Come saranno le città culturali del futuro? (E come si finanzieranno?)
Alle Procuratie di Venezia, la 18esima edizione della Deloitte Private Art & Finance Conference ha discusso di investimenti sostenibili, nuove forme di mecenatismo, arte e ruolo delle città nello sviluppo dell’ecosistema culturale
Nel cuore di Venezia, dove “le pietre” della città, per citare John Ruskin, splendono della loro bellezza, si è tenuta il 27 ottobre 2026 la diciottesima edizione della Deloitte Private Art & Finance Conference, intitolata: Tomorrow’s Cultural Cities: From Patronage to Portfolio. Il luogo scelto, non a caso, è quello delle Procuratie di Piazza San Marco, un tempo sede degli uffici e residenza degli alti funzionari della Repubblica veneziana e che ha ospitato gli uffici di Generali dal 1832. Ora è la “casa” di the Human Safety Net, la fondazione creata da Generali per dare supporto alle persone che versano in condizione di vulnerabilità, oltre ad essere un luogo pensato per diventare catalizzatore dell’agenda ESG (Environmental, Social and Governance), in una città che aspira a diventare la capitale mondiale della sostenibilità.

Sostenibilità e investimenti per l’arte e la cultura secondo Deloitte
Argomento, quello della sostenibilità, che è stato centrale nella conferenza di Deloitte alle Procuratie, durante la quale esperti e voci autorevoli hanno esplorato il macro-tema di quale ruolo arte e cultura possono assumere nelle scelte di investimento, nella gestione del patrimonio e nello sviluppo delle città, contribuendo a generare valore economico, sociale e culturale nel lungo periodo. “Il modo di finanziare la cultura sta cambiando; stiamo assistendo al passaggio da forme tradizionali di mecenatismo a modelli che coniugano capitale privato, gestione responsabile nel lungo periodo e misurazione dell’impatto”, ha detto Ernesto Lanzillo, presidente di Deloitte & Touche S.p.A. e Private Leader di Deloitte Central Mediterranean. “La sfida non è soltanto garantire risorse al settore culturale, ma creare le condizioni perché istituzioni e città possano continuare a crescere, innovare e generare valore anche per le generazioni future”.
L’impatto delle nuove strategie di mecenatismo
Il sostegno privato alla cultura offre oggi strategie di mecenatismo più strutturate e, soprattutto, concretamente traducibili in numeri, grazie ai dati ottenuti dalla misurazione scientifica dell’impatto sul territorio. I cosiddetti impact investing, frutto di un modello di sostenibilità finanziaria, puntano a generare un impatto positivo, misurabile e benefico sull’ambiente o sulla società con un ritorno economico. Proprio la misurazione dell’impatto dei progetti culturali, insieme agli aspetti legati alla governance, alla tutela dei diritti e alla conservazione del patrimonio, sono oggi sempre più rilevanti nei piani di azione di famiglie, investitori e istituzioni, chiamati a confrontarsi con una crescente integrazione tra cultura, finanza e obiettivi di impatto sociale.
Il passaggio generazionale e la valorizzazione culturale nel wealth management
Altro tema centrale dei panel è stato quello della gestione dei patrimoni familiari, con attenzione alla governance, al passaggio generazionale e alla trasmissione del patrimonio. Nel dibattito, è emersa la necessità di coinvolgere le nuove generazioni nella conservazione e nella valorizzazione dell’eredità culturale: del resto la sfida più grande per quello che viene definito il Great Wealth Transfer, ovvero il passaggio generazionale dalla seniority alla Next-Gen, è proprio quella di creare un vocabolario comune tra le due generazioni in cui l’arte, la cultura e la sostenibilità potrebbero essere ponte per evitare dispersioni patrimoniali.
Questo scenario giustifica quanto emerso nel Deloitte Art & Finance Report 2025 in cui si evidenzia come arte, cultura e gestione patrimoniale siano sempre più interconnesse, con il 51% degli operatori del wealth management chiamati ad offrire servizi legati all’arte per una quota che è più che raddoppiata rispetto al 25% circa registrato nel 2011.
Quanto vale la cultura in Veneto e a Venezia
E poi la cultura che fa bene al territorio di riferimento e la conferenza, svolgendosi a Venezia, ha analizzato da vicino proprio la Regione Veneto. Secondo il Rapporto Io sono Cultura 2026 di Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, nel 2025 la filiera della cultura in Veneto ha generato 10,2 miliardi di euro di valore aggiunto (in crescita del +8,5% rispetto al 2023), il 5,6% dell’economia regionale, dando lavoro a 141.773 persone, il 6% degli occupati della Regione (la media nazionale è del 5,7% per entrambi gli indicatori). Nella provincia di Venezia, invece, la cultura vale il 5,6% del valore aggiunto e il 6% dell’occupazione.
In questo contesto, “il capitale privato può garantire continuità, flessibilità e innovazione al sistema cultura. Ma il sostegno finanziario deve essere coerente con le finalità delle istituzioni e con le esigenze delle comunità, per creare valore nel lungo termine”, ha sottolineato Adriano Picinati di Torcello, Global Art & Finance Coordinator di Deloitte Luxembourg, a sottolineare come la governance di questi investimenti debba essere strutturata, solida e costantemente pronta ad alimentare competenze, attività e obiettivi culturali, al fine di evitare una erosione di risorse a discapito del territorio.
I nuovi modelli di partnership pubblico-privato
Alla conclusione della giornata, si è anche analizzato il tema di come la cultura necessiti finanziamenti innovativi e di come le partnership pubblico-private possano andare oltre le sponsorizzazioni per approdare a una finanza mista, supportata da chiari modelli di misurazione dell’impatto che rendano visibili i benefici culturali per la creazione di valore condiviso e sostenibile. La bellezza non va solo preservata e tutelata, va anche alimentata, stimolata e conferita alle generazioni future: per la bellezza di domani, servono gli investimenti di oggi.
Antonio Mirabelli
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