Visto da qui – Marco Raparelli

Napoli - 17/12/2019 : 17/12/2019

La Galleria Umberto Di Marino presenta l'appuntamento che chiude per quest'anno il ciclo Visto da qui, che ha proposto piccole monografiche a partire da un unico punto di vista ovvero quello in cui la visione dell'infilata delle sue tre stanze si offre in un sol colpo

Informazioni

Comunicato stampa

La Galleria Umberto Di Marino presenta l'appuntamento che chiude per quest'anno il ciclo Visto da qui, che ha proposto piccole monografiche a partire da un unico punto di vista ovvero quello in cui la visione dell'infilata delle sue tre stanze si offre in un sol colpo. L'attraversamento di questo punto d'osservazione ha dunque, di volta in volta, immerso i visitatori all'interno di una riflessione sulle prospettive ancora aperte dalla cornice fisica e sociale della galleria, cercando di definirne il ruolo in merito alla produzione artistica contemporanea


Un momento di ragionamento critico e condiviso sui processi e i luoghi del sistema dell'arte che ha portato a raccogliere testimonianze, testi, dialoghi e approfondimenti. Il risultato è un diverso avvicinamento da parte del pubblico alle ricerche degli artisti, attraverso nuove modalità di partecipazione alla vita dello spazio, che verranno riproposte occasionalmente anche nel 2020 alla ripresa delle più tradizionali attività espositive. Visto da qui diventa parte integrante delle processualità adottate dalla galleria, insieme alle nuove collaborazioni attivate sul territorio.
Uscire fuori dai propri confini architettonici, con progetti dedicati alla città di Napoli, ha infatti arricchito di complessità ed interpretazione molte delle ricerche proposte, in un'azione critica capace d'investire tanto le opere quanto il contesto. Allo stesso modo, restare all'interno della galleria può cambiarne il segno in maniera significativa.
L'intervento progettato da Marco Raparelli in questa occasione segue la direzione dello spiazzamento e profana definitivamente il modello "white cube".
Lo spazio si trasforma per una sera in un locale della scena underground urbana, un luogo che potrebbe trovarsi in molte grandi città internazionali, abitato da una comunità nomade, creativa e digitale. Una performance che, attraverso un dj set tenuto dall'artista su una propria installazione, vuole stigmatizzare e al contempo fare il verso in maniera scanzonata alle modalità con cui la contemporanea scena artistica vive la propria dimensione sociale, talvolta cedendo perfino alla tentazione dell'omologazione culturale.

Running the Fiels, 2019, installazione, disegni, suono, dimensioni variabili
Andata, 2012, inchiostro di china su carta cotone, cm 55,5 x 76,5
Ritorno, 2012, inchiostro di china su carta cotone, cm 55,5 x 76,5