Attività bloccate all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La protesta degli studenti in una lettera

Nonostante i decreti ministeriali abbiano previsto la possibilità di tornare a far lezione nei laboratori – con le dovute misure di sicurezza – alla ABANA ancora tutto tace. Con grandi criticità per studenti, tesisti e laureandi.

Accademia di Belle Arti di Napoli
Accademia di Belle Arti di Napoli

Non si placano le proteste post lockdown che, da nord a sud, sono divampate nelle accademie italiane. Vi abbiamo parlato degli studenti dell’Accademia di Lecce, da mesi privi di qualsiasi continuità didattica; dell’Accademia civica di Ravenna, sulla lunga strada burocratica della statalizzazione per rendersi autonoma dall’amministrazione comunale che finora l’ha gestita; i docenti del dipartimento di Nuove Tecnologie dell’Accademia di Brera a Milano, esplosi contro una forma contrattuale considerata priva di tutele. In questa situazione, in cui la pandemia pare aver tirato fuori tanti scheletri nell’armadio del comparto AFAM – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, troviamo ora anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli (ABANA), che hanno denunciato con una lettera i gravi disservizi che proseguono tutt’ora, nonostante l’allentamento delle misure di lockdown.

LA LETTERA DEGLI STUDENTI DELL’ACCADEMIA DI NAPOLI

Di fronte a tale situazione eccezionale, gli organi dirigenziali ABANA si sono rivelati totalmente incapaci di organizzare una risposta efficace e che tuteli il diritto allo studio di studenti e studentesse in primo luogo, e non la sopravvivenza economica della stessa. Essendo i laboratori l’anima portante di questo genere di istituzioni, anche da parte di numerosi docenti sono partite petizioni per ristabilire una qualche forma di ‘normalità’ didattica”, si legge nelle prime righe della lettera firmata da ‘Alcuni studenti e studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Napoli’. Come ricordato più volte, il lockdown ha messo in luce una sostanziale differenza tra università e accademie: se le prime hanno potuto portare a termine il monte ore di lezioni previsto, beneficiando della didattica a distanza, la sfida è risultata molto più ardua per le Belle Arti, le quali vivono di una formazione che prende vita soprattutto nei laboratori, con strumenti e attività pratiche che non sempre possono essere affrontate tra le mura domestiche. 

LA MANCATA RIORGANIZZAZIONE DELL’ACCADEMIA DI NAPOLI E IL SILENZIO ISTITUZIONALE

Ora che le misure di isolamento sono state allentate, è necessaria la riapertura delle aule e un recupero in sede di ciò che la pandemia ha impedito di svolgere. Questo è stato previsto anche da alcuni decreti firmati dal Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, come nel Decreto Ministeriale datato 26 maggio 2020 in cui si afferma che “Nelle accademie di belle arti […] l’attività didattica frontale relativa a discipline laboratoriali e performative, ai tirocini obbligatori e al lavoro tecnico-didattico di conservazione e restauro, può essere svolta a condizione che vi sia una adeguata organizzazione degli spazi, degli accessi ai locali dell’istituzione e del lavoro connesso a tale attività, tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione, e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lett. n), d.P.C.M. 26 aprile 2020”. In sostanza, le lezioni in laboratorio si possono recuperare, basta prendere alcune precauzioni e applicare le dovute distanze di sicurezza. Tale riorganizzazione però, non è avvenuta presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nella quale l’incertezza e il silenzio istituzionale sono state messe sotto accusa dagli studenti, che riferiscono, “non riescono a comunicare con il Direttore, con la segreteria e nemmeno con la Consulta Studentesca”. In questo modo, l’offerta formativa prevista non è stata svolta appieno, mentre il versamento contributivo degli studenti è continuato regolarmente. Un dato che di certo contribuisce ai malumori.

LE RICHIESTE ESPRESSE DAGLI STUDENTI DELL’ACCADEMIA DI NAPOLI

È proprio la riorganizzazione dei servizi accademici il tema centrale delle richieste degli studenti di ABANA. “Chiediamo il ripristino immediato di tutti i canali di informazione ufficiali e istituzionali che non possono essere in nessun caso sostituiti da una piattaforma social come Facebook che non ha alcuna validità legale e che troppo a lungo ha di fatto sostituito quelli formali. […] Chiediamo il diritto di usufruire dei laboratori, come già l’Accademia doveva garantire dall’inizio della fase 2 come alcune Istituzioni A.F.A.M in Italia hanno già espletato dal 04 maggio 2020, attuando i decreti del 26 aprile, 26 maggio e come prescritto dalla nota del Ministro dell’Università e della Ricerca del 4 maggio tutti 2020”. La lista prosegue, facendo leva sulle lezioni non ancora recuperate, sul diritto dei diplomandi di poter finire il percorso accademico nei tempi previsti senza essere costretti a pagare ulteriori tasse e sollecitando una ripresa regolare dei laboratori a partire da settembre 2020, al fine di non compromettere ulteriori sessioni d’esame. “Diritto di avere i nostri Diritti!”, concludono, infine, nell’ultimo punto.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.