inoltre, si sono rivelate attive nell’implementare le loro collezioni sia nel settore dell’arte moderna che in quello dell’arte contemporanea. Sapendo di fornire citazioni che avrebbero rimbalzato di giornale in giornale, di bocca in bocca, Marc Glimcher (Pace), Dominique Levy, Marc Payot (Hauser & Wirth) e Alison Jacques, fra gli altri, si sono spinti a definire l’edizione come la migliore a loro memoria, quella in cui hanno chiuso i migliori affari, contribuendo a far “salire di giri” il motore del sistema.
Infine, ecco i numeri, considerati un indicatore più misurabile di altri, sempre che siano ben aggregati. L’H1 2017 – Global Art Market Report di Artprice, pubblicato prima dell’estate, indica che l’arte contemporanea guida una ripresa che si assesta su un +5% rispetto allo stesso semestre del 2016. Analizzando i dati delle vendite all’asta, il primo semestre del 2017, per la prima volta dal 2014, inverte l’andamento. Secondo Artprice, la responsabilità della performance positiva è soprattutto del mercato americano, che registra un miglioramento del 28% rispetto all’anno precedente. L’Inghilterra e la Francia, il terzo e il quarto Paese ad avere il mercato più solido, migliorano del 13% e del 7% rispetto all’anno precedente. Bene anche Australia e Corea del Sud, mentre Germania e Spagna perdono terreno. La Cina dimostra di aver messo in atto strategie e correttivi per rendere più sano il suo mercato, grazie ai quali il gigante asiatico sembra aver conquistato la stessa fetta di mercato degli Stati Uniti.

Diamante CTF Pink Star. Courtesy Sotheby’s
Diamante CTF Pink Star. Courtesy Sotheby’s

QUALCHE DUBBIO

Un dubbio tuttavia rimane. La maggior parte degli articoli attribuisce grande importanza alla vendita record del Basquiat. Yusaku Maezawa, l’imprenditore fondatore di Start Today e di Zozotown (secondo Forbes, il 14esimo uomo più ricco del Giappone), si è spinto oltre i 110 milioni per acquistare un dipinto realizzato negli Anni Ottanta del Novecento. Il precedente record dell’artista era la vendita della grande tela, sempre del 1982, avvenuta nel maggio del 2016, aggiudicata per 57 milioni di dollari, anche questo un valore inimmaginabile qualche anno fa. Solo sei dipinti nella storia hanno raggiunto cifre più altre e sono stati realizzati da Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Alberto Giacometti, Francis Bacon ed Edvard Munch, pionieri, innovatori della loro epoca, che rappresentano rivoluzioni nel fare e nel pensare l’arte. L’ultima vendita sembra catapultare l’artista americano nel pantheon delle personalità imprescindibili della storia e dell’arte e il futuro potrà dire se l’artista sopravvivrà a questa speculazione. Se invece questa transazione rimanesse un fatto isolato, o peggio mettesse in difficoltà quelle successive per una sorta di ansia di prestazione o da “eccesso di rialzo”, sarebbe da considerare un fatto allarmante e una nuova, ennesima condizione di instabilità.

CHRISTIE’S & SOTHEBY’S TOP 10

Jean Michel-Basquiat, Untitled, 1982 – $ 110.487.500 (Sotheby’s New York, maggio)
Diamante CTF Pink Star – $ 71.200.000 (Sotheby’s Hong Kong, aprile)
Gustav Klimt, Bauerngarten (Blumengarten), 1907 – $ 59.321.248 (Sotheby’s Londra, marzo) Constantin Brancusi, La muse endormie, 1913 – $ 57.367.500 (Christie’s New York, maggio)
Cy Twombly, Leda and the Swan, 1962 – $ 52.887.500 (Christie’s New York, maggio)
Francis Bacon, Three studies for a portrait of George Dyer, 1963 – $51.767.500 (Christie’s New York, maggio)
Cheng Rong, Six dragons, XIII sec. – $ 48.967.700 (Christie’s New York, marzo)
Max Beckmann, Holle der Vogel, 1937-38 – $ 45.834.365 (Christie’s Londra, giugno)
Pablo Picasso, Femme assise, robe bleu, 1939 – $ 45.047.500 (Christie’s New York, maggio) Pablo Picasso, Femme écrivant, 1934 – $ 44.408.605 (Christie’s Londra, giugno)
Diamante Fancy Vivid Blue – $ 42.087.302 (Sotheby’s Ginevra, maggio)
Wassily Kandinsky, Bild Mit Weissen Linien, 1913 – $ 41.620.733 (Sotheby’s Londra, giugno)
Vaso di bronzo per il vino, dinastia Shang, XIII-XI sec. a.C. – $ 37.207.500 (Christie’s New York, marzo)
Jean Michel-Basquiat, La Hara, 1981 – $ 34.967.500 (Christie’s New York, maggio)
Vaso di bronzo per il vino, dinastia Shang, XIII-XI sec. a.C. – $ 33.847.500 (Christie’s New York, marzo);
Joan Miró, Femme et oiseaux, 1940 – $ 30.981.889 (Sotheby’s Londra, giugno)
Ciotola, dinastia Ming Xuande, inizio XV sec. – $ 29.500.030 (Sotheby’s Hong Long, aprile)
Wassily Kandinsky, Murnau – Landschaft Mit Grünem Haus, 1909 – $ 26.442.649 (Sotheby’s Londra, giugno)
Roy Lichtenstein, Nude Sunbathing, 1995 – $ 24.000.000 (Sotheby’s New York, maggio)
Alberto Giacometti, Grande Figure, 1947 – $ 22.612.665 (Sotheby’s Londra, giugno)

Antonella Crippa

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #39

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.