Storiche gallerie d’arte passano alla nuova generazione: intervista sul nuovo corso della Galleria Voena a Milano
Quando il passaggio generazionale riguarda non solo i collezionisti, ma anche i galleristi. Passa ai figli di Marco Voena e Edmondo di Robilant il testimone e l’eredità di una galleria d’arte prima condivisa, Robilant + Voena. L’intervista a Edoardo Voena
Ad aprile 2026 la galleria Robilant + Voena (R+V), attiva dal 2004 con la partnership tra Marco Voena e Edmondo di Robilant, ha annunciato la fine di quell’avventura condivisa e il passaggio di testimone ai figli dei fondatori, con la creazione di due gallerie separate, che andranno avanti in modo autonomo e individuale, entrambe portando avanti il mix distintivo tra Old Master, arte italiana del XX Secolo e opere contemporanee. Abbiamo raggiunto Edoardo Voena, il figlio di Marco Voena, che insieme alla sorella Virginia, prende ora le redini della galleria Voena e ci siamo fatti raccontare passato, presente e futuro della storia della famiglia e della galleria.

L’intervista a Edoardo Voena
Dallo scorso aprile si sono separate le strade che per oltre vent’anni hanno legato Robilant e Voena in un’unica galleria. Un nuovo corso per la famiglia Voena, affidato ora a voi, alla nuova generazione di Voena. Ci racconti le ragioni di questo nuovo assetto?
Per oltre vent’anni R+V è stata una partnership particolare. È nata con una sola sede, a Londra, mentre mio padre portava avanti Voena a Milano, e si è poi estesa anche lì e ad altre città, sempre con lui nel ruolo di curatore o coordinatore di quasi tutte le mostre. È stata una scuola straordinaria, da cui io, mia sorella Virginia e i nostri colleghi abbiamo imparato moltissimo per la nuova VOENA. Oggi però il pubblico è bombardato da contenuti che arrivano da tutto il mondo ed è sempre più assetato di novità. Per questo crediamo che una galleria non possa più essere uno spazio chiuso, in cui le idee, anche se creative, nascono soltanto al suo interno. Deve aprirsi e diventare una piattaforma, in cui curatori con sguardi diversi possano proporre e costruire le mostre. È un modo per moltiplicare i punti di vista e per dare anche a un’entità commerciale una vera vocazione di ricerca, aperta a una creatività esterna ed eterogenea, naturalmente in scala minore rispetto alle istituzioni museali.

Come atterra questa idea nella pratica?
Da qui nasce VOENA LENS, che lanceremo nei prossimi mesi. Al centro c’è lo sguardo di chi cura, e ogni mostra porterà la firma del suo curatore, VOENA LENS × il suo nome. La formula è semplice. Sul nostro sito VOENA apriremo un portale in cui chiunque abbia un progetto, non solo un curatore ma anche un interior designer o un’altra figura creativa, potrà caricare la propria proposta di mostra, che si tratti di arte antica, moderna o contemporanea. Noi la valuteremo dal punto di vista commerciale e della fattibilità e, se ci convince, la realizzeremo insieme. In altre parole, apriamo le porte della galleria a chiunque abbia un’idea forte da raccontare. Una sorta di versione BETA, ancora informale, l’abbiamo già sperimentata con Dialogues, co-curata da Michèle Lamy e Marco Frignati (inaugurata il 18 settembre 2026, NdR), in cui le opere di Carol Rama entrano in conversazione con alcuni oggetti di design di Rick Owens. Era il mondo visto attraverso il loro sguardo, ed è esattamente l’idea di mostra curata che vogliamo portare avanti. In quel caso il progetto è nato da una conversazione diretta e reciproca, ora partiremo online, oltre che con persone che già conosciamo.
Dagli Old Master ai maestri italiani del Novecento e le proposte contemporanee: l’identità di Voena e gli scenari del mercato
Il focus sul dialogo tra Old Master, maestri del Novecento italiano e arte contemporanea resta nel vostro orizzonte e nella vostra identità o avete progetti differenti?
Sì, il nostro motto rimane lo stesso: l’arte, nel momento in cui è stata creata, era sempre contemporanea. I nuovi artisti guardano al passato e da lì producono nuovi linguaggi. Resteremo specializzati nei maestri italiani, antichi e moderni, e nelle loro influenze. Con il contemporaneo, invece, il nostro approccio rimarrà più ampio, perché oggi le classificazioni territoriali sono venute meno. Questo dialogo tra epoche sarà anche il cuore di VOENA LENS, che accoglierà proposte dall’antico al moderno fino al contemporaneo.
Rispetto a quello che immagino ti avrà raccontato tuo padre o avrai visto affiancandolo, come ti pare cambiato il mercato dell’arte e cosa serve oggi per gestire una galleria?
Ho iniziato a lavorare con mio padre quasi sette anni fa e ho vissuto in prima persona il passaggio alla digitalizzazione totale delle gallerie, imposto dalla pandemia, quando non era possibile visitarle. Il mercato, però, era già globale e il secondario già strettamente legato ai risultati delle aste. Il contemporaneo, invece, è cambiato ulteriormente: per gli artisti emergenti i follower contano ormai quasi quanto le mostre museali. Personalmente credo che contino meno, perché la critica ha sempre una capacità di lettura più ampia, grazie alla conoscenza approfondita di ciò che è avvenuto prima. Infine, la logistica e la struttura di una galleria sono diventate più complesse. Oggi una galleria è come una piccola azienda, con ruoli specifici, e per guidarla bisogna essere manager, con competenze storico artistiche, di mercato e gestionali.
Passaggio generazionale, nel vostro assetto, ma anche sul versante della domanda: quale la tua esperienza e opinione sui nuovi collezionisti? Quali le differenze con il passato?
Vedo molti giovani che, pur non provenendo da famiglie di collezionisti, appena ne hanno la possibilità dispongono degli strumenti soprattutto attraverso il digitale e l’AI per comprendere il mercato e sono desiderosi di cominciare. E li capisco, se mi metto nei loro panni, quello dell’arte è un mercato davvero entusiasmante. Collezionare significa avere tra le mani la storia e le emozioni di un’epoca, un vero privilegio. Rispetto al passato, però, è cambiato il rapporto con la galleria, un tempo il collezionista costruiva con il gallerista un legame personale che durava decenni, oggi si è sovente più concentrati sulla singola opportunità.
Siete ora operativi nella nuova sede di Milano in Via della Spiga, quali i piani su Londra e New York?
Milano e Londra sono da tempo le nostre basi e vogliamo che restino tali: Milano come una delle capitali europee dell’arte, Londra come finestra sul mondo anglosassone e sui Paesi del Commonwealth. Accanto a queste due sedi manterremo lo spazio temporaneo di Sankt Moritz, aperto solo nella stagione invernale. Per New York, e più in generale per gli Stati Uniti, ci interessa la formula del pop-up, che ci permette di essere presenti nelle diverse città.
Ci sono altre aree del mondo che vi interessano?
Abbiamo molti contatti in Corea e guardiamo con attenzione al Medio Oriente e all’India, dove il mercato si sta strutturando.

Costi in incremento, scenari di vendita rallentati, calendari fieristici sempre più affollati: quale la vostra strategia per continuare l’avventura Voena?
Oggi gli scenari cambiano molto più rapidamente, per cui anche le strategie non sono più a lungo termine ma, direi, a medio termine. Cerchiamo di selezionare solo le località e gli eventi più adatti alla nostra offerta e usiamo il digitale per essere presenti ovunque. Credo che questo renderà il mercato dell’arte più sostenibile, anche considerando gli enormi costi delle fiere e della logistica.
Hai sempre pensato di seguire le orme di tuo padre e portare avanti il progetto di famiglia? Cosa immagini per il futuro di Voena?
Sia io sia mia sorella sapevamo che sarebbe stato molto difficile affidare o passare la galleria a qualcuno che non fossimo noi due; quindi, questo pensiero è sempre stato presente. Ho studiato economia e in passato ho fatto alcune esperienze lavorative che mi hanno aiutato molto nel mio lavoro attuale, ma la mia grande passione è sempre stata l’arte e, quando si è presentata l’opportunità, l’ho colta al volo. Per il futuro vorremmo rendere il programma della galleria più attivo, anche grazie a VOENA LENS, per coinvolgere un pubblico più ampio, portando l’arte italiana, quella del Novecento come quella di oggi, a competere in visibilità con gli altri grandi movimenti internazionali, valorizzando anche nomi meno noti su cui è in corso un vero lavoro di ricerca.
Cristina Masturzo
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