Arte italiana: un mercato sotto analisi

Che cosa sta succedendo al mercato dell’arte italiana? Se le aste londinesi hanno segnato un netto decremento rispetto allo scorso anno, le vendite nazionali hanno registrato un trend opposto. Qualche dato e qualche riflessione.

Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attese, 1966 – courtesy Christie’s
Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attese, 1966 – courtesy Christie’s

I FATTI
Le Italian Sale di Londra dello scorso ottobre hanno totalizzato un venduto inferiore del 50% rispetto all’anno scorso, confermando un trend negativo iniziato l’anno precedente. A seguito della significativa crescita cui eravamo stati abituati dal 2012 al 2014, già nel 2015 l’arte italiana registrava qualche segno di indebolimento (da Sotheby’s), confermato anche a Milano, dove alle aste primaverili del 2016 Christie’s perdeva un quarto del totale venduto rispetto all’anno precedente e Sotheby’s il 40%. Al contrario, le vendite nazionali de Il Ponte, Pandolfini, Cambi e Wannenes, a giugno del 2016, presentavano una tendenza contraria e un generale miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Come si spiegano questi due andamenti di segno opposto?

I COMMENTI INTERNAZIONALI
Due settimane fa, Colin Gleadell sul Telegraph e su Artnetnews titolava: “Art Sales: can the Italian art market maintain momentum? Less Fontana and more competition meant sluggish Italian Auctions in London”; negli stessi giorni, Anny Shaw di Artsy sosteneva che: “The Italian Sales declined dramatically at both Christie’s and Sotheby’s this year” e anche ArtMarket Monitor e ArtTactic sottolineavano il momento difficile. Per alcuni giornalisti, l’andamento negativo è da mettere in relazione con la stessa tendenza del mercato dell’arte mondiale, anch’esso in contrazione rispetto agli anni passati (anche se le Evening Sale di Londra sono andate meglio dell’anno precedente…); altri ritengono che la massiccia presenza di operatori italiani del mercato secondario a Londra metta in crisi le vendite all’incanto; altri ancora considerano le Italian Sale una formula datata che ha funzionato molto bene come strategia di marketing sull’intero comparto, ma il cui senso oggi potrebbe essersi esaurito. La domanda di fondo però è: stiamo assistendo a una fase congiunturale e interna alle dinamiche del mercato o è proprio l’arte italiana a interessare meno? Siamo solo in un momento di risacca dell’onda lunga dell’arte italiana o il lago si sta prosciugando?

Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attese, 1966 – courtesy Christie’s
Lucio Fontana, Concetto spaziale. Attese, 1966 – courtesy Christie’s

I COMPRATORI
I dati indicano che in asta a Londra il numero di buyer non italiani che hanno acquistato arte italiana è decisamente aumentato mentre è diminuito quello dei buyers italiani. Questo implica che l’interesse per l’arte italiana è ancora sostenuto all’estero, mentre in Italia sono relativamente pochi i collezionisti in grado di sostenere i prezzi inglesi o che gli stessi sono piuttosto interessati a investire su altro. Ma gli acquirenti, in linea di massima, cercano solo gli artisti che storicamente appaiono alle Italian Sale oppure sono davvero aperti a nuove proposte?

GLI ARTISTI VENDUTI
In asta sono andati bene Fontana, Burri, Schifano, Festa, Melotti, Manzoni, Anselmo, Pascali, Rotella e Scarpitta (che avevano molti lotti in vendita) mentre hanno faticato Pistoletto, Boetti, Paolini e Penone. Anche se con altri volumi, hanno “fatto bene” anche Agnetti, Fioroni, Rama, Uncini, Baruchello e Mauri, tra gli altri. La flottiglia delle gallerie italiane a Londra – Tornabuoni, Cardi, Robilant + Voena, Mazzoleni, Lampertico e Gracis, Repetto – e i colleghi Marian Goodman e Thomas Dane, ha presentato artisti italiani già “internazionalizzati” ma anche storie meno note (quindi meno sature per quanto riguarda i prezzi). Tutti questi segnali mostrano che c’è spazio per nuove riscoperte, anche se non è dato sapere quanto solida e prolungata nel tempo sarà la domanda.

Giovanni Anselmo, Invisibile, 1970-73 – courtesy Christie’s
Giovanni Anselmo, Invisibile, 1970-73 – courtesy Christie’s

LE ASTE DI NOVEMBRE
I risultati di vendita di queste gallerie non sono noti ma sarà possibile trarre qualche indizio quando verranno pubblicati i cataloghi delle prossime aste di arte italiana; le proposte e le risposte del mercato saranno decisamente importanti per rispondere alle domande che gli operatori si pongono. Sotheby’s, Dorotheum e le aste nazionali stanno chiudendo in questi giorni i loro cataloghi. Si prevede una competizione durissima.

Antonella Crippa

www.christies.com
www.sothebys.com

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.