C’è vita attorno all’economia della cultura. Il rapporto Symbola

L’economia della cultura, in Italia, è più viva di quanto si pensi, come dimostrato dal rapporto Symbola 2016. Spetta ai professionisti del settore, in prima battuta ai commercialisti, dare linfa all’industria culturale, puntando su cooperazione e conoscenza.

Io sono cultura 2016
Io sono cultura 2016

CULTURA A RAPPORTO
I numeri esposti dal recente rapporto Symbola Io sono cultura 2016 sono significativi: il valore del sistema culturale e creativo in Italia è di quasi 90 miliardi di euro e, grazie a un moltiplicatore che lo scorso anno è stato dell’1,8, genera a sua volta altri 160 miliardi di fatturato. Il sistema coinvolge 1.500.000 persone, più di 400.000 imprese e contribuisce, complessivamente, al 17% del PIL nazionale. Numeri che non è possibile sottovalutare e che, a loro volta, necessitano di un sistema organizzato, di professionalità adeguate all’impegno, di condizioni favorevoli a cogliere le opportunità che esistono e quelle che nel tempo si creeranno.

IL RUOLO DEI COMMERCIALISTI
La cultura ha un enorme impatto economico e non è un caso che quest’anno, per la prima volta, Confindustria abbia invitato il Ministro delle attività culturali alla propria assemblea generale e come ogni industria ha bisogno di attenzioni e di finanziamenti che non possono prescindere dalla trasparenza. Trasparenza che non può, in primo luogo, non passare attraverso una precisa accountability e non può quindi esulare dalle professioni, come queste non possono prescindere dalla cultura, terreno di opportunità e rilievo.
Serve, quindi, incrementare il livello di cooperazione tra operatori del settore. In questo panorama un’importante mano agli operatori può arrivare da chi ha la tecnica economica come materia professionale: i commercialisti assumono un ruolo di naturale crocevia tra conoscenza e azione e sulla materia c’è fermento. L’Ordine di Milano, ad esempio, ha recentemente costituito una Commissione dedicata proprio all’Economia della Cultura, che a settembre dedicherà un convegno al mercato dell’arte, mentre Federculture ha riunito un team di esperti per elaborare soluzioni alle difficoltà che gli operatori culturali incontrano nei loro rapporti con la finanza e il fisco, cercando di sollecitare anche la politica a farsi parte diligente.

Brexit, leave or remain?
Brexit, leave or remain?

BREXIT COME OPPORTUNITÀ
In un Paese in cui l’industria non può reggere la concorrenza di Paesi più flessibili, in cui la disoccupazione (giovanile e non) fatica a rientrare entro parametri fisiologici, in cui le risorse naturali non abbondano e dove la struttura geografica non aiuta, questa capacità di produrre ricchezza, economica e immateriale, non dovrebbe esser cosa di poco conto.
La Brexit, infine, al di là del giudizio politico, costringe e ripensare sostanzialmente il tessuto europeo e offre opportunità di sviluppo delle peculiarità che ogni Stato dell’Unione può mettere in campo. Niente sarà più come prima, è ovvio, e l’Italia in questo contesto è chiamata a dare rapidamente ancor maggiore impulso al sistema culturale: da più parti è stato sollecitato un intervento in tale senso al fine di creare un ambiente attrattivo ed economicamente favorevole.

UNA VISIONE D’INSIEME
Il ruolo delle professioni, e dei commercialisti in primis, pertanto, deve assumere una rilevanza sociale e di proposizione politica. La concentrazione di conoscenze economiche, legali, finanziarie e strategiche, la capacità di pensiero laterale e, contemporaneamente, di prospettiva li rendono naturali attori in ogni settore produttivo e li pongono nella posizione dell’osservatorio migliore da cui avere una più che necessaria visione d’insieme. In un Paese come il nostro in cui esiste sovrabbondanza di eredità culturali, di progetti attuabili in questo settore, di sensibilità e interesse, gli Ordini professionali devono impegnarsi in primo piano a costruire un sistema culturale moderno, efficiente e trasparente, con proposte concrete da portare al vaglio della politica partendo dalla fotografia ragionata della cultura nel nostro Paese. Per descriverne l’andamento dei consumi, le tendenze della domanda e dell’offerta al fine di elaborare politiche e strategie risolutive così come per elaborare soluzioni adatte a rimuovere i troppi ostacoli e le troppe inefficienze che frenano ancora il completo sviluppo del settore.

Franco Broccardi

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Franco Broccardi
Franco Broccardi (Sanremo, 1964). Dottore commercialista e revisore contabile Esperto in materia di Economia della Cultura, di mercato e fiscalità dell’arte oltre che di gestione e organizzazione aziendale. Ricopre incarichi di consulente o revisore per musei, teatri, gallerie d’arte, fondazioni e associazioni culturali. Partecipa a convegni, incontri di formazione e tavole rotonde in veste di coordinatore e relatore. È membro della commissione Fisco e Finanza presso Federculture.

2 COMMENTS

  1. uhmm… alcuni dei testi sono sicuramente assai interessanti. Ma sono i dati a lasciarmi assai perplesso. Non m’intendo di statistica ma non mi è chiaro perché, tra le attività culturali, si facciano rientrare voci come, ad esempio, i videogiochi, i software, la convegnistica, il branding. Che l’arte e la cultura si confrontino con il web e che si facciano convegni sul tema mi pare un po’ deboluccia per giustificare tali scelte. O quanto meno, se il metro è questo, a questo punto verrebbe da chiedersi perché, alla stessa stregua, non siano stati inseriti la promozione dei prodotti tipici, le attività artigianali, perché tra le industrie creative vi siano architettura e design ma non la moda. La cultura come concetto è difficile da circoscrivere, essendo per sua natura trasversale. Questi rapportoni generali (che in pochi temo leggano davvero) mi sembra pecchino di genericità, e ancor più generico è il distillato che viene veicolato con enfasi tramite i media per rappresentare l’Italia della qualità, la cultura petrolio nazionale ecc. Già c’erano delle perplessità sugli studi del mercvato dei bbcc diffusi dell’osservatorio Nomisma (a proposito, che fine ha fatto?) che, tutto sommato, aveva un orizzonte più definito. Ma questo mi puzza tanto tanto di propaganda elettorale.

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