SMart e il mutualismo per il settore creativo

Fondata in Belgio nel 1998 come associazione senza scopo di lucro, dal 2015 SMart è attiva anche in Italia. Gli obiettivi? Sostenere i professionisti del settore creativo, garantendo loro le medesime tutele dei lavoratori dipendenti grazie allo strumento del mutualismo.

SMart
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Ritardi nel ricevere i pagamenti, difficoltà nel formalizzare i rapporti di lavoro con il proprio committente, scarsa rappresentanza come categoria professionale, difficoltà nella gestione della partita IVA e nell’accumulo dei contributi previdenziali. Queste e altre questioni riguardanti l’organizzazione e la gestione del proprio lavoro sono comuni tra chi, in Italia, svolge un lavoro creativo o artistico.
I problemi sono noti, ma la novità è che a sostegno della categoria stanno nascendo, anche in Italia, delle realtà associative che garantiscono ai lavoratori del settore creativo pari tutele e dignità che ai lavoratori dipendenti.
È di recente traduzione in Italia il volume Rifare il mondo del lavoro; un’alternativa alla uberizzazione dell’economia (DeriveApprodi 2017), scritto da Sandrino Graceffa, amministratore delegato di SMart, Società mutualistica per Artisti.
SMart nasce in Belgio nel 1998 come associazione senza scopo di lucro. È stata fondata con l’obiettivo di sostenere musicisti e artisti visivi, permettendo loro di lavorare ai propri progetti senza doversi occupare in prima persona di tutte le pratiche amministrative e burocratiche, nonché di porre rimedio alle incertezze legate ai tempi di pagamento.
Dagli Anni ’90 la cooperativa si è ingrandita, configurandosi attualmente come un network europeo: nel 2010 è stato inaugurato il primo ufficio in Francia e poi in Germania, Spagna, Ungheria, Olanda, Austria e Svezia.
Nel 2015 SMart apre in Italia, attualmente con due sedi a Milano e a Roma, e sta diventando un riferimento sempre più importante per i lavoratori del settore creativo e artistico nel nostro Paese.

Sandrino Graceffa - Rifare il mondo... del lavoro (DeriveApprodi, Roma 2017)
Sandrino Graceffa – Rifare il mondo… del lavoro (DeriveApprodi, Roma 2017)

GLI OBIETTIVI

Perseguendo la stessa missione per la quale è stata fondata in Belgio, anche in Italia SMart lavora per tutelare il percorso professionale di artisti e lavoratori autonomi del settore creativo e per semplificare la gestione amministrativa dei loro progetti. Missione ultima? Garantire anche agli artisti, prendendo in considerazione le particolarità di questa professione, delle condizioni lavorative e delle tutele al pari di chi svolge un lavoro dipendente, pur assicurando loro l’autonomia necessaria allo svolgimento della propria attività.
Musicisti, attori, danzatori, registi, grafici, fotografi, artisti visivi: i lavoratori del settore creativo o artistico vengono generalmente definiti lavoratori autonomi, a partita IVA.
All’interno del panorama dei lavoratori a partita IVA, gli artisti, o in generale i lavoratori del settore creativo, rappresentano un ulteriore sottogruppo, storicamente connotato da una scarsa rappresentanza in quanto categoria, da diffusi rapporti di lavoro informale e da una previdenza sociale perlopiù assente.

SMart
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IL SUPPORTO

In cosa si materializza il supporto di SMart?
L’artista o freelance, dopo aver stabilito le modalità della propria attività, così come l’importo che da questa riceverà, non dovrà più occuparsi delle vicende amministrative, burocratiche e legali che sorgono. Sarà SMart, infatti, a formalizzare il rapporto con il committente attraverso un contratto, a emettere i permessi necessari per lo svolgimento della prestazione (si pensi al certificato di agibilità per gli artisti dello spettacolo dal vivo), a inviare la fattura per ottenere il pagamento e a versare al socio quanto dovuto (al netto dei contributi previdenziali e sociali).
Uno degli aspetti più interessante di SMart è la certezza dei tempi di pagamento garantita agli artisti soci, a prescindere dal fatto che il committente abbia saldato la fattura o meno. Questo è sicuramente un elemento di novità per questi professionisti, che possono così organizzare al meglio il proprio lavoro e non hanno l’incombenza di sollecitare in prima persona il committente. Come è possibile tutto ciò? Uno dei capisaldi del modello di SMart è il mutualismo: dal ricavo di ogni socio viene prelevata una percentuale (in Italia è dell’8,5%) che alimenta un fondo di garanzia salariale allo scopo di sostenere il lavoro di tutti. In questo modo si crea una rete di solidarietà tra artisti e lavoratori del settore creativo che permette di sostenersi a vicenda e ricevere, come categoria, una garanzia così importante quanto, di norma, non garantita.

SMart
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LE ESIGENZE DEGLI ARTISTI

Realtà come questa sono rilevanti sia da un punto di vista organizzativo che di rappresentanza: contribuiscono a sfatare il sentimento diffuso tra i lavoratori del settore artistico e creativo di appartenere a una categoria professionale non riconosciuta e ‒ proprio per questo ‒ inerme di fronte alla necessità di affrontare istanze collettive.
Si avverte la necessità di una riflessione, con e per gli artisti, su interrogativi quali: come è considerato l’artista in quanto professionista? Quali sono le sue esigenze da un punto di vista lavorativo e burocratico? Quali sono le istanze di categoria che si dovrebbero portare avanti e porre all’attenzione dei governanti?
La lunga esperienza maturata da SMart in Belgio ha permesso di riflettere più in generale sulle possibili evoluzioni del modo di riconoscere e tutelare alcune forme di lavoro non inquadrate o inquadrabili nelle categorie contrattuali tradizionali. L’attività di advocacy e lobbying promossa da SMart ha portato, ad esempio, all’approvazione in Belgio di uno statuto professionale per gli artisti, nonché al riconoscimento di un sussidio di disoccupazione artistica.
La ricerca di senso spinge molte persone verso carriere di tipo creativo o artistico. Tuttavia queste si ritrovano il più delle volte a vivere situazioni di precarietà che le spingono ad accettare qualsiasi cosa” (Graceffa, Rifare il mondo del lavoro, pag. 40).
Partendo da questo dato di fatto è possibile ritenere che l’associazionismo sia pratica di grande utilità sociale e che il mutualismo potrebbe rappresentare un fattore di coesione per una categoria di lavoratori tanto disomogenea quanto bisognosa di riconoscersi.
Il diffondersi di queste buone pratiche è più che mai auspicabile, anche per favorire la diffusione e la possibilità di intraprendere delle professioni artistiche e creative.

Anna Pirri Valentini

http://smart-it.org/

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Dottoressa in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente dottoranda in Analysis and Management of Cultural Heritage alla Scuola IMT Alti Studi di Lucca.