L’importanza della Generazione Z per il collezionismo d’arte. Le analisi in un nuovo report

La Gen Z è secondo l'analisi di Art Basel e UBS quella che ha speso di più in arte: studia con AI e social cosa comprare, e poi va in galleria e in fiera (anche per opere costosissime). Ma non basta per comprendere meglio gli scenari reali

Secondo la nuova analisi targata Art Basel e UBS sul collezionismo globale 2026, The Art Basel and UBS Survey of Global Collecting 2026, la Generazione Z, quella che ha meno di trent’anni oggi, è quella che ha speso più di tutte in arte nel 2025. E i collezionisti, tutti, sono sempre più propensi a chiedere consiglio a intelligenza artificiale e strumenti digitali sugli acquisti d’arte.

Curata, come l’Art Basel & UBS Art Market Report, da Clare McAndrew, fondatrice della società Arts Economics, l’indagine 2026 ha cercato e trovato e restituisce ora nuove informazioni e prospettive che fotografano i comportamenti e le motivazioni in evoluzione di un campione di 3.100 collezionisti High Net Worth, ovvero, con un elevato patrimonio netto (o più precisamente, segnala il report, “un patrimonio finanziario familiare disponibile superiore a 1 milione di dollari nel 2026, esclusi gli immobili e i beni detenuti in imprese private”), durante la prima metà del 2026 e in 10 mercati chiave: Stati Uniti, Regno Unito, Cina continentale, Hong Kong, Francia, Australia, Germania, Giappone, Brasile, Singapore.

Passaggio generazionale e collezionismo: quali scenari?

Sull’onda del passaggio generazionale, che sappiamo essere in corso, per l’invecchiare dei collezionisti che hanno segnato gli sviluppi del mercato dell’arte fin qui e il testimone che, insieme alla ricchezza, arriva ora e arriverà nel prossimo futuro ai loro eredi e alle generazioni più giovani, il report si concentra dunque su chi inizia ora a costruire collezioni, su cosa li muove e su come interpretano il loro ruolo, sempre all’interno di un recinto HNW, è bene ribadirlo.

Il primo dato che sembra emergere è che la Generazione Z inizia a essere il gruppo più importante tra i collezionisti, con una spesa media più che doppia rispetto alle generazioni passate: circa 347.460 dollari nel 2025, +19% rispetto al 2024, e ancora in crescita nel 2026. Con un’attitudine più accentuata alla ricerca, allo studio, che accompagnano e precedono gli acquisti d’arte (lo fa il 72% del campione, +10% rispetto al 2025); uno sguardo trasversale sui collezionabili; una maggiore riservatezza quando si tratta di aprire e condividere le collezioni.

La Generazione Z per il mercato dell’arte presente e futuro

“Molti acquisti sono motivati non tanto dal consumo ostentato tradizionalmente associato al mercato, quanto piuttosto dal desiderio di creare legami all’interno di reti ristrette, dove lo status deriva meno dal prezzo che dalla rarità, dalla provenienza, dall’originalità e dalla scoperta. Limitare l’accesso non elimina il potere di una collezione di comunicare e rappresentare lo status; l’esclusività può essere essa stessa parte del messaggio”, ha commentato Clare McAndrew riguardo i dati del report, aggiungendo: “Forse sorprendentemente, i collezionisti più giovani sono stati i più riservati, sia di persona sia online. I collezionisti della Gen Z sono quelli meno propensi a condividere pubblicamente online i dettagli delle proprie collezioni, preferendo spazi accessibili solo su invito, con la privacy al centro della loro identità personale e culturale”.

Aspetti che influiscono sui comportamenti d’acquisto e sulla partecipazione al sistema e al mercato dell’arte, che vanno monitorati anche per la tenuta della filiera, come conferma il CEO di Art Basel, Noah Horowitz: “Coinvolgere questi pubblici è fondamentale per il futuro del mercato e per il modo in cui continueremo a rafforzare la nostra piattaforma, al servizio dei collezionisti di oggi e di domani”. E in questa direzione, per la necessità di intercettare questa fetta di pubblico che sarà sempre più rilevante in futuro, stanno già lavorando di sicuro iniziative come Zero 10, come l’Art Basel Shop alle fiere e gli Art Basel Awards, verrebbe da dire.

A consigliare i collezionisti sono intelligenza artificiale e strumenti digitali

L’altro elemento connotante è l’uso che tutti i collezionisti HNW fanno di AI e strumenti digitali in generale per raccogliere consigli e informazioni. Il 58% del campione intervistato utilizza risorse digitali, che siano app o tool AI, come fa il 22% (in aumento rispetto al 4% del 2024), o che si citi, come fa il 32%, l’uso di social network online come Instagram o X/Twitter.

Come canali di vendita e di scoperta resistono strenuamente le gallerie: da loro ha comprato l’87% degli intervistati nell’ultimo anno, direttamente, per il 75%, o in fiera, per il 62%.

Ma chi sono davvero questi collezionisti Gen Z e davvero comprano tutta quest’arte?

La rilevanza data dal report alla Gen Z può suonare nuova, diciamolo subito, a chi è abituato a leggere contenuti sul mercato dell’arte e sui suoi andamenti, perché sono diversi anni che ci preoccupiamo proprio del fatto che questa fascia d’età sembrasse più interessata alle esperienze, come pure si dice, più che al possesso di oggetti artistici. Ora invece scopriamo che la Gen Z ha speso in media più di chiunque in arte dal 2024 al primo semestre 2026. E che ha costituito quasi la metà di tutti gli acquirenti di opere prezzate oltre il milione di dollari, tra il 2025 e giugno 2026. Come pure che sono questi giovani collezionisti a esprimere il più forte interesse a comprare pittura e scultura nell’anno che viene. Ovvero i media tradizionali, anche qui in modo un po’ imprevisto per alcuni, ma non così tanto, perché in realtà, anche solo in base all’esperienza quotidiana, dovrebbe esserci chiaro che non esista una corrispondenza automatica tra età anagrafica e propensione ai nuovi media, anzi. Sono forse i collezionisti più esperti quelli che si sentono in maggior controllo anche su nuovi versanti artistici, da acquistare, esporre, gestire e custodire.

E allora, cosa è vero e cosa meno, sui collezionisti Gen Z?

Per stabilire davvero a cosa può essere utile questo nuovo studio bisogna spulciare metodologia e grafici in dettaglio del report, non c’è alternativa. Solo così possiamo scoprire e capire che la quota di intervistati Gen Z conta per il 9% sui 3.100 intervistati, che fanno circa 280 partecipanti: non tantissimi, ma nemmeno pochi, soprattutto in assenza di altri data set. Tra questi, ad aver comprato opere oltre il milione dovrebbero essere stati circa 15, la metà di quell’1% che rientra in questa fascia altissima di acquisti. E di certo stiamo analizzando una certa tipologia di persone, che non possono rappresentare tutta la Generazione Z del mondo. Qui si tratta di una popolazione selezionatissima per censo e disponibilità economiche, già abituata a investire o spendere nel mercato dell’arte. Spesso per via di consuetudini apprese in famiglia, leva più comune per iniziare a collezionare (per il 28% degli intervistati e il 40% della Generazione Z), seguita dalla possibilità di aver visitato musei, gallerie e fiere (22%) e dall’interesse finanziario (14%).

Al di là degli acquisti milionari, in ogni caso, la maggior parte dell’attività collezionistica, a tutte le età, si è concentrata su livelli inferiori di prezzo: il 77% degli individui ha speso meno di 50.000 dollari in opere d’arte e l’84% meno di 100.000 dollari nella prima metà del 2026.

Condividere o non condividere? Il dilemma del collezionista

Se poi tanto del nostro sistema dell’arte si è costruito, nel XX Secolo e poi ancora negli Anni Duemila, sull’idea e la disposizione dei collezionisti a condividere opere e collezioni, qui sembra in corso un cambiamento di paradigma culturale, prima che economico, con una preferenza dichiarata per il mantenere più riservate le proprietà, all’interno di un nucleo familiare o di una cerchia ristretta di contatti. Solo il 10% del campione ha dichiarato di desiderare un più ampio riconoscimento pubblico. Non mi è chiaro se sia per modestia, o per un sentire più che in passato la necessità di privacy rispetto a quanto si possiede. Fatto sta che pure tra i collezionisti che prestano opere ai musei, la maggior parte sceglie un riconoscimento limitato, e, più in dettaglio, il 30% cerca il completo anonimato e il 47% una presenza discreta, contro solo il 17% che desidera un riconoscimento pubblico completo.

Questioni di genere nel collezionismo HNW e previsioni per il futuro dell’arte

Sul fronte, poi, delle differenze di genere nel comparto dei collezionisti, emerge dal report che le collezioniste hanno partecipato a più eventi artistici degli uomini. La partecipazione totale delle donne agli eventi è stata superiore di circa il 20% sia nel 2025 che nel 2026, pari a una media di otto eventi in più. Diffuso, tra tutti i generi e tutti i collezionisti intervistati, è, infine, un sentimento di ottimismo sugli andamenti del mercato dell’arte nel prossimo futuro: il 57% prevede una crescita entro la fine del 2026; il 58% entro 12 mesi; e il 60% entro 10 anni.

Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

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