William T. Wiley – 43 Years Later

Milano - 27/05/2013 : 21/07/2013

Una mostra dell’artista americano William T. Wiley con opere della fine degli anni Sessanta e di questi ultimi anni. Allestita sui due piani dello spazio espositivo, la mostra segue a distanza di 43 anni la prima personale che W.T. Wiley tenne a Milano nel 1971 allo Studio Marconi.

Informazioni

Comunicato stampa

…Si può cominciare col disegnare… un respiro.
Non ho mai capito cosa mi abbia indotto
ad affrontare il lavoro artistico…
Né di cosa avrei trattato…
quasi ogni cosa può essere facile bersaglio…
dalla banalità all’orrore.

William T. Wiley

William T. Wiley
43 Years Later, Mole Toe Benny, Returns aka Wiley
Inaugurazione: 27 maggio ore 18
Dal 28 maggio al 21 luglio 2013

La Fondazione Marconi presenterà il prossimo 27 maggio una mostra dell’artista americano William T. Wiley con opere della fine degli anni Sessanta e di questi ultimi anni



Allestita sui due piani dello spazio espositivo, la mostra segue a distanza di 43 anni la prima personale che W.T. Wiley tenne a Milano nel 1971 allo Studio Marconi.

Talento precoce, Wiley inizia la sua attività con una personale al San Francisco Museum of Art ancor prima di conseguire il Bachelor of Fine Arts nel 1961 al San Francisco Art Institute.
È il periodo in cui domina nel mondo dell’arte l’Espressionismo Astratto dal quale l’artista viene inizialmente influenzato per poi tracciare la sua strada con uno stile del tutto originale.

Sin dall’inizio della sua carriera, le opere di Wiley figurano nelle collezioni permanenti di musei come il Los Angeles County Museum of Art, il MoMa e il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, l’Art Institute di Chicago, il Walker Art Center di Minneapolis, lo Smithsonian American Art Museum di Washington.

La sua opera si ascrive alla corrente della Funk Art californiana, che esordisce nel 1967 con la mostra ordinata da Peter Selz allo University Art Museum di Berkley.
Tuttavia, la produzione di Wiley mostra una vena di lirismo e un’eleganza stilistica difficilmente assimilabili alla programmatica provocatorietà del funk.

Per quanto spontanei e improvvisati possano apparire i suoi lavori, Wiley è sempre profondamente coinvolto nel messaggio di ciascuno, spesso celato nei giochi di parole, nei doppi sensi, nelle citazioni letterarie o musicali.
La costante che percorre l’intera sua opera e che gli ha procurato negli anni la meritata ammirazione internazionale è l’utilizzo della tecnica dell’acquarello che gli permette di abbinare tinte luminose a un tratto nero, sottile e dettagliato.

Al primo piano dello spazio espositivo sono presentati i lavori della fine degli anni Sessanta tra cui figurano oltre agli acquarelli, installazioni e tele. Al secondo, invece, sono esposte le esperienze artistiche più recenti.

La mostra, che prosegue allo Studio Marconi ’65, di via Tadino 17 con l’esposizione di alcune grafiche e acquarelli realizzati dall’artista, sarà accompagnata da un catalogo che rappresenta entrambi i periodi artistici.



Note biografiche
Nato nel 1937 a Bedford, nell’Indiana, si forma all’Art Institute di San Francisco. Nel 1960 espone alla rassegna “Young America” al Whitney Museum di New York e tiene le sue prime personali al San Francisco Museum of Art e alla Staempfli Gallery di New York. Stabilitosi in California, nel corso degli anni Sessanta espone in varie città degli Usa e nel 1971 lo Studio Marconi gli dedica la prima personale europea. Artista versatile ed eclettico, realizza sculture, dipinti, opere grafiche e assemblaggi di ascendenza surreal-dadaista, collabora con il compositore Steve Reich alla creazione di spettacoli teatrali (Over Evident Falls, 1968) realizza film (Man’s Nature, 1970) e insegna in varie scuole americane, tra cui l’Art Institute di San Francisco e la School of Visual Arts di New York.
Tra le molte collettive che lo vedono presente si segnalano “Extraordinary Realities” al Whitney Museum di New York nel 1973, “Surrealität-Bildrealität 1924-1974” alla Städtische Kunsthalle di Düsseldorf nel 1974 e “Minimalism to Expressionism” al Whitney Museum di New York nel 1983.