Art Basel lancia Arcual, la blockchain al servizio degli artisti

MCH Group, che possiede Art Basel, ha appena annunciato la creazione di un nuovo progetto Web3 che userà gli smart contract per combattere l’opacità del mercato dell’arte

Art Basel, settembre 2021. Courtesy Art Basel
Art Basel, settembre 2021. Courtesy Art Basel

Art Basel si avvia decisa nel mondo del Web3 e della blockchain. Ad annunciare il lancio di Arcual“un nuovo ecosistema su blockchain che offre soluzioni smart contract per la comunità dell’arte”, è MCH Group, il gruppo che possiede il gigante globale delle fiere Art Basel. Co-fondato con LUMA Foundation e messo in piedi con la collaborazione e l’expertise nel Web3 di BCG Digital Ventures, il progetto Arcual mira a “mettere gli artisti al centro dell’ecosistema dell’arte”, fornendo loro un nuovo spazio – e sperato controllo – su proprietà, trasparenza, circolazione delle opere.  Disponibili per ora in una versione beta, i nuovi protocolli informatici su blockchain di Arcual si prestano in realtà a essere utilizzati da tutti gli operatori della filiera: non solo dagli artisti cioè, ma anche da gallerie, istituzioni, collezionisti. Le sue applicazioni infatti sono state ideate con la finalità di costruire uno spazio affidabile per le informazioni e le transazioni del mondo dell’arte, utilizzando la blockchain per monitorare contratti di vendita, provenienza e autenticità delle opere, termini di pagamento, percorrendo la strada che da tempo punta tutto sui registri distribuiti per inseguire la trasparenza della filiera.

Art Basel in Hong Kong 2019 © Art Basel
Art Basel in Hong Kong 2019 © Art Basel

ARCUAL, LA BLOCKCHAIN DI ART BASEL

Gli artisti restano però i destinatari privilegiati di Arcual, che intende porsi come strumento al loro servizio per avere maggiore controllo sulle evoluzioni delle carriere.“Ad Art Basel l’ispirazione per Arcual è venuta da una frustrazione di lunga data per il fatto che nell’attuale mondo dell’arte gli artisti spesso non beneficino della crescita del loro stesso mercato – e non lo faccia nemmeno la galleria che per prima ne ha supportato la carriera”, ha spiegato Marc Spiegler, ancora in carica come Global Director alla fiera svizzera e nel board di MCH Group. L’innovazione digitale si offrirebbe allora, con Arcual e con gli strumenti di garanzia basati sulla trasparenza della blockchain, come leva contro le ingiustizie e le opacità più che frequenti nel comparto dell’arte. “Arcual mira a correggere questi squilibri del mercato dell’arte, sollecitando equità e trasparenza a sostegno delle gallerie nel fare quello che fanno meglio: nutrire e favorire la crescita dei loro artisti”, aggiunge infatti Spiegler.  Certo non può bastare la blockchain da sola, ma c’è da sperare che i suoi protocolli possano essere uno strumento in più a disposizione, in grado di facilitare e incentivare condotte più eque in un sistema che, a macchia di leopardo, conserva ostinatamente una certa confusione.

Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti a Milano. È responsabile e contributor dell’area di mercato dell’arte di Artribune Magazine. Nel 2020 è stata tra i coordinatori del Forum dell'arte contemporanea italiana. Collabora con il Dipartimento di Arti Visive di NABA (Milano, Roma) e con FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano) e segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell’arte e progetti editoriali indipendenti. Suoi testi sono stati pubblicati in magazine e cataloghi.