Un nuovo localismo costituzionale per la cultura

Come si possono mettere insieme gli articoli 9 e 118 della nostra Costituzione nella “nuova normalità” che farà seguito alla pandemia? Come coniugare Stato e territori? Non sarà forse il caso di tornare ai fondamentali e quindi a chiederci non tanto “come” ma “per chi” facciamo quello che facciamo? L’editoriale di Irene Sanesi.

© Shut Up Claudia per Artribune Magazine
© Shut Up Claudia per Artribune Magazine

L’espressione presa in prestito nel titolo ci rimanda a un ossimoro apparente, ricongiungendo le istanze particolari dei nostri territori – la dimensione locale, appunto – con la dimensione nazionale fondativa che i padri costituenti prima e la riforma del titolo V poi hanno tratteggiato per il Belpaese. L’articolo 9, “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la scientifica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione” con l’articolo 118, ultimo comma: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Abbiamo da rispolverare la fatidica domanda ‘per chi?’ e non solo ‘come’ operiamo, viviamo, esistiamo. Abbiamo bisogno di riappropriarci di una forma mentis sistemica, come indicano i padri costituenti, senza creare separazioni e riduzionismi”.

L’emergenza causata dal Covid ha prodotto reazioni diverse che hanno evidenziato o enfatizzato aspetti come il digitale (in taluni casi con buone dosi di retorica), la spazialità (ben oltre il dicotomico binomio luogo/non-luogo), il lavoro (con nuove complesse dinamiche), la sostenibilità (non solo economica, quanto progettuale), la comunicazione (grande frainteso nell’era pre-Covid, quando i più facevano coincidere la comunicazione con i social e i comunicati stampa).
Questa ripartenza può essere una straordinaria occasione per riflettere sui fondamentali: quei punti fermi che nessun virus può spazzare via, le radici imprescindibili senza le quali tronco, rami, foglie, fiori e frutti, in una metafora colturale, non possono darsi. Assume centralità il ruolo della res publica: quell’insieme di soggetti privati e del terzo settore che non sono (solo) lo Stato, come per troppo tempo è stato letto l’articolo 9. Alla fine, infatti, sono sempre i soggetti “driven by purpuse not devoted to object” i veri agenti del cambiamento.

A CHI SI RIVOLGE LA CULTURA?

Abbiamo da rispolverare la fatidica domanda “per chi?” e non solo “come” operiamo, viviamo, esistiamo. Abbiamo bisogno di riappropriarci di una forma mentis sistemica, come indicano i padri costituenti, senza creare separazioni e riduzionismi, in una dimensione spazio-temporale che costitutivamente nasce per durare, per sopravvivere a chi ne è promotore.
Questo nuovo corso che ci viene affidato da un trauma, come sovente è accaduto nella storia, è una chiamata a sostenere percorsi di innovazione ed evoluzione, non soltanto progetti e buone cause. Questo è un punto fondamentale per tracciare il percorso camminando insieme: ciascuno nel proprio quotidiano, nel suo quartiere e nella sua città, sentendosi parte di qualcosa che non è un villaggio globale ma una comunità di persone. Una nuova e contemporanea forma di comunità, i cui riferimenti e radici sono stati la caverna, la piazza, la fontana, l’albero, la costruzione della cattedrale, di cui siamo più figli che eredi.

‒ Irene Sanesi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #56

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Irene Sanesi
Dottore commercialista e revisore legale. Socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard con sedi a Prato e Milano. Opera in particolare nell’ambito dell’economia gestione e fiscalità del Terzo Settore con particolare riferimento alla cultura, settore nel quale pubblica e svolge attività di consulenza, apprendimento organizzativo e formazione per soggetti privati e pubblici. È esperta di fundraising per la cultura per cui cura campagne di raccolta fondi, occupandosi di formazione mentoring e consulenza per imprese culturali e creative ed in particolare per i musei. Fra le sue pubblicazioni: L’economia del museo (Egea, 2002), Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy (Franco Angeli, 2011), Il valore del museo (Franco Angeli, 2014), “Il problema delle risorse: incentivi fiscali e fundraising” in Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali (a cura di Filippo Cavazzoni, IBL, ottobre 2018), Buona ventura. Lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro (Il Mulino, 2018). Su Artribune Magazine è presente la sua rubrica “Gestionalia”. Scrive per Il Giornale delle fondazioni e Arteconomy. Per il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) è componente del Gruppo di lavoro Economia e Cultura. Dal 2011 al 2018 ha presieduto per l’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) la commissione Economia della Cultura. Presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del Centro per l'arte contemporanea L. Pecci Prato). Dal 2008 al 2016 è stata vice-presidente della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini. Tesoriere economo dell’Accademia delle Arti del Disegno. Economo della Diocesi di Prato. Membro del GAV (Gruppo Auto Valutazione) Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Economia.