Yngve Henriksen | Alberto Maggini

Informazioni Evento

Luogo
FONDAZIONE PASTIFICIO CERERE
Via Degli Ausoni 7, Roma, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Orario invernale (da ottobre a maggio) dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle 19.00 e lunedì su appuntamento; Orario estivo (da giugno a settembre) dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00.

Vernissage
14/05/2026

ore 18

Artisti
Alberto Maggini, Yngve Henriksen
Curatori
Alessandra Mammì, Gianlorenzo Chiaraluce
Generi
arte contemporanea, personale

Due mostre: Lofoten Poems – Visions from the Deep North, personale di Yngve Henriksen a cura di Alessandra Mammì, realizzata con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia; ULTRA FLAT, mostra personale di Alberto Maggini a cura di Gianlorenzo Chiaraluce.

Comunicato stampa

Lofoten Poems – Visions from the Deep North
Yngve Henriksen
a cura di Alessandra Mammì
Inaugurazione: giovedì 14 maggio 2026 alle ore 18.00
Dal 15 maggio al 10 luglio 2026
Fondazione Pastificio Cerere
Via degli Ausoni 7 – Roma

Public program: venerdì 15 maggio 2026, ore 17.00
Attraversando la luce e il buio. Dialoghi tra scienza e arte
Yngve Henriksen in conversazione con Cristina Marras, Chiara Ripa e Vittorio Tulli
Biblioteca Centrale “Guglielmo Marconi” – CNR
Piazzale Aldo Moro 7– Roma

comunicato stampa
Giovedì 14 maggio 2026 la Fondazione Pastificio Cerere presenta Lofoten Poems – Visions from the Deep North, mostra personale di Yngve Henriksen a cura di Alessandra Mammì, realizzata con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da venerdì 15 maggio a venerdì 10 luglio 2026.
Nato e residente nell’arcipelago delle isole Lofoten, la pratica artistica di Yngve Henriksen trae origine e ispirazione da questi territori. Come un esploratore, l’artista – tornato nel suo Nord dopo anni trascorsi in Svezia – è attratto dalla forza dei luoghi remoti, dall’orizzonte artico e dalle terre ghiacciate, dove il paesaggio naturale si impone con una presenza scenografica dominante.
Il titolo della mostra, Lofoten Poems – Visions from the Deep North, è sintesi di un progetto che ambisce ad andare oltre la personale di uno dei pittori più intensi e completi della scena contemporanea norvegese, offrendo un viaggio immersivo nella storia del suo lavoro e nel suo mondo.
Nelle temperature estreme dell’arcipelago, nell’alternarsi assoluto di luce e buio che scandisce le stagioni, nella sproporzione tra la fragile presenza degli edifici umani e le imponenti pareti rocciose che precipitano nel mare, prende forma l’ispirazione di Yngve Henriksen. Un immaginario alimentato anche da una solida cultura letteraria e musicale, che contribuisce ad approfondire e maturare la sua visione pittorica.
La mostra presenta dipinti diversi per dimensione e anno di realizzazione, disegni su carta e lavori più intimi di minime dimensioni. Libri, dischi, piccoli ricordi, trofei, appunti, foto e notebooks sono riuniti nelle teche accanto alle opere — come in una segreta wunderkammer — guidando i visitatori attraverso il processo creativo di Henriksen. Infine, un video realizzato con Kjell Ove Storvik segue l’artista nel corso di una giornata tra lo studio e il paesaggio che lo ispira, mettendo in luce il suo lungo rapporto con questi ambienti estremi.
Il linguaggio visivo di Henriksen si colloca in una zona di confine tra figurazione e astrazione. Attraverso la rielaborazione di impressioni ed esperienze personali, i diversi processi di creazione delle opere restituiscono frammenti di vita quotidiana. L’uso della pittura — per lui essenziale per trasmettere un’esperienza umana autentica — gli consente di imprimere nelle opere il suo presente, le sue storie e i suoi ricordi.
Oltre alla dimensione espositiva, Lofoten Poems offre ai visitatori un’esperienza completa che si configura come una possibile piattaforma di scambio culturale tra contesti nordici e mediterranei. Attraverso lo sguardo di uno dei suoi abitanti più sensibili, il progetto affronta temi transnazionali come l’adattamento agli ambienti estremi, la fragilità degli ecosistemi, la memoria e il ruolo della cultura nella costruzione di immaginari futuri.
Il periodo espositivo coincide, inoltre, con alcune ricorrenze simboliche del patrimonio condiviso tra Italia e Norvegia, tra cui le celebrazioni per il centenario delle storiche spedizioni polari guidate da Roald Amundsen e Umberto Nobile.
Nell’ambito del public program, il 15 maggio 2026, alle ore 17, si terrà l’incontro Attraversando la luce e il buio. Dialoghi tra scienza e arte presso la Biblioteca Centrale “Guglielmo Marconi” (Sala A) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma.
La luce e il buio del Nord verranno attraversati dalle esperienze di ricerca e fotografico-documentarie del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) in un confronto tra Chiara Ripa, ecobiologa presso l'Istituto di Scienze Polari del CNR, Cristina Marras, esperta di metafore, ricercatrice di filosofia presso l'ILIESI del CNR, e Vittorio Tulli, fotografo documentarista delle spedizioni scientifiche del CNR, con l’artista Yngve Henriksen. Un dialogo tra parole, colori ed emozioni dell’Artico che vuole costruire un’immagine di futuro condiviso fondendo le impressioni profonde che legano gli esseri umani alla natura. La ricerca, come l’arte, è esplorazione: uno sguardo che va lontano, un’indagine che scava in profondità, la combinazione tra osservazione e immaginazione, questo ci porta a nuove visioni e a riconsiderare le nostre nozioni di spazio, alterità, di visibile e invisibile.

Biografia
Yngve Henriksen (Svolvær, 1965) vive e lavora nelle isole Lofoten. Si è formato presso la Scuola d’Arte di Kabelvåg e successivamente alla Bergen Academy of Art and Design. Henriksen ha debuttato nel 1990 alla Galleri Boj di Stoccolma e da allora è stato una presenza attiva nella scena artistica norvegese, lavorando principalmente attraverso mostre personali e commissioni pubbliche.
Dal 1990 le opere di Henriksen sono entrate a far parte di collezioni private, municipali, regionali e pubbliche in Norvegia e in Svezia. Tra queste figurano KORO (Norwegian national agency for art in public spaces), HM Queen Sonja Collection, NRK (Norwegian Broadcasting Corporation) in Oslo, Statoil (Norwegian National Oil Corporation) Art Collection, Norwegian Arts Council Collection, Arts Council of Sweden Collection, SVT (Swedish Television) Collection in Sweden, Stockholm Art Board in Sweden, NRK (Norwegian Broadcasting Corporation), Art Museum of Northern Norway, Gothenburg Art Board in Sweden, Oslo and Akershus University College of Applied Sciences, Kongsbakken School Tromso, University Hospital Tromso, University of Northern Norway in Bodo, Bodogaard Collection in Bodo, Northern Norway County Council Collection in Bodo, Stavanger University Hospital, The Governor’s Office in Svalbard.
Tra le mostre personali più recenti si segnalano: Svolvær Kunstforening (Svolvær, 2023), Galleri Helle Knudsen (Stoccolma, 2023), Galleri Langegården (Bergen, 2022), Galleri Briskeby (Oslo, 2022), Galleri G Guddal (Rosendal, 2021) e KHÅK Kunsthall (Ålesund, 2019).

ULTRA FLAT
Alberto Maggini
a cura di Gianlorenzo Chiaraluce

Inaugurazione: giovedì 14 maggio 2026 alle ore 18.00
Dal 15 maggio al 10 luglio 2026

Fondazione Pastificio Cerere
Via degli Ausoni 7 – Roma

comunicato stampa

Giovedì 14 maggio 2026 la Fondazione Pastificio Cerere presenta ULTRA FLAT, mostra personale di Alberto Maggini a cura di Gianlorenzo Chiaraluce.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da venerdì 15 maggio a venerdì 10 luglio 2026.
La ricerca artistica di Alberto Maggini indaga i processi attraverso cui la mente seleziona, trattiene o disperde informazioni, immagini e significati. Attraverso la messa in scena di rituali di bellezza, l’artista costruisce rappresentazioni ambivalenti in cui i confini tra vero e falso, natura e artificio, prezioso e ordinario, opera d’arte e oggetto comune si assottigliano fino quasi a dissolversi. È in questa soglia, tra desiderabile e indesiderato, tra valore e rifiuto, che prende forma la sua pratica.
ULTRA FLAT è concepita come la simulazione di un centro estetico fittizio. Nata come estensione del precedente progetto editoriale Adore — opera incentrata sull'imitazione parodica e de-strutturata di una rivista di moda — l’esposizione prosegue la medesima dinamica di mimesi decostruttiva.
L’allestimento adotta e distorce l’estetica asettica — ma a tratti kitsch —, rassicurante e performativa di uno spazio dedicato alla cura del corpo e all’ottimizzazione dell’immagine personale: lettini da trattamento, superfici lucide, luci fredde, strumenti tecnici e oggetti quotidiani convivono con sculture di ceramica policroma, video e installazioni, trasformando la cornice espositiva in un ambiente ambiguo e immersivo, a metà tra lo showroom, spa e laboratorio biopolitico.
Fulcro del progetto è il rapporto tra bellezza e potere, tra estetica e norma. Lontana dall’essere un valore naturale o universale, la bellezza si configura qui come un costrutto culturale stratificato, prodotto da impianti simbolici, tecnici ed economici che definiscono standard, modelli e desideri, ben più reconditi rispetto la loro innocua e primigenia piattezza. Il centro estetico è quindi immaginato come un dispositivo narrativo, attraverso cui interrogare i processi che regolano la costruzione dell’immagine del sé, la standardizzazione e i rituali contemporanei a esse connessi.
Il progetto espositivo si sviluppa come un percorso immersivo suddiviso in quattro ambienti; ognuno di essi è immaginato come una stazione rituale, un trattamento simbolico e sensoriale che conduce il visitatore attraverso i diversi stadi di una trasformazione non solo fisica, ma percettiva, storica e sociale. Il centro estetico, da luogo della cura e del miglioramento, si trasforma in portale dove mettere a nudo le logiche profonde che informano la costruzione della bellezza, i suoi standard e le sue derive ideologiche.
Alberto Maggini combina registri visivi apparentemente inconciliabili: iconografie spirituali, sistemi estetico-cosmetici, riferimenti alla storia dell’arte, oggetti kitsch, pubblicità fittizie e immagini autorappresentative, sovrapposte in un ambiente totalizzante, dai toni volutamente camp e paradossali. In questo spazio, sacro e commerciale, artificio e natura, storia e propaganda, mito e marketing, contemplazione e consumo sono immaginati quali elementi intercambiabili e convivono senza gerarchie stabili.
Tra rituale estetico, parodia del benessere e mitologia contemporanea dell’ego, ULTRA FLAT costruisce un’esperienza solo superficialmente ironica, che invita il visitatore a interrogare ciò che solitamente sembra più innocente e desiderabile: la promessa, illusoriamente genuina, di diventare più conformi all’idea che si ha di se stessi. Sotto la patina della cura di sé, la mostra lascia perciò intravedere un interrogativo molto meno rassicurante: quanto lavoro, quanta storia e quanta ideologia servono per produrre qualcosa che chiamiamo semplicemente “bellezza”?

Biografia
Alberto Maggini è un artista multidisciplinare italiano. Dopo una laurea in Biologia e un master in Botanica presso l’Università Sapienza di Roma, prosegue gli studi in campo artistico con un master in Arti Visive al Chelsea College of Arts di Londra. La pratica artistica di Maggini si colloca nella soglia tra desiderabile e indesiderato, tra valore e rifiuto, tra conservazione e oblio: un'interrogazione, solo in apparenza umoristica, dei meccanismi culturali e simbolici con cui decretare cosa debba essere nevroticamente preservato e cosa, invece, possa essere scartato. Il suo lavoro è stato presentato in mostre, performance e progetti espositivi presso istituzioni e spazi internazionali, tra cui Tate Modern, IMT Gallery e Chelsea College of Arts (Londra), SEA Foundation (Tilburg) e Base Milano (Milano). Tra le mostre e i progetti più recenti si segnalano: Adore Summer Edition, Space 52 (Atene, 2024); Adore the Waste of Our Adornments, performance e presentazione dell’artista book, Orto Botanico di Roma (2024); The Origins of Table Manners, Casa Vuota (Roma, 2023); Over we become, SEA Foundation (Tilburg, 2023); They/Them/Their: Naturally Not Binary, IMT Gallery (Londra, 2022).