Work in progress

Empoli - 21/06/2014 : 30/06/2014

L’associazione Sincresis presenta il lavoro dell’artista proveniente dall’Australia e di origine italiana Stephen Nova che ha soggiornato in residenza presso i nostri spazi lavorando per quasi due mesi per realizzare un progetto mirato sul territorio empolese.

Informazioni

  • Luogo: SINCRESIS - D'A SPAZIO D'ARTE
  • Indirizzo: Via della Repubblica 52/54 50053 - Empoli - Toscana
  • Quando: dal 21/06/2014 - al 30/06/2014
  • Vernissage: 21/06/2014 ore 18
  • Autori: Stephen Nova, Filippo Basetti
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Da lunedì a sabato ore 17.00 – 20.00

Comunicato stampa

L’associazione Sincresis presenta il lavoro dell’artista proveniente dall’Australia e di origine italiana Stephen Nova che ha soggiornato in residenza presso i nostri spazi lavorando per quasi due mesi per realizzare un progetto mirato sul territorio empolese

Ha osservato il nostro ambiente, ha colto in immagini fotografiche alcuni siti di archeologia industriale caratteristici della nostra area storico geografica, focalizzando la sua attenzione sulla struttura architettonica della fabbrica di vetro Del Vivo, purtroppo in parte crollata subito dopo i suoi scatti fotografici, e ormai luogo destinato alla riqualificazione secondo la nuova pianificazione urbanistica che prevede la eliminazione totale di un’autentica traccia nella memoria storica delle manifatture vetrarie tipiche della nostra area geografica. Si è proiettato con la propria immaginazione a modificare il tessuto di una testimonianza storica, così da renderlo completamente “altro” attraverso un lavoro grafico certosino che lo ha impegnato giorno dopo giorno per creare nel chiaroscuro a matita contrasti tra luci e ombre, come nella fotografia in bianco e nero, ribaltamenti di strutture, visioni prospettiche azzardate, tessiture murarie realizzate con estrema perfezione e secondo un singolare gusto per il dettaglio. Stephen sembra aver rivisitato il luogo, modificandone le sezioni, per trasferirlo in uno spazio assoluto al di là del reale, dal momento che appare in un’atmosfera senza tempo come sollevato da terra. Sembra aver “aperto” il nucleo più intrinseco del corpo di fabbrica per permettere ad esso di raccontare la sua storia attraverso gli oggetti, primariamente la forma della damigiana, tipica produzione in vetro verde, esaminata presso il Muve di Empoli e iterata in misure sempre diverse, moltiplicata all’infinito per rendere l’idea di una memoria che procede dal passato al presente, così da renderla di nuovo viva, oppure introducendo nel tessuto architettonico la forma di un navicello, utilizzato per il trasporto dei materiali e dei prodotti di lavorazione. I suoi disegni assumono un’aura surreale e al tempo stesso metafisica, diventano visionari, spazi assoluti, situabili oltre il tempo e lo spazio, nella continuità di una storia e di un vissuto che non è concluso, ma che si rinnova ogni volta e impegna l’osservatore a procedere con lo sguardo nella ricerca di elementi, Sono indizi nella particolare tessitura grafica di Stephen nell’atto di esprimere una particolare sapienza segnica che proviene anche dai suoi studi di architettura e di urbanistica. L’artista è riuscito a calarsi dentro la nostra realtà, il nostro vissuto, per estrarne esempi emblematici che invitano alla contemplazione stupita ed alla riflessione scavando nei meandri della fantasia. Ha dialogato a distanza attraverso la rete telematica con un giovane artista che vive nel territorio pistoiese, Filippo Basetti, sperimentatore nell’ambito della fotografia non solo di spazi urbani, ma di luoghi, persone, oggetti trasformati e decontestualizzati, che nei “non luoghi” del nostro tempo diventano altro. Il suo è un attraversamento dalle arti visive, alla fotografia, al video, senza porsi questioni, per avanzare verso un’indagine che trae suggestioni dall’architettura, dalla fantascienza per affrontare aspetti della visione organica della società come unicum e organismo vivente.
Elabora immagini particolari in cui interviene, inserendo elementi “altri”, per apportare modifiche, come “varianti” ad un piano regolatore, così da proporre autentici progetti urbanistici che talora producono un effetto di spaesamento nell’osservatore. Infatti interviene forme e strutture che interagiscono con un luogo fotografato, o che lo rendono completamente diverso, similmente all’empaquetage. Solo che se cambia, muta, modifica, tenta di agire per produrre uno spazio vivibile, che non diventa solo un gioco gratuito, ma, produce effetti capaci di sollecitare la riflessione critica sul luogo scelto, che possono suscitare uno sguardo sottilmente ironico, lo stesso dell’artista. Filippo si è ispirato ai lavori prodotti da Stephen, proseguendo al tempo stesso sulla linea di propri lavori di decontestualizzazione chiamati “Imaginari” o ispirandosi ai vivai come alcune sue opere piuttosto recenti. La ripetizione seriale della damigiana da parte di Stephen gli ha ricordato l’iterazione costante della vasetteria nei vivai pstoiesi organizzati a costituire una verde texture di piante in un ambiente a misura d’uomo che si è innestato ormai nella visione di coloro che vi abitano modificandone la percezione. I lavori in mostra stimolano così una serie di questioni che invitano a riaprire un dibattito tra il pubblico, per la condivisione ed il confronto, come a continuare e alimentare il dialogo intessuto insieme in questi mesi su due spazi urbani in correlazione, per concentrarsi nell’analisi dei luoghi in un lavoro in progress che impegna alla partecipazione come presa d’atto e acquisizione di consapevolezza nei riguardi del vissuto quotidiano, della memoria storica, delle testimonianze recenti di un ambiente di vita e di lavoro, che permane nel tempo, a petto dei mutamenti del tessuto urbano.