L’Italia all’asta

Il mese prossimo, a Londra, i due colossi per eccellenza nel panorama delle case d’asta daranno il via alle vendite di una vera e propria miniera di opere italiane, targate Anni Sessanta. È tempo di Italian Sale.

Giovanni Anselmo, Particolare, Tutto, Invisibile, Infinito, 1972
Giovanni Anselmo, Particolare, Tutto, Invisibile, Infinito, 1972

GRANDI NOMI IN VENDITA
Nei magnifici saloni di Palazzo Serbelloni e di Palazzo Chierici – dove sono state allestite molte delle opere che andranno in asta da Sotheby’s e da Christie’s tra poco meno di un mese – sono riuniti i lavori della trentina di artisti “da Italian Sale”: Lucio Fontana, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alighiero Boetti, Fausto Melotti, Giorgio Morandi, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Mario Schifano… Spazialismo + pittura-oggetto + pop romana + arte povera = Anni Sessanta, il pilastro del mercato italiano attuale.
Tra il centinaio di lotti di Sotheby’s e di Christie’s, ci sono enormi superfici bianche di Castellani (Sotheby’s, 1967, cm 180 x 320, stima £ 1.200.000 – 1.600.000), colorate mappe di Boetti (Sotheby’s, 1990, cm 121 x 222, stima £ 1.200.000 – 1.600.000), il teso Salvatore Scarpitta (Sotheby’s, 1959, cm 128 x 104, £1.000.000 – £1.500.000), i profondi neri e rossi di Burri (Sotheby’s, 1962, cm 70 x 100, stima £ 4.000.000 – 6.000.000 e, Christie’s, 1961, cm 166 x 115, stima £1.800.000 – £2.500.000), i gran verdi di Fontana, lo specchio di Michelangelo Pistoletto (Christie’s, 1961, cm 230 x 120 stima £1.400.000 – £1.800.000) e molto altro.
Non si vedono a Milano ma sui cataloghi, inoltre, alcune opere che arrivano da altri Paesi, come gli Achrome del 1958 e del 1959 di Piero Manzoni, la mitica Coda di Delfino di Pino Pascali del 1966 (ex collezione Franchetti e Durand-Dessert, da Christie’s) e l’Italia all’asta verde di Luciano Fabro del 1994 (da Sotheby’s). Fausto Melotti, Vincenzo Agnetti e Tano Festa paiono ormai inevitabili, sia in queste kermesse internazionali che in qualunque casa d’asta nazionale sufficientemente competitiva.
Per la più scenografica selezione d’arte italiana dell’anno destinata alla dispersione tra Europa, Stati Uniti e Asia, le opere accettate dai severissimi esperti sono sempre più grandi, sempre più blasonate – per provenienza, esposizioni, bibliografie. Sono sempre le più giuste, come dice con un termine molto Anni Novanta qualche collezionista.

Giovanni Anselmo, Particolare, Tutto, Invisibile, Infinito, 1972
Giovanni Anselmo, Particolare, Tutto, Invisibile, Infinito, 1972

GLI ALTRI
Per chi guarda la selezione con un interesse professionale, e quindi alla ricerca dei segnali che il mercato lancia attraverso quelli che saranno i risultati di queste aste, è molto più significativa la presenza di altre opere. Da una parte, infatti, è in corso un tentativo estremo di provare a capire se c’è ancora appetito per artisti su cui si è registrato interesse negli anni scorsi, come Paolo Scheggi, Franco Grignani o Marina Apollonio, vicini alle esperienze ottico cinetiche. Dall’altra, ci si chiede se è meglio concentrarsi su autori ancora relativamente rari fuori dal nostro Paese ma che hanno condiviso con i compagni più noti la stagione dell’arte povera, del concettuale, della pop romana, come Carol Rama, Gianfranco Baruchello, Franco Angeli, Fabio Mauri, Giovanni Anselmo, Nuvolo, Giosetta Fioroni, Gilberto Zorio, legati all’esperienza/sofferenza dei materiali o concentrati sulla riflessione della società che li circondava.

LE EVENING SALE
Rispetto a quello che si vedrà alle Evening Sale, che precederanno o seguiranno, come è tradizione, lo stesso giorno, il colpo d’occhio è molto diverso. In quel contesto, c’è molto meno spazio per geometrie, strutture rigide, riflessioni linguistiche o epistemologiche. Qui, oltre al figurativo, trionfa la pittura fluida e gestuale. Stiamo parlando di artisti di diverse generazioni che realizzano immagini viscerali, che sembrano provenire dal profondo come Albert Oehlen, Glenn Brown, Christopher Wool, Jean-Michel Basquiat, George Baselitz, Martin Kippenberger, Gerard Richter, Cy Twombly, Anselm Kiefer, e Kazuo Shiraga, tra gli altri.
Chissà se prevarrà la ragione italiana oppure il dilagante inconscio collettivo internazionale, certamente passionale ma allo stesso tempo molto brutale.

Antonella Crippa

www.christies.com
www.sothebys.com

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.