I big data sono sempre più strategici nell’esperienza museale: il report
Sono 49,2 milioni i biglietti analizzati dall’Osservatorio della Fondazione Delphos. Crescono i parchi archeologici, avanza l’online e il Regno Unito supera gli Stati Uniti tra i visitatori stranieri
Più visitatori, più digitale, più dati. La seconda edizione dell’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura, promosso dalla Fondazione Delphos insieme al Ministero della Cultura, fotografa un sistema in espansione: nel 2025 gli ingressi aumentano del 15,8% rispetto all’anno precedente. Il report analizza 49,2 milioni di titoli emessi tra il 2024 e il 2025 in 226 luoghi della cultura italiani, trasformando i numeri della biglietteria in uno strumento di lettura strategica per le istituzioni.
La presentazione del rapporto, avvenuta a Roma, ha riunito alcune delle principali realtà del settore, dal Parco archeologico del Colosseo ai Musei Vaticani, a testimonianza di un comparto sempre più consapevole dell’importanza della misurazione dei flussi.

I parchi archeologici la nuova locomotiva del sistema culturale italiano
Il dato più evidente riguarda la crescita complessiva dei flussi, trainata dai parchi archeologici, che da soli superano i 10,2 milioni di ingressi, con una media superiore al milione per sito. Un risultato che conferma il ruolo centrale dei grandi attrattori nel sistema culturale nazionale e che riaccende il dibattito sulla distribuzione delle presenze tra mete iconiche e istituzioni minori.
Biglietteria: l’online cresce, ma l’Italia resta “last minute”
Sul fronte dei comportamenti d’acquisto, la cassa fisica rimane il canale prevalente, ma scende al 56,5% nel 2025 (dal 62,9% del 2024), mentre l’online sale al 36,8%. Nelle grandi venue il digitale è già maggioritario, con oltre il 59% degli acquisti effettuati via web e una forte incidenza dei pagamenti dematerializzati.
Nonostante ciò, l’Italia si conferma un Paese di prenotazioni sotto data: il valore più frequente della booking window (ovvero la finestra di prenotazione) è pari a zero giorni, segno che la maggior parte dei visitatori acquista il biglietto il giorno stesso della visita. Un elemento che incide direttamente sulla pianificazione e sulla gestione dei flussi.
Prezzi e turismo internazionale: cambia la geografia della domanda
Il costo medio del biglietto intero cresce del 6%, passando da 10,32 a 10,97 euro. Il Lazio guida la classifica regionale per prezzo medio (14,34 euro), seguito da Piemonte e Campania, mentre l’Emilia-Romagna registra le tariffe più contenute. Resta centrale il turismo internazionale: circa il 70% dei visitatori proviene dall’estero. Tra i mercati stranieri, il Regno Unito supera gli Stati Uniti, segnando un cambio di equilibrio nella geografia della domanda. Numeri che, come sottolineato anche dal direttore scientifico Fondazione Delphos Guido Guerzoni, Docentedell’Università Bocconi, confermano la necessità di politiche culturali fondate su analisi puntuali e strumenti data driven, capaci di coniugare sostenibilità economica e accessibilità.
Osservare i Big Data per ottimizzare l’offerta culturale
“Il Rapporto 2026 non è una semplice fotografia statistica, ma una risposta alla mancanza di analisi sistematiche nel comparto culturale”, spiega Sergio Bellini, Presidente Fondazione Delphos. “In un mercato globale sempre più competitivo, l’obiettivo dell’Osservatorio è fornire ai decisori e ai player del mondo della cultura strumenti concreti per ottimizzare l’accoglienza, prevedere i flussi ed elaborare politiche di prezzo eque. La comprensione del ‘chi’, del ‘quando’ e del ‘come’ si visita un museo permette di trasformare la gestione dei beni culturali da reattiva a proattiva, garantendo la sostenibilità economica senza sacrificare l’accessibilità”.
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