Reportage dalla piccola fiera d’arte di Seoul che vuole rivoluzionare le fiere d’arte
La rassegna diretta dal collezionista JaeMyung Noh si sta svolgendo a Seoul. L'abbiamo visitata trovando alcune particolarità che possono essere utili ad una riflessione sul concetto stesso di fiera d'arte
Sicuramente non sarà la fiera più grande e potente dell’Asia e neppure di Seoul, ma Art OnO (sta per “one and only” e si svolge questo finesettimana fino a domenica 5 aprile 2026 nella capitale coreana) nei suoi tre anni di vita ha provato con un pizzico di coraggio a proporre qualcosa di nuovo e per certi unico nel panorama fieristico.
La rassegna fondata e diretta da JaeMyung Noh (collezionista e imprenditore coreano classe 1990 che qui abbiamo intervistato prima dell’inaugurazione) ha delle caratteristiche peculiari e piuttosto visionarie: il 50% dello spazio espositivo non è destinato alle gallerie e dunque alla compravendita di opere d’arte. Sia ben chiaro, le gallerie ci sono e l’obiettivo come in tutte le fiere è fare in modo che vendano le loro opere e incontrino clienti e collezionisti, ma la strada per arrivare a questo esito è più indiretta, di sponda.
Una fiera che nel suo piccolo ridefinisce il concetto di fiera d’arte
La fiera, che si svolge in un vetusto ma funzionale mini-polo espositivo alla periferia del quartiere di Gangnam, è innanzitutto disseminata di mostre, ce ne sono ben 11 sparse nei tre piccoli padiglioni. Alcune grandi non più di uno stand, altre che riempiono tutta l’area centrale dei padiglioni. Nulla che non si faccia già anche in tutte le fiere, ma undici mostre in una fiera così piccola sono davvero tantissime in rapporto alla superficie. Inoltre lo spazio destinato a iniziative non direttamente profit è ancora altro: ci sono molti stand che ospitano musei, fondazioni, istituzioni pubbliche; poi c’è un grande spazio per i creative lab manuali che puntano a coinvolgere il pubblico facendogli fare cose e un comodo angolo dedicato ai bambini e al loro ‘kids program’. Ancora: ci sono le visite guidate da parte di educatori e un auditorium per un serrato programma di talk. Anche qui nulla di originale rispetto a quel che si è sempre fatto nelle fiere, se non fosse che la somma di tutte queste attività supera lo spazio destinato alle gallerie. Come se si fosse presa consapevolezza che per risultare attrattivi verso il pubblico (e dunque verso i collezionisti, magari quelli più giovani) si debbano mescolare i motivi di visita e rendere più completa e variegata l’esperienza. E questo approccio potrebbe far riflettere su come è trattato il pubblico in alcune fiere occidentali, europee, per non dire italiane…
Art OnO a Seoul e i suoi eccellenti ristorantini e caffè
Si pensi ad esempio al cibo, tema che abbiamo molte volte criticato. “A questa cosa tengo tantissimo” ha spiegato ad Artribune durante il giorno dell’inaugurazione il direttore Noh “secondo me la gente deve stare bene, è una cosa basilare“. Una sensibilità che si è tradotta in fatti concreti: questa piccola fiera da sole 35 gallerie ha ben 6 outlet gastronomici equamente distribuiti nei tre padiglioni espositivi. C’è la pasticceria francese, quella orientale, il piccolo bistrot e un paio di caffetterie di buona qualità. Sono tutti esercizi commerciali scelti tra il meglio dell’offerta di Seoul.
Finito qui? Manco per niente. C’è una sezione ‘archivi’ curata dalla fiera, c’è una sezione con le edizioni in multiplo, c’è un simpaticissimo shop con tutto il marchandising utile a alimentare la circolazione del brand “Art OnO”.
Tutto ciò ha finito per distrarre e abbassare l’attenzione sulle gallerie e il core business della fiera? In realtà no. Art OnO non può certo vantare la partecipazione di grandi megas o di gallerie iper famose, ma la selezione dei nomi in fiera è risultata più che buona, con un mix tra gallerie coreane e internazionali, e ogni espositore ha fatto un eccellente lavoro nel proprio stand: la qualità della fiera appare insomma elevata e le dimensioni contenute (così come le tante amenities di cui abbiamo parlato) favoriscono il dialogo tra galleristi e tra loro e il pubblico.
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Come può essere sostenibile una fiera così?
L’obiettivo è una fruizione da una parte più rilassata e dall’altra più approfondita. Resta una domanda però, che abbiamo posto al direttore: come può essere sostenibile economicamente una rassegna che ha tutti i servizi di una grande fiera (anche di più), ma che poi vende metri quadri di stand solo a poche decine di gallerie? “Semplice, per ora non è sostenibile. Ci sto investendo di tasca mia dal 2024. Quello che voglio è creare valore attorno al progetto e la cosa richiede risorse e tempo. Ecco perché ormai questa fiera è il mio lavoro a tempo pieno“. Fatto salvo naturalmente il ‘lavoro’ di collezionista, che vede impegnato JaeMyung Noh fin dai tempi delle scuole superiori.
Massimiliano Tonelli
ART OnO
SETEC (Seoul Trade Exhibition & Convention)
3104 Nambusunhwan-ro, Seoul
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