A Milano ha aperto la fiera di fotografia MIA. Report dalla 15esima edizione
La quindicesima edizione della fiera dedicata alla fotografia, negli spazi di Superstudio Più a Milano, è dedicata al tema della Metamorfosi. Con una profonda riflessione sull’evoluzione del modo di intendere la fotografia, nella società e nella cultura del nostro tempo
Per il terzo anno, è Francesca Malagra a dirigere Mia Photo Fair, che celebrerà la sua quindicesima edizione dal 19 al 22 marzo, negli spazi di Superstudio Più, concentrandosi sul tema della Metamorfosi, in riferimento al processo di trasformazione che investe linguaggi, identità, pratiche artistiche e codici visivi.
Il tema della Metamorfosi a MIA Photo Fair
Il titolo dell’edizione 2026 della fiera di fotografia richiama l’opera di Ovidio, il quale aveva definito il cambiamento come una condizione universale dell’esistenza. Ma metamorfosi è anche una parola strettamente legata alla contemporaneità. Al cambiamento climatico e i suoi possibili effetti – come nelle immagini La nube 2 (2009), El primer encuentro (2015) e Fuerza 5 (2019) di Pablo Genoves – alla relazione tra umano e artificiale, a quella tra realtà e creazione digitale.
Colpisce il visitatore Another England di Phillip Toledano, con la pecora che fluttua nella nebbiosa campagna inglese. Sono lavori, quelli dell’artista, che legano la memoria collettiva con i ricordi personali per realizzare immagini nelle quali il plausibile e il fantastico coesistono senza conflitti. Il risultato è un’Inghilterra in cui ciò che la memoria collettiva riconosce, come Stonehenge o le rovine di una chiesa, viene presentato in una forma nuova ed ironica: una terra dove tutto è possibile, purché ci sia la nebbia al mattino.

Mia Photo Fair 2026. Protagonisti e sezioni
Il comitato di selezione ha scelto 111 espositori, di cui 76 gallerie – 27 internazionali e 24 alla loro prima partecipazione – a conferma del ruolo della fiera quale appuntamento di riferimento per la fotografia in Italia. Completano il panorama espositivo 16 presenze tra istituzioni (provenienti dall’Italia e dall’estero), progetti speciali e mostre, oltre a 14 editori e 6 media partner.Un programma articolato che mette in dialogo fotografia storica e contemporanea, pratiche documentarie, ricerca artistica e nuove tecnologie. Un sistema di colori guida il visitatore attraverso le quattro sezioni della fiera: accanto alla Main Section, sono tre le sezioni tematiche curate.
Beyond Photography – Dialogue, a cura di Domenico de Chirico, alla sua settima edizione, esplora la libertà di espressione e il dialogo tra idee e linguaggi diversi. Propone un modo nuovo e aperto di confrontarsi con i temi della contemporaneità, stimolando la riflessione critica e l’incontro tra visioni differenti. In questa sezione la fotografia dialoga con altre forme d’arte – dalla scultura all’installazione, dalla pittura alla performance e al video. Tra i progetti legati alle nuove tecnologie c’è Metamorphosis of Beauty, presentato da Andrea Zardin: un solo show dedicato a Andrea Crespi, che esplora la trasformazione dell’immagine nell’incontro tra arte, tecnologia e percezione e ha il suo fulcro nell’opera Butterfly Effect, un ologramma sviluppato in collaborazione con la startup italiana TRIA che lavora su un aspetto interessante per gli Nft: la loro fruizione.
Focus Latino, a cura di Rischa Paterlini, presenta invece una selezione di artisti latinoamericani, iberici e diasporici, quali Gleeson Paulino, le cui immagini all’apparenza colorate celano storie e tradizioni, insieme ad autori italiani e internazionali che hanno indagato temi affini legati a identità ibride, migrazione e trasformazioni culturali. In dialogo con il tema della fiera, la fotografia diventa veicolo di mutazioni estetiche e culturali, aprendo la strada a nuovi immaginari.

La fotografia come strumento di comprensione della realtà
Infine, la sezione Reportage Beyond Reportage, curato da Emanuela Mazzonis, indaga le evoluzioni della fotografia contemporanea in un contesto che è ormai saturo di immagini e dominato dall’immediatezza, Invita a rallentare e a ristabilire un rapporto più consapevole con le storie raccontate dagli artisti, riaffermando il ruolo della fotografia come strumento di comprensione della realtà.
A questo proposito, abbiamo chiesto al celebre fotografo Jimmy Nelson cosa significhino oggi la fotografia e il reportage: “Penso che serva un nuovo nome per la fotografia. Oggi la fotografia si basa molto di più su algoritmi che decidono cosa vediamo, cosa registriamo e come condividiamo. Il mio utilizzare una fotocamera analogica 10×8 è invece interpretare la fotografia come arte tradizionale. Certo, il reportage penso che sia sempre stato soggettivo, perché la narrazione dipende dall’obiettivo della fotocamera. Tutto quello che vedi qui è la mia verità”.

MIA Photo Fair come spazio di incontro e trasformazione. Intervista a Francesca Malagra
Secondo Francesca Malgara, “la fiera oggi si configura come una piattaforma aperta, capace di mettere in connessione visioni, geografie e linguaggi diversi, mantenendo al tempo stesso un legame profondo con Milano e con il suo tessuto culturale. In questa tensione tra dimensione globale e radicamento urbano, MIA Photo Fair si afferma come uno spazio vivo di incontro e di trasformazione, in cui la fotografia diventa strumento di lettura del presente e di immaginazione del futuro”.
Cosa può dirci del legame della fiera con Milano?
Quest’anno per la prima volta abbiamo una vera e propria collaborazione con i musei della città e siamo riusciti a creare un circuito off e finalmente a dialogare con la città. È importantissimo per una fiera non rimanere isolata. Abbiamo bisogno di questo scambio e di questo legame.
Cosa vi ha spinti verso il tema di quest’anno?
Io l’ho pensato in relazione a come la fiera sta cambiando: la metamorfosi della fiera. Da lì sono partite le riflessioni sul linguaggio della fotografia e sul linguaggio dell’arte. La fotografia è forse il linguaggio che ha avuto la trasformazione più profonda: in 200 anni è cambiata tantissimo, partendo dalla eliografia nel 1826 fino alle immagini di oggi, create senza macchina fotografica, con l’intelligenza artificiale. C’è stata anche una grande trasformazione concettuale: prima la fotografia era un documento, un modo di raccontare qualcosa di molto semplice, oggi si vogliono raccontare l’identità, i grandi problemi del mondo e il cambiamento climatico.
Giulia Bianco
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