Defiscalizzare la cultura è la cura per far ripartire il settore? Il report del convegno al Maxxi

A lanciare il sasso nello stagno è proprio la presidente della Fondazione Maxxi, Giovanna Melandri, che in un articolo su L’Espresso propone una potenziale cura per ridare respiro al settore culturale e alla partecipazione del suo pubblico, uno dei più colpiti dall’emergenza

MAXXI, Esterno, Ph. MsacchioIanniello
MAXXI, Esterno, Ph. MsacchioIanniello

Oggi musica, musei, teatri, auditorium, cinema sono in quarantena”così ha scritto sul settimanale l’Espresso la Presidente della Fondazione Maxxi, Giovanna Melandri, proponendo come cura per l’Italia della cultura il tema della defiscalizzazione. Se ne è poi parlato in un convegno online promosso dalla Fondazione Maxxi e condiviso sui canali social del Museo romano e di Parma 20+21, “La defiscalizzazione delle spese della cultura: scenario e proposte operative”.In questo contesto, insieme alla Melandri e all’Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Parma, Michele Guerra, e Francesca Velani, Coordinatrice dei progetti e delle strategie culturali di Parma 2020+21 e Vicepresidente di PromoPA Fondazione,sono intervenuti esperti del settore, moderati dal Direttore de L’Espresso,Marco Damilano. L’incontro si è svolto nell’ambito di Città Come Cultura, un progetto del Museo MAXXI di Roma, promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT. 

L’ART BONUS, UN PORTO SICURO DA CUI PARTIRE 

Si dice che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, e allora perché non far partire questo processo di defiscalizzazione appoggiandosi ad una legge già esistente e funzionale come l’Art Bonus? “Quest’ultimo comprende un sistema ampio composto da musei, luoghi della cultura pubblici e tutto l’universo FUS – Fondo Unico per lo Spettacolo-. Abbiamo pensato a questa legge perché prevede anche delle estensioni in particolari stati di emergenza”,ha sottolineato nel live talk Francesca Velani, mettendo in luce un aspetto particolarmente interessante se consideriamo il difficile periodo che le istituzioni culturali stanno vivendo dal 2020, con l’intento di proiettarsi verso il 2021 grazie ad uno strumento ben collaudato. Si guarda dunque alla ripartenza dell’impresa culturale pensando ai costi che la comunità sostiene per partecipare ad eventi di teatro, cinema, musei, sia online che, auspicabilmente, in presenza. “Secondo noi è urgente partire da un punto concreto, e questo potrebbe esserlo”,conclude la Velani. 

CHE COS’È L’ART BONUS? 

Si tratta di una norma strutturale che fa riferimento ai crediti di imposta per le donazioni a favore della cultura, dai privati cittadini alle imprese, fino alle fondazioni bancarie. “Se interpretiamo tutte le potenzialità della norma, non così note ai vari livelli, possiamo utilizzarla nel breve termine”, spiega Carolina Botti, Ales Spa Direttrice e Referente Art Bonus per il MiBACT, “sia per rafforzare i termini di offerta grazie a partnership, quindi con il sostegno di cittadini o fondazioni bancarie. Si possono proporre delle progettualità all’interno di musei, biblioteche e archivi, oppure con la collaborazione del mondo dello spettacolo, il FUS, organizzando piani che rientrano nell’ottica del welfare culturale”.Tutto questo è possibile fin da subito poiché all’interno della struttura dell’Art Bonus è previsto che “istituti e luoghi della cultura pubblici, così come le istituzioni dello spettacolo che rientrano nel FUS, possono ricevere sostegno per tutta una serie di attività che rientrano nella missione”.Dall’altro lato è necessario spingere, anche in chiave interpretativa, una possibilità di accesso e di sollecitazione rispetto alla domanda proposta, similmente a quanto fatto a luglio con i voucher dello spettacolo, ovverosia “con la risoluzione n.40 dell’Agenzia delle Entrate”continua la Direttrice,“in cui i voucher identificati come rimborso per tutte le attività annullate sono state trasformate in donazioni Art Bonus e, quindi, i cittadini che lo possedevano hanno potuto trasformarlo in una donazione liberale”. In conclusione, le porte del dialogo sono aperte, riflettendo sulle potenziali opportunità, all’interno di un contenitore già rodato e strutturale. che, in questo contesto di passaggio, può diventare un volano fondamentale per sviluppare sinergie e modalità per raggiungere quegli obiettivi di defiscalizzazione volti ad una maggior partecipazione alle attività culturali da parte dei cittadini. 

CONTRASTARE LA POVERTÀ CULTURALE

Se è vero che la cultura è un elemento necessario per prendersi cura delle comunità, allora perché non portare in detrazione i costi così come già facciamo con le spese farmaceutiche? Scardinando la logica malsana secondo la quale le spese culturali sono secondarie e superflue, l’idea che la Presidente della Fondazione MAXXI sottolinea è quella di “contrastare un particolare tipo di povertà, quella culturale. Io credo che ci sia bisogno un’operazione di tipo strutturale, qualcosa che chiami in causa la domanda soggettiva di cultura e che sostenga, rendendo deducibile ai fini del calcolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, le spese di accesso. Stiamo parlando di un sostegno all’accesso, alla presenza. Riattiviamo i luoghi della condivisione della cultura”. Ma qual è l’idea? Si tratta di“inventare un meccanismo certo – naturalmente, limitato non infinito- nel quale fissare un tetto annuo di spesa deducibile”.Stiamo parlando della logica del Bonus? “No, perché nonostante abbia funzionato quella logica, in diverse occasioni e in tutti i governi, ma penso che il salto quantico da fare oggi è quello di attuare una misura strutturale, appunto. (…) Nessun ristoro sarà sufficiente per recuperare il danno enorme subito in questi mesi, ma il tassello che manca è il riconoscimento permanente e strutturale di questa forma di spesa individuale”. Una progettualità dunque di ampio respiro per la cultura italiana in pieno accordo con la visione europea, prendendo a modello risultati straordinari di welfare estetico-culturale come quello attuato a sostegno dell’arte nel 1935 da Roosevelt, sotto il nome di Federal Art Project all’interno del New Deal.

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.